chicago86

Lotte operaie anni '60-'70

La logica dei bonzi confederali

Abbiamo riassunto per sommi capi, nel numero scorso, i termini fondamentali delle "risoluzioni" uscite dal congresso della CGIL; ma il tema, dati anche gli sviluppi in sede legislativa che già si preannunziano, è destinato ad occuparci ancora per mesi.

Qual è stata, in fondo, la nota dominante del Congresso? Nulla di nuovo, d'accordo; nulla che ci stupisca dopo lunghi anni di precipizio verso il fondo di una palude senza avvenire; la riaffermazione, di anno in anno più esplicita, del chiodo ribadito con monotonia esasperante da gerarchi e gerarchetti, da rappresentanti "operai" e delegati governativi — il chiodo del "riconoscimento ufficiale" dei sindacati, non soltanto a parole, come "pilastri dell'ordinamento democratico", come tutori della carta costituzionale, come vestali dell'economia pubblica.

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Fiammelle nel buio

Viareggio

Nel grigiore in cui è immersa la lotta di classe in Italia, episodi anche piccoli vengono a confermare che, pur essendo il proletariato narcotizzato dalla legalità demo-piccolo-borghese, esso è vivo, può risvegliarsi, e lo fa quando si accorge che la soluzione dei suoi problemi non si trova né si potrà mai trovare nel "rispetto delle leggi".

Il grido lanciato a Viareggio da uno dei soliti segretari nazionali, il 1° Maggio: "i lavoratori sono disposti a far tutto ciò che la Costituzione permette per i loro diritti", grido lanciato ben sapendo che la Costituzione borghese non permette agli operai di fare nulla è caduto miseramente di fronte alla decisa azione degli addetti del calzaturificio Ippocampo, i quali hanno ancora una volta dimostrato a quei traditori che si scusano della loro ignavia addossandone la responsabilità ai proletari che questi non hanno perso il senso della strada giusta, l'unica valida che gli si apre davanti,"Gli operai non ci vengono dietro", si lamentano i sedicenti sindacalisti; ed è vero. Infatti gli operai, quando si muovono vanno avanti, mentre i dirigenti voltano loro le spalle per non vederli e piangono lacrime di coccodrillo sulle loro "intemperanze".

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Esemplare battaglia sindacale

Con vivo compiacimento pubblichiamo i volantini che nostri compagni di un centro della Versiglia hanno lanciato nel corso della loro attivissima partecipazione all'agitazione degli operai alimentaristi di una cooperativa di consumo e che possono servir di modello ad altre iniziative analoghe.

Nell'ultima riunione del personale di banco della Cooperativa di Consumo si è avuta una chiara visione di come la C.G.I.L., tradizionale organo di lotta della classe operaia, sia oggi dominata da opportunisti che con la loro politica tradiscono quotidianamente i lavoratori.

Gli operai della Cooperativa hanno riferito ai funzionari sindacali la loro situazione ed hanno manifestato il proposito di battersi a fondo per le loro rivendicazioni. I sindacalisti hanno risposto che la Cooperativa non è una azienda come tutte le altre e che gli operai devono ridurre le loro rivendicazioni per non incidere troppo sul suo bilancio. Per questi signori la Cooperativa è un ente morale benemerito, creato dai consumatori e dagli operai stessi. Gli operai sanno invece che da moltissimi anni la Cooperativa li truffa non solo giocando sulle qualifiche, ma rubando sugli inventari, sui pesi delle merci, sugli orari di lavoro, sulla gestione degli spacci; impone multe esose sugli orari e sui bollini; instaura nell'azienda un vero regime di polizia mandando ispettori fidati al posto di quelli locali, assume e licenzia a suo piacimento. A questa situazione i signori col sindacato credono di rimediare collaborando con il consiglio d'amministrazione e proclamando l'identità di interessi tra operai e datori di lavoro.

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Albo d'oro proletario

Se lo sciopero degli operai siderurgici americani è finito grazie al "paterno intervento di Nixon" - il quale, essendo candidato alla presidenza, aveva l'urgente interesse di guadagnarsi l'Oscar della conciliazione (l'accordo si è concluso con una parziale vittoria degli scioperanti: gli industriali pagano la prospettiva di avere un "presidente di destra", ma specializzato nei sorrisi a Kruscev), - i minatori del rame dell'International Union of Mine, Mill and Smelter Workers sono tornali al lavoro dopo uno sciopero che durava dalla metà di agosto, e durante il quale - lo ammette l'Economist - non una libbra di minerale è stata estratta, o, in altri termini, non v'è stato neppure un crumiro. Qui, i vantaggi salariali e contrattuali ottenuti sono il frutto non della calata dal cielo di un politicante o della "volontà di finirla" degli organizzatori, ma alla decisa volontà di lotta di "leader" e gregari insieme. Si è osservato che lo sciopero, scaturito da ragioni economiche, si incrociava con la agitazione in difesa di 14 organizzatori accusati di aver giurato il falso dichiarando di non far parte del partito comunista: questo processo, finito con un certo numero di condanne (la democrazia vale il fascismo), mirava in realtà a colpire attraverso una serie di intimidazioni il sindacato, ma la stessa rivista inglese riconosce che "dopo dieci anni di lotta per la vita contro altre organizzazioni [evidentemente più 'soffici', come dicono in America] che la credevano pronta a sfasciarsi, la Mine Mill conserva almeno i tre quarti dei 100.000 iscritti del 1950".

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L'Eccidio di Avola

avolaLunedì 2 dicembre 1968, Avola, sciopero generale. Uffici, banche, negozi, scuole, poste, cantieri, bar, circoli, è tutto fermo a causa dello sciopero a sostegno della lotta dei braccianti per il rinnovo del contratto di lavoro.
Gli studenti in corteo raggiungono la statale 115, dove i braccianti hanno organizzato blocchi stradali. Il prefetto, D'Urso, comunica al sindaco socialista di Avola, Giuseppe Denaro, l'imminente intervento della polizia da Catania, per rimuovere i blocchi, e verso le 11 il contingente della Celere catanese giunge nei pressi del bivio Lido di Avola. La situazione precipita: inutile la mediazione del sindaco con il prefetto.
Ore 14, i commissari di polizia, con indosso la sciarpa tricolore, ordinano la carica: tre squilli di tromba e inizia il lancio dei lacrimogeni. I braccianti cercano riparo; alcuni lanciano sassi. Il vento spinge il fumo dei lacrimogeni contro la stessa polizia: è allora che gli agenti aprono il fuoco contro i braccianti. Un inferno che durerà circa mezz'ora. Alla fine, Piscitello, deputato comunista, raccoglierà sull'asfalto più di due chili di bossoli.

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