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Miscellanea (lotte operaie)

Fuori i soldi per il resto sbrigatevela voi

Da Rosso, giornale dentro il movimento (20 dicembre 1975)

rosso-1975-per-il-resto-immNapoli - il movimento dei disoccupati organizzati

I disoccupati organizzati hanno scelto di nuovo la linea della lotta violenta nelle strade.

Il 29 novembre saputo dell'accordo truffa sul collocamento, i disoccupati hanno risposto con blocchi stradali per tre giorni in diversi punti del centro cittadino, sino agli scontri in piazza Mazzini: gomme bruciate, pullman dirottati ed usati come barricate, sassi contro la celere che risponde sparando con pistole e raffiche di mitra. È dentro i fatti degli ultimi giorni che si vede il salto compiuto dal movimento negli ultimi sei mesi. Dopo la fase della rabbia spontanea e disorganizzata, nella settimana rossa di lotta i disoccupati scelgono il terreno della violenza organizzata come forma di lotta di massa.

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Tribuna operaia: M.O.F. uno sciopero "illegale"

Lo sciopero della settimana scorsa, organizzato da un gruppo di operai del MOF, per rispondere alle rappresaglie messe in atto dalla direziono dell'Oscar, costituisce anche la prima risposta operaia alla politica di collaborazione condotta da tutti i sindacati. Lo sciopero è stato organizzato da un gruppo di operai della FIOM, decisi a dare un taglio alla spirale di dominio dei capi aziendali e dal vergognoso asservimento dei burocrati sindacali a questa politica dell'azienda.

Alcuni si saranno chiesti il perchè di questa decisa rottura coi sindacati ed in particolare con la FIOM, qualche sindacalista andrà insinuando in mala fede che questa azione è stata dettata da gruppi estranei al sindacato; la risposta a queste domande e insinuazioni esce chiaramente dalla storia dei fatti precedenti questa azione di lotta.

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Da "Collegamenti" n. 7 - giugno '75

La pressione per ridurre l'orario di lavoro è uno degli assi portanti della lotta di classe da più di un secolo.

La prima azione collettiva del proletariato di un'intera nazione fu la lotta degli operai inglesi contro il tentativo capitalista di estendere la durata del lavoro oltre le possibilità fisiche degli operai e di far lavorare in fabbrica i ragazzi. Su questo terreno iniziativa operaia e ristrutturazione capitalista si sono intrecciate strettamente in una lotta accanita.

L'impossibilità per i capitalisti di aumentare il plus-valore assoluto (derivante dall'estensione quantitativa della giornata di lavoro) li ha spinti ad aumentare quello relativo (sviluppando la produttività del lavoro). E per ottenere ciò il capitale è stato costretto ad accelerare il processo di meccanizzazione prima e di automazione poi della produzione.

L'introduzione della catena di montaggio è strettamente legata alla giornata di 8 ore, l'operaio non poteva ormai reggere per un periodo superiore alla tensione nervosa e all'usura fisica derivante dalla parcellizzazione del lavoro, dall'aumento dei ritmi, dalla nocività.

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Lotta di fabbrica e lotta di quartiere

Vele_di_ScampiaQuesti testi sono apparsi su un numero speciale di "Collegamenti" del giugno 1974 dedicato al movimento delle occupazioni di case. Non ripubblichiamo la cronaca della lotta anche nella misura in cui l'ulteriore sviluppo del movimento delle occupazioni nel 1975 renderebbe necessario un lavoro di valutazione assai più approfondito che non ci interessa sviluppare in questa sede e aggiungiamo un ultimo testo di "Lutte de classe" come stimolo a riprendere una discussione sulla quale manca, oggi un punto di vista comune fra i compagni che pure hanno partecipato a questo tipo di esperienza con intenti identici. [tratto da "Crisi del capitale e esperienza autonoma di classe"]

NOTE SULLE LOTTE DI QUARTIERE (tratto da "Proletari Autonomi" del maggio-giugno 1972)

(Queste note sono parte di uno scritto con cui un militante di un gruppo che a Milano svolge lavoro di quartiere si dimette dallo stesso; perciò la situazione descritta è quella dei "nuovi grandi quartieri popolari" di Milano in cui lo scrivente ha svolto per cinque anni lavoro politico).

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Autonomia sociale o autonomia di classe

Circolo Rosa Luxemburg
Lunedì 20 Febbraio alle ore 21 DIBATTITO nella sede del circolo, Genova - Sampierdarena via Buranello 34/6

Nonostante la presenza di un forte schieramento di sinistra, il sindacato in Italia sta subendo la stessa trasformazione riscontrata negli altri paesi europei. Anche in Italia il Sindacato si subordina alla necessità del grande capitale di programmare il proprio sviluppo e con esso la componente principale, il salario, sì da mantenerlo ad un livello utile per lo sviluppo degli investimenti. In sostanza le forze capitalistiche chiamano tutte le altre forze sociali alla costruzione della "grande società" e il sindacato, in "rappresentanza" della classe operaia, aderisce a questo richiamo. Che cosa sia in prospettiva questa grande società lo si può vedere nella società americana e, immediatamente, negli accordi internazionali e nazionali, tendenti, a concentrare la grande industria europea.

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