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Napoli: crescita delle lotte dei disoccupati

Da Rosso, giornale dentro il movimento (20 dicembre 1975)

Il movimento è nato all'inizio del ‘75, con pacifiche dimostrazioni; il primo obiettivo era il riconoscimento da parte del sindacato che avvenne solo dopo una pressione delle masse dei disoccupati. Venerdì 16/5 occupano la torre biologica del nuovo Policlinico visto che i nuovi posti erano bloccati dalla Regione per mafia elettorale e si recano al municipio di Piazza Dante per protestare. L'assessore d.c. De Flavis, noto mafioso (vista in pericolo la vendita dei posti che insieme a tutti gli altri effettua) chiama la polizia accusando i disoccupati di teppismo. Polizia e Carabinieri entrano nel municipio caricando i disoccupati ed ammazzando Gennaro Costantino, pensionato, compagno di vecchia data. Dopo questo fatto il PCI e Democrazia Proletaria sfruttano i disoccupati come carrozzone elettorale. Si va a Roma per costringere il governo a prendere posizione rispetto al movimento; si va con i sindacati e con le varie fabbriche (GIE, Marell) in cassa integrazione. Si ottiene un sussidio di 40.000 lire, 10.500 posti entro il 31/12/75.

Intanto la lotta incomincia ad essere più dura e dopo la fregatura da parte del genio civile (mise a disposizione solo 84 posti di cui 15 sommozzatori) il 1° settembre si ha uno scontro con la polizia davanti alla Prefettura. Dopo tali scontri si ebbe l'avvio al lavoro precario (edilizia, restauro monumenti...) con contratto valido dai 12 ai 15 mesi: assunzione di 700 persone in coincidenza con le elezioni del 15 giugno, funzionando così da manovra propagandistica per il PCI.

Intanto in questi mesi nuove liste si sono formate. Il 29 settembre un corteo di disoccupati si reca alla Prefettura. Dopo 5 ore di snervanti trattative il prefetto non riconosce le liste presentate dopo il 31 luglio dicendo che non è possibile nessuna assunzione. Scesi giù i delegati fanno un piccolo comizio dicendo di essere stati presi per il culo; la tensione cresce, all'improvviso un poliziotto spara un lacrimogeno, i disoccupati arretrano organizzando dei blocchi. A via Roma una parte di disoccupati incomincia a rompere le vetrine saccheggiando la merce dei lussuosi magazzini. Da questa data incomincia la lotta dura.

Per mesi interi la lotta si indirizza a Napoli centro per sbloccare grossi programmi di opere pubbliche. È la linea del PCI e del sindacato che vogliono il movimento come forza per "rinnovare Napoli". Ma in realtà i miliardi che si ottengono vengono fatti scomparire sotto banco dalle confederazioni nella direzione di ditte in crisi o in cassa integrazione. Nessun posto aggiuntivo viene creato.

Disoccupati Organizzati

Le liste restano ferme fra Prefettura e Collocamento. La lotta prosegue solo con sterili passeggiate per il centro cittadino.

Solo in provincia si hanno momenti di lotta veri e propri: a Pomigliano con i picchetti all'Alfa Sud e a Portici con l'occupazione del Comune. Il Comitato Disoccupati Organizzati comincia a puntare la sua attenzione sul collocamento. Come passano le richieste di avviamento al lavoro? Perchè gli impegni della Prefettura di chiamare 500 persone al mese delle liste Disoccupati Organizzati non vengono rispettate? Tornare al Collocamento significa però toccare interessi padronali e sindacali molto potenti. Si occupa la CISL per ottenere una commissione di controllo sul Collocamento; si bloccano a più riprese gli sportelli dell'avviamento al lavoro. La CISL indice uno sciopero degli impiegati del Collocamento contro "le violenze e gli sputi" dei disoccupati. Nuova invasione della CISL. Si occupa nuovamente il Collocamento per un giorno, si ottiene un primo accordo che dà là preferenza alle liste Disoccupati Organizzati. È una nuova illusione: per l'ufficio del lavoro passano solo i posti peggiori, non passano i posti degli enti pubblici e per di più una parte passa sotto banco. Del resto nemmeno l'accordo viene rispettato.

Comincia allora la reperibilità dei posti con piccole occupazioni del Policlinico e della Regione per i corsi pagati. L'unico ente che "non si tocca" è il Comune. La giunta di sinistra promette alcune centinaia di posti di merda: non saranno mai dati. Un movimento che conta oramai più di 8.000 persone comincia ad essere un prosciutto troppo grosso per tutti, per questo si decide di andare a Roma in occasione di un incontro governo-sindacati.

In 3.000 i disoccupati occupano un treno. Ma dai gruppi parlamentari escono impegni troppo vaghi: l'unica cosa concreta è il sussidio per Natale che i capi-gruppo parlamentari PCI e DC si impegnano a portare avanti. Si torna a Napoli con la sensazione di essere stati presi in giro.

I disoccupati vogliono tornare a Roma per impegni più precisi. PCI, sindacati, gruppi opportunisti, una parte dei delegati, nonostante il voto dell'assemblea generale, decidono di mandare solo una piccola delegazione. Il giorno stesso che la delegazione parte per Roma, a Napoli parte la lotta autonoma.

Lunedì 24 Novembre si occupa la Camera Del Lavoro. Martedì 25: blocchi stradali con gomme incendiate a Capodichino, via Marittima, Bagnoli. Mercoledì 26: proseguono blocchi stradali. Giovedì 27: La delegazione tornata da Roma blocca la lotta anche se non si è ottenuto niente. Bisogna telefonare a Compagna (che non si farà trovare); il prefetto non accetterà più liste. Sabato 29: arriva Bosco. Blocco per 10 ore al collocamento. Riconoscimento delle liste presentate dopo il 31 Luglio. Lunedì 1 Dicembre: lotte dure, blocchi, cariche. Mercoledì 3: assemblee alla CGIL, blocchi con cariche, sparatorie della polizia a Piazza Mazzini. Giovedì 4: corteo dal collocamento alla CGIL cariche con colpi di arma da fuoco. Venerdì 5: assemblea all'aula di chimica all'università. Sabato 6: convegno sull'occupazione. Tentativo da parte di LC di gestire l'assemblea, ma la mozione conclusiva non passa per l'opposizione dei compagni delle liste zero uno.

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