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Disoccupati

Da Lavoro Zero, numero 2/3 giugno 1976

giugno76-disoccupatiUN PERCORSO DI ORGANIZZAZIONE PER IL COMUNISMO

Nel numero precedente del giornale abbiamo tentato di cogliere la TENDENZA PRINCIPALE che si afferma nei processi di modificazione del mercato della forza lavoro, attraverso una lettura politica della crisi.
Individuati i contorni oggettivi dell'area del lavoro precario come terreno di organizzazione per il Capitale di un «nuovo modo di lavorare», vogliamo ora ripercorrere le articolazioni ed i passaggi di tale progetto. C'è l'esigenza di metterne a nudo i meccanismi di controllo, di anticipare le nuove forme di comando sulla classe, di rovesciare l'oggettività della nuova composizione di classe che così si determina nella soggettività organizzata di un progetto politico comunista che attraversi per linee interne il territorio della forza-lavoro.

Non si tratta di ricercare nuovi livelli di unità tra disoccupati ed occupati, su cui il riformismo operaio già da tempo cerca inutilmente di affermare l'egemonia del «ceto operaio» che si fa garante dello sviluppo delle forze produttive, ma di affermare politicamente ed organizzativamente l'egemonia di quella figura di « operaio sociale», prodotto attuale del processo di socializzazione del lavoro vivo nel territorio, come elemento emergente di comportamenti ed istanze comuniste contro il lavoro sociale, di affermare l'egemonia della fabbrica sociale nel processo di ricomposizione di classe. È contro questo processo che si affilano le armi dell'iniziativa capitalista e del riformismo: la circolazione delle lotte va battuta là dove si irrigidisce il comportamento e la riproduzione della nuova figura sociale di operaio.
L'assenteismo, l'uso operaio del secondo lavoro, le forme di reddito garantite dall'assistenza statale, i disoccupati come figura politica antagonista sono i nodi da sciogliere per un programma di prevenzione e regolamentazione dei comportamenti di classe.
Da un lato si afferma la necessità di realizzare il circuito di valorizzazione delle merci aumentando la capacità di comando sull'erogazione di lavoro non pagato sviluppando la massa di lavoro vivo impiegata, dall'altro di fornire un consenso ed un volto operaio alla ripresa del saggio di profitto.
Nel primo caso si impone la centralità dello stato come figura di comando produttiva, nel secondo il partito ed il sindacato come figura di comando sociale e politico. Entrambe queste figure si rincorrono sul piano della mediazione per imprimere il proprio segno ai passaggi istituzionali che definiscono i nuovi contorni del mercato della forza-lavoro.
Lo stato approva la legge per l'avviamento al lavoro dei giovani, nel tentativo di anticipare la ricomposizione politica dell'area del lavoro precario, il sindacato propone la regolamentazione del lavoro nero per colpire l'assenteismo di fabbrica, il partito si batte contro l'allargamento dell'area «assistita» dallo stato per imporre la mobilità sociale..
Contro questo gioco delle parti si scontra il movimento dei «disoccupati organizzati», punta emergente di un iceberg politico.
Un filo rosso attraversa l'iniziativa dei «disoccupati organizzati» di Napoli con quelli di Roma, le lotte del «proletariato giovanile» di Milano, con l'operaio delle boite di Torino, configurandole come iniziative contro lo stato-crisi che regola le condizioni generali della laboriosità sociale.
Per sviluppare il dibattito politico su questi temi abbiamo in questo numero una serie di materiali di analisi:
- un metodo di lettura della nuova composizione sociale di classe.
- Alcune esemplificazioni delle prime iniziative di aggregazione nell'area del lavoro precario in via di realizzazione nella provincia di VE.

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