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Lotte operaie anni '60-'70

La Classe

La Classe

Pubblichiamo in formato pdf la serie completa de "La Classe". Il giornale "delle lotte operaie e studentesche" durò appena tre mesi con i suoi tredici numeri usciti tra il maggio e l'agosto del 1969. Ebbe tuttavia una grossa importanza, collocandosi in una fase politica cruciale: i temi che vengono trattati vanno dal rifiuto del lavoro all'organizzazione dell'autonomia operaia passando per le lotte alla Fiat. Nel convegno nazionale delle avanguardie operaie e studentesche, tenutosi nel luglio del '69, vennero a galla le profonde differenze tra il gruppo de "La Classe" e il Potere Operaio pisano, che darà poi vita a "Lotta Continua". Dopo l'estate il giornale cessò le sue pubblicazioni e confluì nella fondazione di Potere Operaio.

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Crisi disoccupazione sviluppo

Da Lavoro Zero, numero 2/3 giugno 1976

crisi disoccupazione sviluppoDISOCCUPAZIONE: UNA TENDENZA GENERALE?
Il modo violento con cui il capitale adopera lo strumento della crisi per modificare e sconvolgere la struttura e la composizione di classe pone all'analisi politica una serie di questioni fondamentali: a) qual'è la lettura operaia dei fenomeni in atto nel mercato della forza-lavoro (restringimento della base produttiva diretta, allargamento dei settori a lavoro precario, consolidarsi della struttura del lavoro marginale, esplosione della disoccupazione giovanile, femminile ed intellettuale)? b) lo sviluppo delle forze produttive comporta come tendenza l'allargamento o il restringimento delle base produttiva?
Valido punto di partenza nell'affrontare simili questioni è la lettura, di quelle che per Marx erano le tendenze nei movimenti del capitale rispetto al mercato della forza-lavoro (come vedremo in seguito la tendenza si è fatta stato presente delle cose).
Conseguenza dello sviluppo delle capacità produttive del capitale è la diminuzione del tempo di lavoro necessario (equivalente in termini di valore ai beni necessari alla conservazione e riproduzione dell'operaio) e quindi l'aumento del tempo supplementare di lavoro (o pluslavoro).

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Disoccupati

Da Lavoro Zero, numero 2/3 giugno 1976

giugno76-disoccupatiUN PERCORSO DI ORGANIZZAZIONE PER IL COMUNISMO

Nel numero precedente del giornale abbiamo tentato di cogliere la TENDENZA PRINCIPALE che si afferma nei processi di modificazione del mercato della forza lavoro, attraverso una lettura politica della crisi.
Individuati i contorni oggettivi dell'area del lavoro precario come terreno di organizzazione per il Capitale di un «nuovo modo di lavorare», vogliamo ora ripercorrere le articolazioni ed i passaggi di tale progetto. C'è l'esigenza di metterne a nudo i meccanismi di controllo, di anticipare le nuove forme di comando sulla classe, di rovesciare l'oggettività della nuova composizione di classe che così si determina nella soggettività organizzata di un progetto politico comunista che attraversi per linee interne il territorio della forza-lavoro.

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Fuori dell'acqua, non sulla spiaggia

Da Lavoro Zero, numero 2/3 giugno 1975

giugno76-fuori-dell-acquaIl discorso di questo numero di «Lavoro Zero» affronta le condizioni dello scontro di classe nella fase di chiusura dei contratti. Il problema preliminare è di fare chiarezza, dicendo che è primario il livello di classe, è secondaria la vicenda elettorale. Quali sono state le condizioni dei padroni per la chiusura dei contratti? Innanzitutto ha pesato la direttiva imperialistica di estrarre più lavoro a buon mercato dalla classe operaia in Italia. Questo era e rimane l'obiettivo. La sostanza delle manovre internazionali sulla lira è appunto questa. Restano confermate le linee-guida annunciate nell'ottobre del 1974 dal cancelliere tedesco Schmidt, kommissario-kapo dell'imperialismo USA per l'Europa: «Noi non dobbiamo salvare l'Italia, ma darle solo quel tanto di aiuto che le consenta di stare con la testa fuori dell'acqua, non sulla spiaggia. L'industria italiana deve rafforzarsi senza rincorrere il miraggio della diversificazione produttiva, perché in Europa dobbiamo realizzare una precisa divisione del lavoro».

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Contratto garantito

Da Lavoro Zero, numero unico in attesa di autorizzazione luglio 1975

Sarà bene dire subito che i contratti si giocheranno sul terreno del lavoro da garantire ai padroni. Per questo lo spauracchio dei licenziamenti e della cassa integrazione viene usato con tanta abbondanza. Per gli operai si tratta allora di verificare quali obiettivi e quale lotta potranno gestire per rifiutare ingabbiamenti sia sulla quantità che sulla qualità del lavoro.

Al primo posto c'è l'orario. ORARIO vuol dire quantità di lavoro, produttività e qualità della produzione. Forse per questo le bozze di piattaforme sindacali ne parlano poco, anzi di riduzione vera e propria non se ne parla. Nelle fabbriche invece la riduzione di almeno un'ora al giorno (le ormai note 35 ore in cinque giorni pagate 40) per i giornalieri e il salto al turno di 6 ore per chi è inserito nel ciclo continuo (con 6 persone addette per turno e per posto di lavoro) sono obiettivi precisi, realizzabili, da usare dentro e fuori la fabbrica.

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