chicago86

ARCHIVIO STORICO

Pensiamo che qualsiasi movimento sociale per rimanere vivo debba conservare il proprio patrimonio storico. Non c'è futuro senza conoscenza del passato. Per questo abbiamo deciso di dar vita ad un "archivio storico" digitale in cui raccogliere tutto il materiale sulle lotte condotte dalla nostra classe. Episodi noti e non, echi di scioperi memorabili, brani di risoluzioni importanti, scorci di Congressi mondiali, il tutto per contribuire alla formazione di un ambiente di classe.

Fuori i soldi per il resto sbrigatevela voi

Da Rosso, giornale dentro il movimento (20 dicembre 1975)

rosso-1975-per-il-resto-immNapoli - il movimento dei disoccupati organizzati

I disoccupati organizzati hanno scelto di nuovo la linea della lotta violenta nelle strade.

Il 29 novembre saputo dell'accordo truffa sul collocamento, i disoccupati hanno risposto con blocchi stradali per tre giorni in diversi punti del centro cittadino, sino agli scontri in piazza Mazzini: gomme bruciate, pullman dirottati ed usati come barricate, sassi contro la celere che risponde sparando con pistole e raffiche di mitra. È dentro i fatti degli ultimi giorni che si vede il salto compiuto dal movimento negli ultimi sei mesi. Dopo la fase della rabbia spontanea e disorganizzata, nella settimana rossa di lotta i disoccupati scelgono il terreno della violenza organizzata come forma di lotta di massa.

Oggi, dunque, in concomitanza con lo scontro per i contratti nelle fabbriche a Napoli, il movimento dei Disoccupati Organizzati si prepara ad una resa dei conti con il padrone, lo stato. C'è chi si meraviglia della realtà del movimento dei disoccupati; in realtà a Napoli i cosiddetti emarginati sono impiegati in decine di attività produttive come il lavoro precario nelle ditte (edili ed alimentari), il lavoro a domicilio, il lavoro, in piccole imprese integrate (scarpe ecc.), lavoro nero. Lavoro o no vogliamo campare; questo è il bisogno che c'è nella lotta dei disoccupati oggi: una vita decente senza subire il ricatto del lavoro.

Non si tratta ora di esaltare un movimento, che, come in passato, dopo momenti duri di scontri è rifluito sul binario morto delle marce e delle tende per il lavoro. La contraddizione fra chi vuole lavoro e chi pratica la lotta per il salario garantito è tuttora aperta nel movimento dei Disoccupanti Organizzati. Su questa siamo molto chiari: o l'uso della propria forza si lega ad obbiettivi e forme di lotta che paghino o si rischia di parlare a nome di un movimento che va in un vicolo cieco.

Del resto la giunta di sinistra non garantisce livelli di occupazione ma solo la "moralizzazione della vita pubblica" e tende ad eliminare quelle sacche di reddito garantito dalle clientele elettorali per non creare una nuova sacca di reddito improduttivo che aggraverebbe il già fallimentare bilancio dell'amministrazione provinciale e comunale. PCI e sindacato si sono inseriti sempre su questa debolezza del movimento per riportarlo sui binari consueti delle lotte pacifiche e sempre perdenti. L'esempio più chiaro sono i 700 strappati con la lotta da Vico 5 santi. Il PCI e Democrazia Proletaria con una evidente manovra elettorale, in seguito agli scontri di piazza Dante, spingono i centri di potere legati alla DC, ad accettare l'assunzione dei 700, fuori dai meccanismi clientelari. Riformisti vecchi e nuovi mirano a sostituirsi alla DC nel meccanismo di assegnazione dei posti, cioè nella ristrutturazione del mercato del lavoro. È di quésti giorni la "grande vittoria" sbandierata dalla maggioranza del Consiglio dei delegati dei Disoccupati Organizzati sulla riforma del collocamento che prevede un nuovo centro meccanografico ed una nuova graduatoria generale.

Di fronte ai proletari disoccupati che chiedono un salario che comunque garantisca loro una vita decente, Pci, sindacato e giunta di sinistra fanno questo discorso: "volete campare? Bene! però dovete piegarvi al ricatto di dover lavorare per vivere, di piegarvi ad un qualsiasi lavoro".

La vertenza Campania non è neppure un polverone. In realtà non c'è neppure un posto di lavoro da contrattare.

Stato, padroni e sindacato lo dicono chiaramente: se vogliamo investire capitale lo facciamo per espellere lavoro e non per aumentare i posti nelle fabbriche. A parlare di miliardi sono rimasti soltanto i gruppi.

Oggi, per noi, proletari disoccupati si tratta di capovolgere tutto questo: i padroni sono disposti a darci i soldi pur di fermare la nostra lotta; allora noi vogliamo lottare per soddisfare i nostri bisogni con forme di lotta vincenti e che paghino subito. Vogliamo imporre il nostro Potere Proletario perchè siamo un settore di massa del proletariato. Due sono le cose che ci permettono di imporre il nostro programma di potere.

L'uso della violenza: lo abbiamo fatto in questi giorni:

blocchi stradali mobili, gruppi organizzati di compagni che hanno affrontato lo scontro con la polizia. Era stato già fatto il 29 settembre, quando dopo l'ennesimo bidone in prefettura furono spaccate le vetrine in via Roma piene di oggetti di lusso.

L'appropriazione: per noi imporre il Potere Proletario significa accettare la provocazione del padrone che ci mette davanti case di lusso sfitte, supermercati pieni di viveri a caro prezzo, che vorrebbe farci pagare a prezzo aumentato luce acqua gas telefono, che mette in cassa integrazione e chiude le fabbriche mentre i disoccupati si organizzano.

A questo punto possiamo definire un programma di lotta per i prossimi mesi: sussidio garantito fino all'avviamento al lavoro; non pagamento di bollette (luce acqua ecc.), tasse, affitto, trasporti, autoriduzione dei prezzi dei generi di prima necessità; assistenza sanitaria gratuita.

In un programma operaio d'attacco va stabilito ogni rapporto tra chi lotta in fabbrica e i disoccupati. Si tratta di opporsi fermamente in fabbrica e fuori alla mobilità, ai licenziamenti, ai trasferimenti; di praticare forme di lotte che vanno verso la riduzione drastica della giornata lavorativa. 35 ore pagate 40 significa per l'Italsider la 5a squadra, la possibilità anche minima di nuovi posti; si tratta di trovare nelle lotte di appropriazione la capacità di organizzare operai e disoccupati sul territorio.

Disoccupati delle liste zero uno

Share |
e-max.it: your social media marketing partner

Altri articoli archivio storico

Miscellanea (arc. stor.)

Lotte operaie anni '50

operai che prendono il treno

Lotte operaie anni '60-'70

Lavoro Zero

Rivolta di Corso Traiano

corso_traiano

Scontri di Piazza Statuto

piazza_statuto

La Classe

La Classe n°1La Classe n°2La Classe n°3La Classe n°4La Classe n°5La Classe n°6

You are here: Archivio Storico

News archivio storico

News lotte in corso

News dal ventre della balena

  • 1
  • 2
  • 3

News feedback