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Tribuna operaia: M.O.F. uno sciopero "illegale"

Lo sciopero della settimana scorsa, organizzato da un gruppo di operai del MOF, per rispondere alle rappresaglie messe in atto dalla direziono dell'Oscar, costituisce anche la prima risposta operaia alla politica di collaborazione condotta da tutti i sindacati. Lo sciopero è stato organizzato da un gruppo di operai della FIOM, decisi a dare un taglio alla spirale di dominio dei capi aziendali e dal vergognoso asservimento dei burocrati sindacali a questa politica dell'azienda.

Alcuni si saranno chiesti il perchè di questa decisa rottura coi sindacati ed in particolare con la FIOM, qualche sindacalista andrà insinuando in mala fede che questa azione è stata dettata da gruppi estranei al sindacato; la risposta a queste domande e insinuazioni esce chiaramente dalla storia dei fatti precedenti questa azione di lotta.

Bisogna andare molto indietro nel tempo, addirittura al Maggio scorso, quando le snervanti e insostenibili condizioni di lavoro giunsero a creare una notevole tensione nel MOF e un gruppo di operai fece pressione perchè si convocasse l'assemblea di reparto. Nonostante i sindacati abbiano fatto ben poco per il suo successo la assemblea convocata per il 17 Maggio è molto numerosa; in essa viene fuori tutto il malcontento che circola nel reparto, le critiche investono sopratutto la politica dei capi, che impongono un sistema di lavoro snervante (12 ore, mancanza di organici, …) con le minacce, le multe, le diffide, con i continui spostamenti di operai da una macchina all’altra, per rompere la solidarietà che si crea fra di loro dopo pochi giorni di lavoro in comune. Si tratta di una critica "politica" contro il sistema di lavoro, contro il dominio illimitato dei capi; vengono fuori anche precise rivendicazioni (1), fra cui, in primo luogo, il ritiro dei provvedimenti disciplinari.

Qual'è l'atteggiamento dei sindacalisti all'assemblea? Alcuni, svuotando la critica politica al metodo di lavoro "forzato", dicono che il capo reparto ha un cattivo carattere, altri cercano di svuotare le rivendicazioni, tirando fuori i soliti discorsi sul loro impegno contrattuale. Gli operai capiscono subito il vento che tira e cercano di inchiodare i sindacalisti sulle loro responsabilità e l'assemblea termina con la precisa decisione di sciopero entro 7 giorni dalla presentazione delle rivendicazioni.

Allo scadere dei sette giorni un gruppo del MOF va ai sindacati e si sente dire che il problema delle rivendicazioni non è di loro pertinenza, ma della C.I.; questa risponde subito dopo di non accettare ultimatum dagli operai sia per le rivendicazioni sia per il tempo dello sciopero! Evidentemente la C.I. accetta solo le imposizioni del padrone non quelle degli operai!

Allora gli operai cominciano a inseguire i sindacati perchè riconvochino l'assemblea, la UIL è d’accordo ma la CISL rifiuta, grazie al rifiuto della CISL la FIOM è d'accordo ma dice che senza l’unità con la CISL non si può fare. Intanto la direzione risponde con un no ben preciso a tutte le rivendicazioni presentate dalla C.I.

Sono già passati 15 giorni dall'assemblea.

Dopo la risposta direzionale e dopo un altro provvedimento disciplinare contro uno degli operai più combattivi dell'assemblea, cosa fa la FIOM? Convoca l'assemblea dei suoi iscritti; il volantino di convocazione, però, è già un cedimento: non si chiede il ritiro dei provvedimenti disciplinari ma di esaminare i motivi, non si chiedono due manovratori per ogni macchina ma si parla genericamente di "Situazione del personale"; una nota a fondo pagina poi, svuota l'Assemblea poichè dice che "all'ultimo momento" l'Intersind è disposta a trattare laddove l'assemblea era stata convocata per decidere la lotta e, infatti, gli iscritti FIOM si sentono dire dal solito burocrate che tutto doveva essere rinviato a dopo l'incontro con l'Intersind! Gli iscritti, comunque, ribadiscono che, se l'incontro sarà negativo, si proclami subito lo sciopero, fanno un volantino in questo senso, ma ovviamente i funzionari sindacali non lo stampano.

All'incontro l'Intersind risponde no a tutto, cosa fa allora la FIOM? Non proclama lo sciopero alla barba dei suoi iscritti. Qualcosa deve pur dire però, e dice infatti che cercherà, d'accordo con CISL e UIL, di convocare l'assemblea.

Siamo agli inizi di luglio; è chiaro che i sindacati prendono tempo per avvicinarsi alle ferie e smontare l'agitazione; l'assemblea infatti viene convocata alla fino di luglio e non riesce numerosa come la prima sia perchè molti sono in ferie sia perchè dopo essere stati presi in giro per due mesi e mezzo sono pochi quelli che credono di poter fare qualcosa coi sindacati. E hanno ragione questi ultimi, perchè all'assemblea i presenti toccano con nano la natura burocratica del sindacato. "Noi siamo i delegati naturali della prima assemblea - dicono gli operai - quindi possiamo proclamare lo sciopero" i sindacalisti rispondono in coro: "Chi può proclamare lo sciopero sono gli iscritti". Tessera alla mano tutti i presenti dimostrano di essere iscritti, a questo punto i funzionari tirano fuori lo statuto sindacale e dicono che non sono gli iscritti che possono decidere ma il sindacato. E in effetti hanno ragione, gli iscritti non contano niente, chi conta nel sindacato è il funzionario, il burocrate pagato dagli iscritti. Sembrava di sentir parlare il caporeparto "voi non contate niente, voi siete operai, chi conta sono io, il capo, pagato dal vostro lavoro".

Arriva agosto e con agosto arrivano le 12 ore al giorno, altro che due manovratori per ogni macchina! Il capo reparto, perfettamente infornato di tutte le vicende della lotta, intanto prepara il terreno delle rappresaglie. Comincia il corso macchinisti a 10 manovratori con la promessa di metterli in macchina, cerca così di dividere macchinisti e manovratori; i macchinisti sanno infatti che il corso è fatto por sostituire alcuni di loro e non certo per occupare nuove macchine. E infatti a ottobre incominciano a girare le voci di trasferimenti e le minacce, dice il capo: "auguro a quelli che vogliono lo sciopero di vincere la sisal, altrimenti gliela faccio vincere io". Il solito tono del capo, "io comando, io vi posso faro del male, io ve lo faccio", non ha altro nella vita che il fare del male agli altri, è il suo compito, è il suo mestiere: ci penserà anche di notte come fregare il prossimo l'indomani. Alle parole seguono i fatti: il gruppo operaio di punta viene trasferito in modo da non nuocere.

Ricomincia, ma solo per qualche giorno, il solito pellegrinaggio al santuario della FIOM e della C.I., qualche burocrate fa finta di indignarsi ma di azioni neanche una parola. Oramai è fin troppo chiaro che i sindacati si muovono solo quando il padrone di Stato li fa muovere. I sindacalisti sono in malafede? Sono "venduti"? Più semplicemente difendono a denti stretti il loro "carreghino"; chi si assume la responsabilità di fare qualcosa che potrebbe anche disturbare la loro meschina carriera nell'apparato burocratico del sindacato o nel sottogoverno?

Chiedere ai sindacati un'azione di lotta è come chiederla al padrone: questo hanno capito gli operai e per questo hanno deciso di passare all'aziona autonoma. La collaborazione che il nostro Circolo ha accordato a questa azione come ad ogni altra iniziativa di base che sorge a Genova sta sul piano di una solidarietà concreta e fattiva ad una lotta che gli operai avevano già deciso autonomamente e per la quale erano stati abbandonati da tutti gli organismi "ufficiali".

Quando è stato diffuso il volantino che proclamava lo sciopero del MOF, quelli che sono pagati dagli operai per difenderne gli interessi cosa hanno fatto? Il funzionario della FIOM ha detto chiaramente che all'indomani mattina sarebbe venuto per rompere lo sciopero, i membri FIOM di C.I. hanno dichiarato che sarebbero stati a vedere come si mettevano le cose. L'indomani mattina il funzionario FlOM (con la sua bella tessera "comunista" in tasca (2) si è svegliato presto e è corso a fare il suo lavoretto antisciopero. Quando ha visto che il turno degli operai del MOF si era fermato (una quindicina di operai alla portineria di S. Giovanni d'Acri), è andato verso di loro e ha detto: "andate a lavorare altrimenti vi licenziano". Bollare un simile atteggiamento non è difficile basta domandarsi; chi poteva rompere tale azione di sciopero? forse il caporeparto? forse la polizia? il loro intervento avrebbe ottenuto l'effetto opposto. Chi poteva rompere lo sciopero se non il funzionario sindacale? E’ pagato apposta per reprimere ogni iniziativa di base, e tener buoni gli operai. Per mesi se ne è fregato bellamente dell'iniziativa operaia, è intervenuto solo quando c'era da reprimerla. Il suo atteggiamento si qualifica da solo, non occorre aggiungere molto salvo chiarire che, come per il caporeparto, non si tratta di una questiono di carattere, ma di mestiere, di funzioni e che i comportamenti del caporeparto e del funzionario sindacale sono identici nella sostanza e sono tipici delle funzioni che essi svolgono, in quanto funzioni burocratiche. Il gruppo degli operai tuttavia, ha fatto al funzionarietto diplomato, andato là a vendere la tutela sindacale, che essi non avevano i soldi per comprarla e se il maggior offerente era ancora il padrone, essi della tutela sindacale ci si pulivano … E così è stato, perchè al turno pomeridiano, nonostante l'insuccesso del primo turno, che costituiva un grave precedente per la riuscita dell'azione, una decina di operai ha scioperato.

Da parte sua la direzione ha fatto telefonare nel reparto, ha fatto telefonare a casa degli operali "lo sciopero non è dichiarato dai sindacati, quindi è illegale!"

In fabbrica il caporeparto faceva la spola fra il suo ufficio e la C.I., probabilmente temeva qualche grana con i gerarchetti della direzione. Sperava nel fallimento dello sciopero alla stessa maniera del burocrate della FlOM, il quale, prudentemente non si è fatto più vedere (anche se ha inviato qualche amico fidato con il sorriso sulle labbra): in caso di riuscita, evidentemente i due gerarchetti sarebbero saltati, si sarebbero, come si suol dire, "bruciati" e allora sogni di gloria burocratica.

Per tutto il giorno si infittiscono le telefonate, le intimidazioni, in fabbrica si dice che gli scioperanti saranno tutti licenziati. I turnisti della sera arrivano con tutta questa paura addosso e solo sei, o sette trovano il coraggio di rimanere fuori. Lo sciopero, certo, è fallito, solo un 10 per cento è rimasto fuori.

All'entrata, dei vari turni la discussione alla portineria di Via d'Acri è stata lunga e accesa. Anche chi è andato a lavorare, vi è però andato in ritardo.

Tutti hanno voluto partecipare alla discussione, tutti riconoscevano che la lotta era sacrosanta, tutti accusavano i sindacati di fare schifo.

"Se il sindacalista della FIOM se ne fosse stato a casa, lo sciopero sarebbe riuscito bene fin dal primo turno, ed al 2°e al 3° si sarebbe esteso!" Questa è la verità che tutti, anche chi non ha scioperato, è pronto a riconoscerci!

Ma poichè il crumiraggio sindacale non era sufficiente a eliminare il casino davanti alle portinerie, alla sera si mettono in bella mostra i capiguardiani al gran completo, ei sguinzagliano alcuni capireporto estranei al MOF, che escono dalla fabbrica e con il ricatto e le minacce dirette "persuadono" qualche operaio a entrare.

Ma non è finita! Si telefona, in piena notte, a quelli che hanno scioperato nel pomeriggio, si fa telefonar loro dai colleghi: "siamo tutti dentro, vieni anche tu, che ti salvi".

Si mandano a prendere a casa, verso l’una o le due di notte, operai che in fabbrica ormai non servono! quello che conta è rompere lo sciopero, mortificare chi ha lottato, permettendo, tra l'altro al caporeparto di salvare la propria posizione personale.

Lo sciopero numericamente non è riuscito. Ma moralmente costituisce per tutto il reparto una vittoria. Si è visto che, anche nelle condizioni più difficili, ci sono nel reparto uomini disposti a muoversi, disposti a rischiare per difendere i propri compagni e per respingere la prepotenza della burocrazia di fabbrica.

Anche chi ha avuto paura di scioperare, temendo di trovarsi solo, isolato di fronte al padrone, ha dichiarato nella discussione davanti alle portinerie, di essere solidale con i compagni che restavano fuori, di accettare il principio di uno sciopero organizzato direttamente dagli operai, visto che i sindacati sono quello che sono.

Anche chi non ha scioperato diceva: "i sindacati non servono più a niente. Dobbiamo organizzarci da soli. Se fossimo sicuri che la maggioranza sciopera, scioporeremmo anche noi. " Bene, allora la prima cosa da fare è prendere contatti nella fabbrica, discutere sullo sciopero passato e organizzarne meglio un altro.

Si diceva davanti alle portinerie: "se stanno fuori gli altri, resto fuori anche io". E’ giunta l'ora di darsi da fare affinchè tutti siano sicuri della decisione e della solidarietà della maggioranza dei compagni.

I trasferimenti-rappresaglia non devono essere accettati dal reparto! Invece di aumentare l'organico, alla prima occasiono lo riducono! Le condizioni di lavoro sono immutate! Quindi immutati, anzi aggravati sono per gli operai i motivi di lotta!

Le intimidazioni, le minacce, le rappresaglie messe in atto dalla direzione e dal caporeparto per reprimere lo sciopero, non devono passare lisce! Prima o poi dovranno pagarle tutte, e care!!

Ricordiamoci che tutti i discorsi sull’"illegalità" degli scioperi non sindacali sono balle! Anzi lo sciopero non sindacale è destinato a diventare, come ormai da anni in Inghilterra, l’unica arma efficace che l'operaio ha per lottare contro tutti i suoi padroni, contro tutte le burocrazie aziendali e sindacali.

I compagni del "CIRCOLO ROSA LUXEMBURG"
Genova, 20 Novembre 1967
Supplemento di "Potere Operaio" - Autorizz. n° 449 del Tribunale di Modena

 

Notearrowup
1. Le rivendicazioni presentate erano le seguenti;
1- ritiro provvedimenti disciplinari;
2- 2 manovratori per macchina;
3- 3 macchinisti ogni 2 macchine al piano di carico Acc.;
4- disponibili a reparto;
5- indennità polvere a tutti;
6- aumento paghe di classe manovratori e macchinisti;
7- regolamento contrattato. arrowup
2. Quel giorno, mentre il funzionario comunista della Fiom tentava di spezzare lo sciopero,c'erano scioperanti iscritti al suo stesso partito. Quanto può durare tale situazione? Gli operai potranno sostenere ancora un partito in cui chi comanda e decide, anche contro di loro, è il burocrate? arrowup

[tratto da www.nelvento.net]

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