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Miscellanea (arch. stor.)

Lotta di classe e "offensive padronali"

Ieri

Gli errori nella pratica della lotta proletaria o le rovinose deviazioni di essa, che hanno caratterizzato storicamente il tempo della Prima Guerra Mondiale, e nella Seconda il tempo della guerra e del dopoguerra, sono strettamente collegati allo smarrimento dei cardini critici del metodo marxista.

Marx coordinò la previsione dell'insorgere rivoluzionario dei lavoratori con le leggi economiche dello svolgimento capitalistico.

I revisionisti del marxismo hanno voluto trovare il sistema in difetto, forti del ritardo di un secolo in cui si troverebbe la nostra rivoluzione mentre Marx per le mutate condizioni dei mezzi di collegamento e comunicazione mondiale ne previde una marcia più rapida di quella della rivoluzione borghese, e pretendono che quelle leggi fossero errate e che il divenire più moderno del regime borghese avesse smentito la tesi centrale: sempre più ricchezza ad un polo, sempre più miseria all'altro.

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Il corso storico del movimento di classe del proletariato

GUERRE E CRISI OPPORTUNISTICHE

Le prime manifestazioni di una attività di classe del proletariato accompagnano fin dal suo inizio l'avvento del regime borghese. Subito dopo avere offerto al Terzo Stato rivoluzionario tutto il suo appoggio e la sua alleanza, il Quarto Stato, ossia la classe dei lavoratori, tenta di spingersi innanzi, attendendo di vedere subito mantenute le promesse che la giovane borghesia ha largite ai propri associati. I primi scontri si verificano subito, e la stessa impalcatura terroristica, che la borghesia ha adoperato per stroncare la contro-rivoluzione feudale, viene prontamente rivolta contro i tentativi degli operai. Nella Rivoluzione Francese questo aspetto storico è dato dalla Lega degli Eguali, di Gracco Babeuf, che tenta, subito dopo il Terrore, un movimento per l'eguaglianza economica e sociale, e viene sommersa da una spietata repressione da parte dello Stato borghese.

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Prendere la fabbrica o prendere il potere?

Nelle agitazioni operaie degli ultimi giorni in Liguria si è verificato un fenomeno che da un poco di tempo si ripete con qualche frequenza e che merita di essere rilevato come sintomo di uno speciale stato di spirito delle masse lavoratrici.

Gli operai, anziché abbandonare il lavoro, si sono, per così dire, impadroniti degli stabilimenti, ed hanno cercato di farli funzionare per proprio conto, o meglio senza la presenza dei dirigenti principali. Questo vuol dire, prima di tutto, che gli operai si accorgono che lo sciopero è un'arma che non risponde più tanto, specialmente in certe condizioni.

Lo sciopero economico, attraverso il danno immediato dell’operaio stesso, esercita la sua utile azione difensiva per il lavoratore a causa del danno che la cessazione del lavoro arreca all’industriale per il fatto di diminuire il prodotto del lavoro che a lui appartiene.

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Per il Primo Maggio

Compagni lavoratori!

Per la prima volta da che si è costituito, il Partito comunista d'Italia solennizza la festa internazionale del lavoro: il primo di maggio.

La grave ora che volge, nella quale tanto tragicamente sono in gioco le sorti della vostra classe, e gli avvenimenti degli ultimi tempi, che tanto da presso riguardano i vostri interessi e le vostre aspirazioni, fanno sì che non vi giunga ignota o indifferente la voce del nostro partito, che è il vostro partito: poiché, sorto attraverso episodi della vita politica del paese che hanno richiamato tutta l'attenzione delle masse proletarie italiane, rappresenta l'organismo che collega l'azione, il sentimento, la coscienza di queste alla grande famiglia dei lavoratori rivoluzionari del mondo: la Terza Internazionale Comunista.

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Verso il collasso epocale

"Il mercato mondiale allora costituisce a sua volta, insieme, la premessa e il supporto del tutto. Le crisi rappresentano allora il sintomo generale del superamento della premessa, e la spinta all’assunzione di una nuova forma storica" (Marx, Grundrisse).

Per Marx la crisi è sovrapproduzione, quindi eccedenza; che noi leggiamo come eccedenza di merci, perché viviamo nel mondo delle merci. Ma in una società non ancora mercantile l'eccedenza viene barattata in quanto tale, non è merce. Anche nella società attuale tutto ciò che non è scambiato al suo valore non è merce. Ciò vale per l'eccedenza, e vale soprattutto per i beni durante il ciclo di produzione, nel corso del quale essi non sono merci, non hanno un valore di scambio. Tutto diventa merce nel processo complessivo, quando gli oggetti si presentano sul mercato e vengono scambiati per realizzare il loro valore sotto forma di denaro. La crisi dunque, prodotto e fattore dell'eccedenza invendibile, è la negazione in potenza del capitalismo. Ma la crisi stessa è anche una soluzione temporanea all'eccedenza: distruggendo parte dei fattori di produzione rivitalizza il ciclo produttivo. Ora, bisogna chiedersi che cosa succede se l'eccedenza diventa cronica e il ciclo economico non si rivitalizza.

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