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ARCHIVIO STORICO

Pensiamo che qualsiasi movimento sociale per rimanere vivo debba conservare il proprio patrimonio storico. Non c'è futuro senza conoscenza del passato. Per questo abbiamo deciso di dar vita ad un "archivio storico" digitale in cui raccogliere tutto il materiale sulle lotte condotte dalla nostra classe. Episodi noti e non, echi di scioperi memorabili, brani di risoluzioni importanti, scorci di Congressi mondiali, il tutto per contribuire alla formazione di un ambiente di classe.

ULTIMI ARTICOLI PUBBLICATI

  • Miscellanea (arch. stor.)

    In una lettera intervista sul Giornale della sera di Napoli, Enrico Leone da il suo giudizio sul recente Congresso socialista. Vi è luogo a riflettere, in essa, anche per chi ancora non fosse desenchantè sul "radicalismo" del vecchio teorico del sindacalismo, che pure va considerato con ben altro rispetto di quelli che dal movimento sindacalista di alcuni anni addietro sono passati alle peggiori invenzioni politiche – anzi proprio la serietà dell'autore delle dichiarazioni di cui si tratta fornisce la migliore prova della inconsistenza rivoluzionaria di ogni concezione sindacalista.

    Con accenni di sincerità Enrico Leone esprime tutta la sua sfiducia nelle funzioni dei Congressi di partito e ripete la obiezione sindacalista contro la stessa funzione del partito politico dal punto di vista classico e proletario, vana logomachia demagogica quella dei teatrali congressi come questo di Milano; mentre il proletariato vive la sua storia entro i confini della economia con la costituzione "antipolitica" del suo movimento sindacale. Una influenza di questo il Leone vuole ravvisare nell'effetto che secondo lui ha pure avuto il solo fatto di richiamarsi alla classe proletaria, sul partito socialista, trattenendolo da quella che sarebbe la logica conclusione dell'avere accettato la funzionalità politica e parlamentare: ossia la partecipazione alla politica di governo.

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  • Miscellanea (arch. stor.)

    Un punto fermo dell'analisi marxista della società e del sistema di produzione borghese deve ormai essere considerato il fatto che l'intervento e il controllo dello Stato nell'economia non solo non rappresenta una frattura nelle leggi fondamentali dell'economia capitalistica, ma è il portato naturale ed inevitabile di tutto il suo sviluppo storico, e che quest'intervento può spingersi fino all'eliminazione della forma giuridica della proprietà privata individuale dei mezzi di produzione non solo senza eliminare, ma al contrario potenziando, quello che è il dato fondamentale del sistema di produzione capitalistico: lo sfruttamento del lavoro umano attraverso l'appropriazione del plusvalore.

    Tutta l'economia capitalistica nel periodo successivo alla prima guerra mondiale si è orientata verso forme generalizzate di intervento e di controllo statale, e l'esperimento totalitario nazifascista ha, allo stesso modo dell'esperimento americano del New Deal, assolto la funzione di permettere e favorire l'accumulazione capitalistica e di controbilanciare le forze determinanti della caduta tendenziale del saggio del profitto in una fase caratterizzata dal succedersi di violente crisi economiche e perciò dalla ricorrente minaccia di altrettanto violente crisi sociali.

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  • Miscellanea (arch. stor.)

    Ieri

    Dal tempo fascista si è fatto gran discorrere di "corporativismo", di sistemi di rappresentanza delle professioni e degli interessi sociali, di organi dello Stato fondati su questo criterio. È interessante che dopo caduto il fascismo quei gruppi stessi che nel succedergli si atteggiarono a seppellitori e distruttori di ogni sua vestigia, ritornano tuttavia con insistenza alla richiesta di continuare a ricostruire molti degli organi di quel sistema sociale come i Consigli del lavoro e della economia.

    Il corporativismo e la repubblica delle professioni non li avevano certo inventati i fascisti, ed oltre a costituire antichissime idee e modelli storici o utopistici di società, in epoca recente, e con la confluenza di tendenze spurie ma talvolta vivaci del movimento proletario, erano stati elevati a programma, prima che nella Carta del lavoro di Mussolini (che per lo meno come stesura di pezzo letterario sovrasta di molto le stenterellesche articolazioni della attuale carta costituzionale postfascista), dai dannunziani, per non citar che un esempio tra tanti, della costituzione del Carnaro.

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  • Lotte operaie anni '50

    Ieri

    Da decenni e decenni i marxisti radicali considerano come caratteristica centrale della direzione "farisea" del moto operaio il porre a supremo scopo la lotta perché la politica dello Stato, dai periodi di leggi eccezionali e repressioni di polizia, rientri nella "legalità normale e costituzionale".

    "Costringere il potere esecutivo a rientrare nella costituzione" - "abolire le misure liberticide e creare nel paese una reale distensione" - sono di questo calibro le consegne centrali che si possono leggere, in questo equinozio di primavera del 1950, sui giornali che si professano i continuatori della politica di classe tracciata dal marxismo da più di un secolo, che pretendono di seguire la linea che va dal Manifesto dei Comunisti a Stato e Rivoluzione.

    In fatto, anzitutto, come dicono i legulei, è poi eccezionale per il tempo borghese l'uso della forza di polizia e della repressione armata? Vi sono stabili e duraturi esempi di atmosfera di tolleranza e di distensione, di lotta nell'ambito della legalità? Che da tali periodi abbia guadagnato la causa del proletariato e del socialismo, o la causa nemica, è un'altra questione, e la risposta è parimenti negativa per il marxismo radicale. La classica polemica di Lenin e di Trotzky sul terrorismo contro Kautsky e tutti gli altri rinnegati, ha stabilito abbastanza che si debba pensare del forse unico esempio di lotta di classe tiepida, quello che va, per la Germania, dalla fine delle leggi eccezionali al voto per la guerra kaiserista, in cui la grande sozialdemokratie perse tutto, ed anche l'onore. Un quarto di secolo: 1890 - 1914. L'apparenza di una vittoria vantata proletaria, la realtà della più disastrosa e vergognosa ritirata. Sulle lezioni di questo bilancio si fondò tutta la costruzione rivoluzionaria del bolscevismo, del leninismo e della Terza Internazionale di Mosca.

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  • Miscellanea (arch. stor.)

    Prima parte

    I molteplici problemi che solleva la questione sindacale non si prestano ad una classificazione semplicistica del tipo di quella che è stata sovente impiegata nel movimento operaio - spiccatamente in quello italiano - e che partiva da considerazioni di topografia sociale. L'analisi di un'agitazione era fatta in base alla determinazione della sua natura e se la bussola indicava che l’ago si orientava verso lo zenit politico, il partito socialista era automaticamente chiamato ad assumerne la direzione, mentre la Confederazione si limitava ad appoggiarlo; nel caso contrario il ruolo si invertiva. Questa discussione sul sesso dell'"angelo sociale", se politico od economico, ha avuto un'illustrazione tragica e comica nello stesso tempo quando, nel Settembre 1920, al momento in cui i proletari italiani avevano occupato le fabbriche, il consesso comune del Partito Socialista e della Confederazione del Lavoro mostrava che alla testa di quel movimento rivoluzionario si trovavano non i militanti che deliberano sull’idoneità dei mezzi da impiegare per rompere il nodo gordiano che lega il proletariato alla borghesia, ma i mozzorecchi che cianciano sui diritti rispettivi dei due organismi a rivendicare la "proprietà" della agitazione.

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