chicago86

Miscellanea (arch. stor.)

Non sono soviet (nota sulle asambleas argentine)

piqueteroMarzo 2002

"Certo, la proliferazione di queste assemblee nasce dall'odio popolare di fronte alla condotta della classe politica, ma questi meccanismi di deliberazione popolare nascondono un pericolo, dato che sono assimilabili al sinistro modello decisionale dei soviet, nei quali precipita il lirismo idealista della moltitudine, quasi sempre manipolata da una minoranza di attivisti ideologizzati." (La Naciòn del 14 febbraio 2002)

A Buenos Aires, nella Plaza de Mayo, teatro di scontri e manifestazioni durante la rivolta seguita al collasso economico e sociale dell'Argentina, si tiene il 16 febbraio la Asamblea Nacional de Trabajadores. Sono presenti 1.900 delegati, uno ogni venti lavoratori votanti nelle assemblee di base. Partecipano anche alcune migliaia di "osservatori" appartenenti alle 30 organizzazioni promotrici. Il giorno successivo i delegati si riuniscono in un teatro cittadino per votare un documento programmatico e un elenco di richieste da sottoporre al governo.

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CVM - Petrolchimico di Porto Marghera

cvmPossiamo rimanere "ragionevolmente tranquilli"?

Ogni analisi di fenomeni sociali "indipendente da valori" si fonda sulla tacita assunzione di un sistema di valori che è implicito nella scelta e nella interpretazione dei dati. Evitando il problema dei valori, quindi, non è che gli scienziati sociali siano più scientifici, ma al contrario, lo sono di meno, in quanto trascurano di formulare esplicitamente gli assunti che sono alla base delle loro teorie. Essi sono esposti alla critica marxista che "tutte le scienze sociali sono ideologie camuffate". F. Capra


 INTRODUZIONE

NON TRATTEREMO DEI MASSIMI SISTEMI E NEPPURE DEI GRANDI PROBLEMI DELL'ECOLOGIA, MA DI UN CASO SPECIFICO CHE SI PRESTA AD AMPIE GENERALIZZAZIONI SULLA SOCIETA' CAPITALISTICA E SULLA NECESSITA' DEL SUO SUPERAMENTO

Se in apertura del nostro opuscolo riportiamo un'affermazione di Fritjof Capra [1], è perché consideriamo positivo che dei borghesi – pur se tendenti ad un ecologismo ibrido, impastato nello stesso tempo di scienza e spiritualità - riescano a rendersi conto che il marxismo è tutt'altro che morto. Più ancora, riteniamo positiva la rivendicazione dell'"assunzione di un sistema di valori" come inevitabile per la scelta e la lettura di qualsiasi informazione.

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La legge Biagi o il riformismo illogico del Capitale-zombie

La legislazione sulle fabbriche, questa prima, cosciente e sistematica reazione della società alla forma spontanea del suo processo di produzione, è un prodotto necessario della grande industria non meno dei filati di cotone, degli automi e del telegrafo elettrico. Nulla potrebbe caratterizzare meglio il modo di produzione capitalistico che la necessità di imporgli con leggi coercitive dello Stato le misure più elementari"
(Marx, Il Capitale, Libro I, cap. XIII.9).

Un sistema che perde energia

Nell'attuale fase del capitalismo, la necessità di imporgli sempre più ordine con leggi coercitive è più che mai indice di generale fallimento sociale. Quando il monopolio predomina, lo Stato impone il libero mercato; quando la libera circolazione delle merci porta alla crisi, gli Stati più potenti impongono regole al commercio; quando i capitalisti affamano interi strati sociali, Stati grandi e piccoli impongono politiche di ripartizione del reddito; quando esse falliscono, impongono privatizzazioni nella speranza di un ritorno alla "mano nascosta" di Smith, regolatrice automatica del mercato. Infine, quando si riproduce l'inesorabile divario sociale e tutti sono desiderosi di conservare almeno ciò che si è raggiunto e i potenziali eversori si moltiplicano, lo Stato impone il controllo sempre più capillare sulla vita privata dei cittadini. Lo si chiami fascismo, lo si chiami come si vuole, il fenomeno non è espressione di una destra o una sinistra: esso esiste e basta.

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Non è con i referendum che si difendono e si migliorano le condizioni di vita della classe operaia

La Fiat, forte dell’appoggio dei sindacati più esplicitamente collaborazionisti (Cisl, Uil, Ugl, etc.) ha sancito con gli accordi di Pomigliano e Mirafiori, confermati poi dai due referendum-ricatto, le regole ferree che faranno da guida a tutti gli altri accordi e contratti e che segneranno quindi i rapporti  di classe in Italia negli anni a venire.

Dall’alto di un parlamento che somiglia sempre più non ad una "cupola" mafiosa, che è un’istituzione seria dove si prendono decisioni serie, ma ad un palcoscenico di infimo ordine a null’altro dedito se non al quotidiano vomitorium di pettegolezzi sfornati a getto continuo per distrarre l’attenzione delle turlupinate plebi dalla loro quotidiana miseria, la borghesia italica e la sua corte stipendiata di managers, sindacalisti, giornalisti, politici, preti ed "esperti" hanno salutato con gioia l’affermazione del "sì", inneggiando alla "svolta" ossia alla fine di un’epoca in cui la classe operaia, dedita -a parere di lorsignori- allo spreco ed all’orgia dei consumi, si sarebbe pigramente crogiolata  nell’ozio.

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Fiat - E' l'ora della verità per il capitalismo e per la classe operaia

fiat_operaiGennaio 2011

Il capitalismo, vero, è quello di Marchionne, e lo sarà sempre ed ovunque.

La previsione marxista di un capitalismo destinato a cadere in crisi sempre più gravi e che si alimenta solo con la vita dei suoi schiavi salariati, è ogni giorno più confermata.

L’attacco della Fiat è quello che si verifica in tutti i paesi e in tutte le categorie e non è, come sostiene il sindacalismo di regime, e anche la sua sinistra, la Fiom, "scelta" di una particolare "cultura aziendale" e di un amministratore delegato "amerikano" e liberista.

L’intero capitalismo è afflitto da una generale crisi di sovraproduzione. Nell’auto si calcola che in Europa e in USA la sovracapacità produttiva oggi sia fra il 30 e il 40%. Questo processo, non voluto da nessuno ma risultato naturale e spontaneo delle leggi che regolano la produzione capitalistica, ha condotto ad una elevata concentrazione – altra classica previsione marxista – col passaggio a poche aziende sovranazionali in competizione per la vita o per la morte. Tutte le case costruttrici sono quindi costrette a sfruttare in modo parossistico i propri lavoratori; quelle che non l’hanno già fatto a fondo presto lo faranno.

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