chicago86

Miscellanea (arch. stor.)

Sempre più al servizio dello stato

19 novembre 1985

Ormai siamo abituati a vedere in azione il solito triangolo industria-governo-sindacati. La trattativa non è più da tempo lo sbocco finale dello scontro fra industriali e lavoratori, ma il punto di partenza degli incontri triangolari periodici tra i rappresentanti di quelle che dovrebbero essere le componenti principali della società. Il conflitto tra le classi, elemento naturale in una società basata sullo sfruttamento del lavoro salariato, viene incanalato in una trattativa perenne patrocinata dallo Stato e accettata con entusiasmo, anzi proposta con accanimento, da quelli che dovrebbero essere i rappresentanti della classe sfruttata.

Se il punto di partenza è la trattativa, il punto di arrivo diventa lo sciopero. Tutto il contrario di come dovrebbe essere. Lo sciopero non è più un'arma di lotta per raggiungere un risultato, una vittoria nello scontro, ma un espediente, un mezzo di pressione per sostenere la trattativa in corso, una manifestazione indolore che usa la grande forza della classe operaia per manovre pubblicitarie a sostegno di una politica nazionale contro un'altra politica nazionale. In tutto questo la lotta di classe non c'entra: infatti lo scopo attuale dei sindacati è proprio quello di evitare la lotta di classe. Così come sono, essi rappresentano il miglior mezzo che i capitalisti hanno a disposizione per dirigere la classe operaia.

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Manifesto per il fronte unico proletario

Lavoratori italiani!

Fin dall'estate scorsa il partito comunista, dinanzi alla situazione in cui versava il proletariato italiano, lanciava l'appello alle masse per la difesa e la riscossa contro l'offensiva borghese, con un'azione unita e concorde culminante nello sciopero generale.

Da allora in poi questa idea si è immensamente diffusa nelle file proletarie apparendo come l'unica via di salvezza contro le persecuzioni che si abbattono sui lavoratori. Una prima seppure imperfetta realizzazione di questa idea si è avuta nella recente costituzione della "Alleanza del Lavoro" tra i grandi organismi sindacali italiani. I comunisti accolgono con soddisfazione l'Alleanza del Lavoro, ed il nostro partito ha già impegnato tutti i suoi militanti e i lavoratori che ne seguono le direttive a riconoscere il comitato che la dirige impegnandosi ad eseguirne con disciplina le disposizioni che esso diramerà a tutti i sindacati italiani.

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Tempo di lavoro, tempo di vita

"Drastica riduzione della giornata di lavoro almeno alla metà delle ore attuali, assorbendo disoccupazione e attività antisociali" (Punto "c" del Programma rivoluzionario immediato nell'Occidente capitalistico, Riunione di Forlì del Partito Comunista Internazionale, 28 dicembre 1952)

E' vero che il lavoro è l'attività che distingue l'uomo dal resto del regno animale, ma tale attività ha attraversato i millenni cambiando natura col cambiare dei modi di produzione: la proposizione "drastica riduzione della giornata di lavoro" ha comunque significato solo nella forma sociale capitalistica e nella transizione alla forma superiore. Ne vedremo il perché.

Nelle società primitive non poteva esistere un concetto di lavoro con il significato che oggi si dà a questo termine: l'attività di produzione coincideva del tutto con quella di riproduzione dell'individuo e della specie; il tempo di lavoro era quindi immediatamente tempo di vita. Il numero degli uomini su di un territorio era regolato da un equilibrio naturale, perciò essi disponevano dell'occorrente secondo i bisogni di quel tipo di società. Il moderno uomo capitalistico non riesce a concepire la preistoria umana come un'era di abbondanza relativa e, confrontando il proprio modello di vita con quello di esseri ritenuti poco più che bestie, li vede come abbrutiti dalla privazione, dediti alla ricerca continua di che sfamarsi. Questa è un'immagine del tutto distorta ideologicamente. Studi recenti dimostrano, sulla base di riscontri oggettivi, che l'uomo paleolitico dedicava al "lavoro" mediamente due o tre ore giornaliere e disponeva di un'eccedenza di cibo, legname per il fuoco, pelli per coprirsi e materiali per gli utensili.

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Un programma: l'ambiente

Abbiamo lungamente combattuta l'opinione di quelli che intenderebbero dare al movimento giovanile socialista l'indirizzo di cultura. Abbiamo sostenuto che un tale indirizzo può corrispondere ad un'opera di preparazione democratica, ma non di preparazione rivoluzionaria.

Il nostro argomento teorico fondamentale è stato sempre quello che le opinioni politiche non sono frutto di idee astratte o di cognizioni filosofiche e scientifiche, ma dell'ambiente in cui si vive e delle necessità immediate di questo ambiente. E' la nostra tesi materialistica, nel senso in cui la intendeva Carlo Marx, contrapposta alle concezioni idealistiche di ogni natura e ben poco scossa dal revisionismo borghese e non borghese. Può non essere accettata da tutti i compagni, ma noi persistiamo a ritenere che al di fuori di essa non vi è possibilità di dare una base all'argine e alla mentalità socialista. Noi crediamo soprattutto che i fatti la vadano sempre più confermando, quando si sa esaminarli al di fuori delle falsificazioni della cultura borghese e senza trascendere a inutili schermaglie intellettualistiche.

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Far investire gli ignudi

Crisi, miseria, disoccupazione.
Colpa del governo, che ha a sua disposizione una ricetta tanto semplice e non la vuole applicare: l'investimento.
Qui, tutta la politica e l'economia politica dei formidabili partiti che in Italia "rappresentano le classi operaie".

Investi, governo ladro! Ma quale governo? Quello che essi stessi hanno portato al potere nell'orgia antifascista e nel tripudio di benvenuto alle armate occidentali. E perché tal governo non vorrebbe investire? Semplice: per far piacere alle classi proletarie e monopolistiche! E come si può dare a tali classi il dispiacere di un investimento su larga scala, di una aumentata produttività e ricchezza nazionale? Ancora più semplice: votando contro i democristiani e mandando al governo socialisti dell'Avanti! e comunisti dell'Unità.

Le classi dominanti italiane e i loro signori di oltre frontiera possono sul serio gioire, se la preparazione politica della classe proletaria si è disciolta nel basso bigottismo e nella vietasuperstizione che da quei partiti e giornali viene diffusa. Addosso a chi si permetta di dubitare che azione operaia e socialismo non consistano nelle consegne di costoro: Democrazia! Popolo! Unità! Pace! Produzione! Investimento di capitale!

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