chicago86

Miscellanea (arch. stor.)

"Articoli 18" e battaglie tra fazioni borghesi

art-18Il lavoro salariato è stato nel tempo ingabbiato da vincoli contrattuali e legali. Ma il rapporto fra salariato e capitalista mal sopporta di sottostare a regole fisse. La forza-lavoro è una merce: in un mercato mutevole, essa dev'essere liberamente disponibile. Il capitalista ha il diritto di utilizzarla come vuole dopo averla comprata, è sua. D'altra parte anche il lavoratore ha il diritto di venderla sul mercato alle condizioni che preferisce: finché non l'ha ancora venduta è sua. E non la vende una volta per tutte come lo schiavo, la vende giorno per giorno, poco per volta. Lo Stato fa da mediatore, ma è uno strumento in mano alla classe dominante. Per questo, da sempre, i comunisti dicono che fra due diritti contrapposti può decidere soltanto la forza.

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Salario, prezzo, profitto

salario_prezzo_profittoOsservazioni preliminari

Cittadini!
Permettetemi, prima che mi addentri nell'argomento vero e proprio della mia esposizione, di fare alcune osservazioni preliminari.

Regna oggi sul Continente una vera epidemia di scioperi e una richiesta generale di aumento di salario. La questione si presenterà al nostro congresso. Voi, che siete alla testa dell'Associazione internazionale, dovete avere opinioni molto precise su questa importante questione. Considero perciò mio dovere esaminare a fondo il problema, anche a costo di porre la vostra pazienza a dura prova.

Una seconda osservazione preliminare devo fare a proposito del cittadino Weston. Egli non solo ha sviluppato davanti a voi, ma ha anche difeso apertamente concezioni che sa essere molto malviste dagli operai, ma che egli ritiene favorevoli ai loro interessi. Una tale prova di coraggio morale deve essere apprezzata altamente da ognuno di noi. Spero che, malgrado lo stile disadorno della mia esposizione, egli riconoscerà alla fine di essa che io concordo con quella che mi sembra essere la idea giusta che sta alla base delle sue tesi, le quali però, nella loro forma attuale, non posso non considerare come teoricamente false e praticamente pericolose.

E passo senz'altro all'argomento in questione.

Karl Marx, 1865

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Crisi e rivendicazioni proletarie

Contro la "difesa del posto di lavoro"

Premessa

Non molto tempo addietro, in una puntata della trasmissione televisiva "anno zero", è apparso un servizio con l'intento di dimostrare che la crisi era ben più grave di quanto il governo non ammettesse, facendo sponda all'unica posizione possibile per il PD all'opposizione. Il servizio illustrava la crisi di un azienda collaterale a quella della "Bertone" che produce auto e che recentemente è stata oggetto di un'offerta d'acquisto anche dalla FIAT. Non ricordo il nome di questa azienda ma in sostanza questa era entrata in crisi per mancanza di liquidità, di credito, almeno questo sosteneva il servizio al pari degli operai intervistati. In questa "lotta" per la "difesa del posto di lavoro" condotta dal consiglio di fabbrica, il peana fu raggiunto con una manifestazione di protesta delle maestranze davanti alla sede dell'istituto di credito affinché concedesse all'azienda il credito richiesto.

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L'operaismo italiano e il suo Sessantotto lungo vent'anni

operaismoLa bestia è l'azienda, non il fatto che abbia un padrone. L'immediatista ha sempre bisogno di disegnare il nuovo su una passiva fotografia del vecchio. Gramsci chiamò il suo immediatismo "concretismo", e non avvertì che ogni concretismo è controrivoluzione (A. Bordiga, 1957).

Il più disgraziato e pernicioso prodotto del fascismo è l'antifascismo. Partigiano è chi, per fede, per dovere o per soldo, combatte per un altro. Militante del partito rivoluzionario è chi combatte per sé e per la sua classe. La ripresa rivoluzionaria dipende dal poter elevare una barriera tra il metodo demoborghese della lotta partigiana e quello dell'azione classista di partito (A. Bordiga, 1949).

La terza stagione operaista

La prima stagione dell'operaismo italiano fu anarco-sindacalista e si collocò fra la crisi della Prima Internazionale (1872) e la fondazione del Partito Socialista Italiano (1892); la seconda, in parte sovrapposta alla prima, fu quella socialista e gramsciana che va dalla fondazione del Partito Operaio Italiano (1882) fino alla catastrofe degenerativa dell'Internazionale Comunista (1926); la terza, di cui qui ci occupiamo specificamente, iniziò nel 1958-59 con un tentativo di riscossa contro il lungo periodo controrivoluzionario staliniano al culmine della ricostruzione postbellica. Fu soprattutto il prodotto di una forte spinta degli operai d'industria, che mise in fermento anche gruppi di giovani militanti dei partiti tradizionali e dei sindacati, ai quali si affiancarono elementi dell'intellettualità universitaria piccolo-borghese. Durò vent'anni, diffondendosi grazie a una situazione internazionale e interna favorevole. La quarta, siamone certi, arriverà non appena il fermento sociale raggiungerà nuovamente una soglia critica e il variopinto "movimento dei movimenti" riscoprirà il gramsciano primato della fabbrica. I giovani militanti d'oggi devono premunirsi, e quindi capirne gli ascendenti.

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La semana tragica di Buenos Aires

semana_tragicaL'Argentina alla fine dell'Ottocento è considerata il granaio del mondo e anche la massima fornitrice di carne della quale hanno un disperato bisogno i paesi industrializzati, tutti protesi nella loro corsa alla conquista dei mercati mondiali e delle colonie. Ma a essa è preclusa qualsiasi scelta autonoma in tema di politica economica. Infatti carne e grano è tutto quello che può produrre, non altro. Cosa e soprattutto quanto produrre sono scelte che non spettano a Buenos Aires, questo è un affare riservato alla City di Londra e alla borsa di New York.

Questo è il ruolo che le è stato riservato dagli USA e dall'Inghilterra, ruolo che ha fin da subito trovato una entusiastica accoglienza presso l'oligarchia criolla che ha intuito che per essa ci saranno guadagni fantastici.

Ma per poter adempiere al ruolo che le è stato assegnato, quel grandissimo e bellissimo paese, dev'essere modernizzato in poco tempo. Vanno costruite dunque, a ritmo accelerato, strade ferrate, linee telegrafiche e le industrie di trasformazione di quei prodotti dei quali il paese è ricco.

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