chicago86

Trappole sindacali

Ravenna, novembre

Un gesto che va segnalato ad onore degli operai e a vergogna dei cosiddetti "rappresentanti sindacali dei lavoratori" è quello dei lavoranti del legno, scesi in sciopero contro il parere dei sindacati per la rivendicazione di un aumento di salario di L. 15 orarie, e rimasti compatti sulla breccia per 15 giorni malgrado le pressioni dei soliti pompieri. La risposta a questo gesto "inconsulto" fu, da parte sindacale, l'affermazione che i contratti nazionali (alla cui elaborazione gli operai non hanno partecipato, e che i funzionari delle varie centrali sindacali hanno loro imposto) dovevano essere rispettati perché non ancora giunti a scadenza: lo sciopero, per lor signori, era quindi illegale, e male avevano fatto i lavoratori a violare la maestà suprema della legge per difendere le loro ragioni di vita.

Abbandonati a se stessi, i lavoranti del legno hanno infine dovuto cedere alle manovre delle molteplici Camere del Lavoro, e tornare in fabbrica contro la promessa di un aumento di L. 7 a partire dal 1958. Esattamente meno della metà della loro richiesta, e a data da… venire! Per chi non fosse ancora convinto, dopo tante esperienze, della funzione anti-operaia e rompi-sciopero di questi organismi che si vantano proletari, è sperabile che almeno quest'ultima lezione serva ad aprire gli occhi. Si stupiranno essi che, piangendo la morte del super-bonzo sindacale don Peppino Di Vittorio, Luigi Einaudi abbia reso omaggio al fatto che egli patrocinasse "la causa dei lavoratori non solo nell'interesse di questi ma anche in quello della comunità nazionale"?

Quando si lavora anche nell'interesse della comunità nazionale, si va contro quello degli operai: è l'abc della lotta di classe!

Il Corrispondente

Il programma comunista n°22 del 1957

Ravenna, novembre


Un gesto che va segnalato ad onore degli operai e a vergogna dei cosiddetti "rappresentanti sindacali dei lavoratori" è quello dei lavoranti del legno, scesi in sciopero contro il parere dei sindacati per la rivendicazione di un aumento di salario di L. 15 orarie, e rimasti compatti sulla breccia per 15 giorni malgrado le pressioni dei soliti pompieri. La risposta a questo gesto "inconsulto" fu, da parte sindacale, l'affermazione che i contratti nazionali (alla cui elaborazione gli operai non hanno partecipato, e che i funzionari delle varie centrali sindacali hanno loro imposto) dovevano essere rispettati perché non ancora giunti a scadenza: lo sciopero, per lor signori, era quindi illegale, e male avevano fatto i lavoratori a violare la maestà suprema della legge per difendere le loro ragioni di vita.


Abbandonati a se stessi, i lavoranti del legno hanno infine dovuto cedere alle manovre delle molteplici Camere del Lavoro, e tornare in fabbrica contro la promessa di un aumento di L. 7 a partire dal 1958. Esattamente meno della metà della loro richiesta, e a data da… venire! Per chi non fosse ancora convinto, dopo tante esperienze, della funzione anti-operaia e rompi-sciopero di questi organismi che si vantano proletari, è sperabile che almeno quest'ultima lezione serva ad aprire gli occhi. Si stupiranno essi che, piangendo la morte del super-bonzo sindacale don Peppino Di Vittorio, Luigi Einaudi abbia reso omaggio al fatto che egli patrocinasse


"la causa dei lavoratori non solo nell'interesse di questi ma anche in quello della comunità nazionale"?


Quando si lavora anche nell'interesse della comunità nazionale, si va contro quello degli operai: è l'abc della lotta di classe!


Il Corrispondente

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