chicago86

Democrazia - Il sapore della vittoria elettorale

I partiti cosiddetti di sinistra hanno diffuso tra gli operai la convinzione che i saturnali schedaioli del 7 giugno abbiano segnato una travolgente vittoria… proletaria, e chi vive in fabbrica sa l'euforia da cui, sotto il martellamento della propaganda, molti lavoratori sono stati presi.

Ben altra lezione ne hanno tratta, tuttavia, gli industriali. A Torino, la direzione della R.I.V., con foglio istruzioni 0140, ha annunciato il licenziamento di operai in base "alla fedeltà e attaccamento alla azienda", ai "precedenti disciplinari", al "buon rendimento", alla maggiore o minore assenza dal lavoro e ad "ogni elemento di informazione" di cui essa disponga, e ha proceduto a sollecitare, per intanto, le "volontarie" dimissioni di elementi ammalati.

La commissione interna protesta.

"I lavoratori della R.I.V. – scrive 11 il '7B' – vedono che la Ditta non tiene conto della nuova [!] situazione generata dal voto popolare del 7 giugno, che ha sconfitto il governo delle leggi antisindacali, polivalente e della truffa; essi vogliono perciò che la Direzione si adegui [sic!] alle nuove prospettive e non accetteranno che si instauri una specie di legge polivalente alla R.I.V. come sarebbe lo schedamento dei dipendenti e la minaccia per tutti gli indesiderati".

Già, già: vittoria del voto popolare di cui la Direzione… non tiene conto. Strano, vero? Non solo la classe padronale non si tiene sconfitta, ma procede spedita per la sua strada. I vincitori s'inchinano ai… vinti.

Ma ci credono, poi, gli attivisti confederali e del P.C.I., alla "vittoria"? Sentite il linguaggio da vincitori che usano con la direzione:

"Le maestranze hanno già espresso la propria volontà affinché… la ditta si metta sulla strada giusta, che è quella della collaborazione e comprensione"!

I vincitori chiedono collaborazione e comprensione ai vinti; e i vinti se ne strafottono. È questo, dunque, il succo della vittoria? È così che la scheda ha debellato il nemico? I proletari della R.I.V. facciano il bilancio, e si chiedano se la "truffa" non fosse per caso (e non continui ad essere) quella dei loro dirigenti parlamentari, democratici, legalitari, collaboratori: la truffa delle elezioni presentate come armi di difesa e di offesa della classe operaia. La stessa esperienza è stata fatta dai proletari di Piombino, dove la Magona si è riaperta con un esiguo numero di operai e senza riammettere i 2000 ex-occupanti.

Dai "bei sogni" elettorali ci si risveglia sempre con la bocca amara.

il programma comunista n°13 del 1953

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