chicago86

Lotte operaie anni '50

Unità di regia di uno sciopero

A proposito dei grandi scioperi francesi avevamo osservato come essi denunciassero una situazione di crisi profonda che non era propria soltanto della Francia ma investiva tutta l'Europa. Lo sciopero generale in Italia lo conferma in un doppio senso: in quanto prova come siano estesi il malessere economico e l'inquietudine sociali, e in quanto tradisce la preoccupazione della classe dominante di prevenire lo scoppio di agitazioni incontrollate prendendone essa stessa, unitariamente, l'iniziativa.

In Francia, l'ordine di sciopero era partito, in origine, dai sindacati di affiliazione democristiana. In Italia, l'iniziativa, anch'essa ispirata dai sindacalisti della D.C., si è tradotta in un'organizzazione e direzione collegiale dello sciopero da parte delle tre centrali sindacali. Si ha cosi l'apparente paradosso di uno sciopero diretto congiuntamente dai sindacati che si muovono sotto l'influenza diretta del Partito di governo, rappresentante generale degli interessi della classe dominante, dai sindacati controllati da Partiti fiancheggiatori del governo, e dai sindacati che, per la loro affiliazione socialcomunista, dovrebbero rappresentare l'opposizione alla politica governativa.

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Piombino

In un silenzio quasi generale, Piombino continua ad essere teatro di lotte e agitazioni violente. Sciopero di 48 ore il 19 febbraio, scontri fra dimostranti e polizia il 21, con feriti e contusi, arresto il 22 degli otto operai licenziati, arresti ancora nei giorni successivi. La catena continua.

È evidente che la situazione del grande centro siderurgico non può risolversi localmente, perché è legata a tutto il problema della siderurgia italiana e, di là da questo, al problema della politica economica della classe dominante. Ora la C.G.I.L. non può né portare la lotta sul piano nazionale né impostarla su un piano di classe e di rivendicazioni socialiste: se lo facesse, romperebbe il blocco locale "di tutti gli strati cittadini" e rinuncerebbe (e non può rinunciarvi) alla sua politica generale di unione nazionale, di difesa della "nostra" industria e di legalità democratica.

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Nel ginepraio dell'opportunismo

Gli opportunisti e i traditori del movimento operaio, passati dal ter­reno di classe a quello della conciliazione fra le classi prima, e dell'asservimento diretto alla classe opposta poi, sono inesorabilmente costretti a riflettere, nelle loro po­sizioni "di battaglia", le contraddi­zioni e le perplessità del meccani­smo capitalistico. Esprimono anzi, meglio ancora dei rappresentanti espliciti della classe dominante, i contrasti interni del sistema.

Prendete per esempio l'atteggia­mento degli stalinisti di fronte al Piano Schuman, da noi commentato in esaurienti articoli sulla siderur­gia. Affittatisi alla difesa dell'indu­stria nazionale, essi hanno dovuto, per logica conseguenza, far propria la causa della siderurgia e abbrac­ciarne la classiche tesi autarchiche, protezionistiche e succhione: nella fattispecie, opporsi alla creazione di un mercato unico europeo, danneggiante gli interessi di una in­dustria fondata sullo sfruttamento di un mercato interno irto di bar­riere doganali. Già qui la contraddittorietà della loro posizione appa­riva chiara: pretendevano, difen­dendo l'attuale impianto della si­derurgia italiana, di difendere il lavoro di centinaia di migliaia di lavoratori; nello stesso tempo, ne invocavano la razionalizzazione e si facevano banditori dell'aumento della produttività, con la conseguen­za di restringere le possibilità di la­voro appunto degli operai siderur­gici.

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I lavoratori del marmo venduti agli industriali

Come è avvenuto e avviene a rotazione in tutte le categorie operaie, i lavoratori del marmo, dopo le interminabili trattative condotte dalle diverse organizzazioni sindacali su scala provinciale e nazionale, erano scesi in lotta aperta con uno sciopero generale ad oltranza per ottenere il rinnovo del contratto nazionale e un aumento del 10% sul salario (del tutto insufficiente per fronteggiare il continuo rialzo del costo della vita) e migliorare le loro poco invidiabili condizioni di vita.

La dichiarazione di sciopero generale, accolta con entusiasmo da tutti i cavatori d'Italia, è stata particolarmente sentita nei bacini marmiferi di Carrara e della Versilia, dove questi proletari hanno una tradizione di lotte memorabili condotte sempre con vigoria ed accanimento. Sopraluoghi fatti da noi a Carrara, Querceta, Pietrasanta, Seravezza, La Spezia, ci hanno permesso di constatare la riuscita completa dello sciopero e la volontà indomabile degli operai di strappare una nuova vittoria contro i "baronetti del marmo" nella stagione in cui essi vanno a villeggiare nelle comode spiagge versiliesi e fanno i bagni d'acqua e di sole, mentre i cavatori non conoscono che interminabili bagni di sudore.

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Democrazia - Il sapore della vittoria elettorale

I partiti cosiddetti di sinistra hanno diffuso tra gli operai la convinzione che i saturnali schedaioli del 7 giugno abbiano segnato una travolgente vittoria… proletaria, e chi vive in fabbrica sa l'euforia da cui, sotto il martellamento della propaganda, molti lavoratori sono stati presi.

Ben altra lezione ne hanno tratta, tuttavia, gli industriali. A Torino, la direzione della R.I.V., con foglio istruzioni 0140, ha annunciato il licenziamento di operai in base "alla fedeltà e attaccamento alla azienda", ai "precedenti disciplinari", al "buon rendimento", alla maggiore o minore assenza dal lavoro e ad "ogni elemento di informazione" di cui essa disponga, e ha proceduto a sollecitare, per intanto, le "volontarie" dimissioni di elementi ammalati.

La commissione interna protesta.

"I lavoratori della R.I.V. – scrive 11 il '7B' – vedono che la Ditta non tiene conto della nuova [!] situazione generata dal voto popolare del 7 giugno, che ha sconfitto il governo delle leggi antisindacali, polivalente e della truffa; essi vogliono perciò che la Direzione si adegui [sic!] alle nuove prospettive e non accetteranno che si instauri una specie di legge polivalente alla R.I.V. come sarebbe lo schedamento dei dipendenti e la minaccia per tutti gli indesiderati".

Già, già: vittoria del voto popolare di cui la Direzione… non tiene conto. Strano, vero? Non solo la classe padronale non si tiene sconfitta, ma procede spedita per la sua strada. I vincitori s'inchinano ai… vinti.

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