chicago86

Miscellanea (arch. stor.)

I robot di Foxconn

È la più grande fabbrica del mondo, una mostruosità che solo il giovane capitalismo cinese, incuneato nel contesto del capitalismo cadavere cui dà un po' di ossigeno, poteva escogitare. Impiega un milione e quattrocentomila salariati in 28 stabilimenti. Il più grande è quello di Shenzhen vicino a Hong Kong, con 240.000 lavoratori. La proprietà giuridica è taiwanese, i lavoratori sono cinesi continentali, i committenti sono i maggiori gruppi industriali multinazionali, il rentier è lo stato cinese, che intasca la tangente sullo sfruttamento degli operai locali. Come in altre fabbriche-città sparse per il mondo, oltre ai capannoni dove si produce, vi sono mense, dormitori, campi di calcio, internet cafè, infermerie, biblioteche, forse asili nido, tutto ciò che serve a contrapporre un minimo di tempo di vita all'abbondante tempo di lavoro (flessibile, ovviamente, con straordinari… ordinari). A differenza di altre fabbriche cinesi, qui non si indossa una divisa ma si veste casual, come è consono all'età media dei lavoratori, spesso ragazzi appena usciti dalla scuola. In regime capitalistico anche le fabbriche dei padroni più illuminati non possono essere altro che un misto di officina, caserma, falansterio, prigione e villaggio. Per rimanere in Italia, Rossi, Leumann, Olivetti, avevano teorizzato e realizzato la fabbrica diffusa, nella quale officine, campi e spazi civili si compenetravano a formare un ambiente in cui l'operaio potesse produrre serenamente e abbondantemente.

e-max.it: your social media marketing partner

Drastica riduzione del tempo di lavoro

Il modo di produzione capitalistico non può continuare ad esistere senza accrescere di continuo la massa delle merci prodotte e vendute. Di conseguenza non può continuare ad esistere senza accrescere di continuo il capitale.

L'accrescimento del capitale non ha nulla a che fare con quella che potrebbe sembrare una ovvia tendenza umana: il miglioramento delle condizioni di esistenza per tutti con sempre meno sforzi, sofferenze e tormenti. Siccome la popolazione cresce meno della massa dei prodotti e dei mezzi di produzione, cioè delle forze produttive della società in generale, è necessario che questa massa di prodotti si trasformi in nuovi consumi, la natura dei quali è assolutamente secondaria rispetto all'esigenza fondamentale dell'accumulazione di capitale.

e-max.it: your social media marketing partner

Sindacalismo e stato

In una lettera intervista sul Giornale della sera di Napoli, Enrico Leone da il suo giudizio sul recente Congresso socialista. Vi è luogo a riflettere, in essa, anche per chi ancora non fosse desenchantè sul "radicalismo" del vecchio teorico del sindacalismo, che pure va considerato con ben altro rispetto di quelli che dal movimento sindacalista di alcuni anni addietro sono passati alle peggiori invenzioni politiche – anzi proprio la serietà dell'autore delle dichiarazioni di cui si tratta fornisce la migliore prova della inconsistenza rivoluzionaria di ogni concezione sindacalista.

Con accenni di sincerità Enrico Leone esprime tutta la sua sfiducia nelle funzioni dei Congressi di partito e ripete la obiezione sindacalista contro la stessa funzione del partito politico dal punto di vista classico e proletario, vana logomachia demagogica quella dei teatrali congressi come questo di Milano; mentre il proletariato vive la sua storia entro i confini della economia con la costituzione "antipolitica" del suo movimento sindacale. Una influenza di questo il Leone vuole ravvisare nell'effetto che secondo lui ha pure avuto il solo fatto di richiamarsi alla classe proletaria, sul partito socialista, trattenendolo da quella che sarebbe la logica conclusione dell'avere accettato la funzionalità politica e parlamentare: ossia la partecipazione alla politica di governo.

e-max.it: your social media marketing partner

Le nazionalizzazioni arma del capitalismo

Un punto fermo dell'analisi marxista della società e del sistema di produzione borghese deve ormai essere considerato il fatto che l'intervento e il controllo dello Stato nell'economia non solo non rappresenta una frattura nelle leggi fondamentali dell'economia capitalistica, ma è il portato naturale ed inevitabile di tutto il suo sviluppo storico, e che quest'intervento può spingersi fino all'eliminazione della forma giuridica della proprietà privata individuale dei mezzi di produzione non solo senza eliminare, ma al contrario potenziando, quello che è il dato fondamentale del sistema di produzione capitalistico: lo sfruttamento del lavoro umano attraverso l'appropriazione del plusvalore.

Tutta l'economia capitalistica nel periodo successivo alla prima guerra mondiale si è orientata verso forme generalizzate di intervento e di controllo statale, e l'esperimento totalitario nazifascista ha, allo stesso modo dell'esperimento americano del New Deal, assolto la funzione di permettere e favorire l'accumulazione capitalistica e di controbilanciare le forze determinanti della caduta tendenziale del saggio del profitto in una fase caratterizzata dal succedersi di violente crisi economiche e perciò dalla ricorrente minaccia di altrettanto violente crisi sociali.

e-max.it: your social media marketing partner

Corporativismo e socialismo

Ieri

Dal tempo fascista si è fatto gran discorrere di "corporativismo", di sistemi di rappresentanza delle professioni e degli interessi sociali, di organi dello Stato fondati su questo criterio. È interessante che dopo caduto il fascismo quei gruppi stessi che nel succedergli si atteggiarono a seppellitori e distruttori di ogni sua vestigia, ritornano tuttavia con insistenza alla richiesta di continuare a ricostruire molti degli organi di quel sistema sociale come i Consigli del lavoro e della economia.

Il corporativismo e la repubblica delle professioni non li avevano certo inventati i fascisti, ed oltre a costituire antichissime idee e modelli storici o utopistici di società, in epoca recente, e con la confluenza di tendenze spurie ma talvolta vivaci del movimento proletario, erano stati elevati a programma, prima che nella Carta del lavoro di Mussolini (che per lo meno come stesura di pezzo letterario sovrasta di molto le stenterellesche articolazioni della attuale carta costituzionale postfascista), dai dannunziani, per non citar che un esempio tra tanti, della costituzione del Carnaro.

e-max.it: your social media marketing partner

Pagina 2 di 16

You are here: Archivio Storico Miscellanea (arch. stor.)

News lotte in corso

News dal ventre della balena

News feedback