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Questo sito nasce con l'intento di contribuire alla nascita di un Coordinamento dei Lavoratori in Lotta e perciò la discussione ed i contatti tra lavoratori sono fondamentali. Questa sezione è quindi la più interattiva. Tutti possono contribuirvi, evitando però i piagnistei sui diritti cancellati, la rassegnazione e lo spirito di sacrificio imperante. Questo è un sito di lotta e di coordinamento e questi sono i presupposti da cui vogliamo partire.

Bertrand Russell: "L'idea che il povero possa oziare ha sempre urtato i ricchi."

L'articolo che stai per leggere è stato scritto da Bertrand Russell, 1872 -1970, i fatti narrati sono verità storiche ancora oggi non ben comprese dalla massa inerme degli schiavi civilizzati:

ECCO COME CI FREGANO!!

Come molti uomini della mia generazione, fui allevato secondo i precetti del proverbio che dice "l'ozio è il padre di tutti i vizi". Poiché ero un ragazzino assai virtuoso, credevo a tutto ciò che mi dicevano e fu così che la mia coscienza prese l'abitudine di costringermi a lavorare sodo fino ad oggi.

Io penso che in questo mondo si lavori troppo, e che mali incalcolabili siano derivati dalla convinzione che il lavoro sia cosa santa e virtuosa; insomma, nei moderni paesi industriali bisogna predicare in modo ben diverso da come si è predicato sinora.

Tutti conoscono la storiella di quel turista che a Napoli vide dodici mendicanti sdraiati al sole (ciò accadeva prima che Mussolini andasse al potere) e disse che avrebbe dato una lira al più pigro di loro. Undici balzarono in piedi vantando la loro pigrizia a gran voce, e naturalmente il turista diede la lira al dodicesimo, giacché era un uomo che sapeva il fatto suo...!!

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Assemblea: mobilitarsi al tempo della "gig economy"

Incontro europero dei lavoratori della "gig economy" impegnati in campagne di mobilitazione nel settore delle consegne a domicilio.

(Torino, 29/09/2017, 14.30h, Cavallerizza Irreale)

APPELLO

L'avvento del capitalismo delle piattaforme e con esso dell'economia dei lavoretti (la c.d. gig economy) sembra riaprire con forza l'esigenza di un dibattito sulle condizioni in quel nuovo mondo del lavoro in cui si inseriscono i c.d. precari 4.0, figli della "Quarta Rivoluzione Industriale". Un mondo nuovo, in cui la tecnologia e le voragini legislative – create ad hoc per favorire la massimizzazione del capitale e dello sfruttamento o secondo il vocabolario del Jobs Act e della Loi Travail "la crescita" – eliminano la stabilità della prestazione lavorativa rendendola on demand, "alla spina".

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Sullo sciopero dei trasporti del 16 e sulla possibile evoluzione della lotta

Lo sciopero dei trasporti del 16 giugno, indetto a livello nazionale da CUB-TRASPORTI e da SGB, si è presto allargato ad altri sindacati coinvolgendo Alitalia, le ferrovie, il trasporto pubblico locale e la logistica. Inizialmente aveva come obiettivi: "NO alle privatizzazioni dei Trasporti. NO allo smantellamento del Welfare Pubblico. NO allo smembramento della Sanità Pubblica."

Il SUL ha indetto per il 16 uno sciopero di 4 ore a cui si aggiungono altri sindacati autonomi e l'USB (solo per TPL del Lazio). Nel frattempo bolle in pentola un'altra questione: la commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento di Stefania Covello del PD che cancella il Regio Decreto 148/31 di epoca fascista, che coordinava le norme sulla disciplina giuridica dei rapporti collettivi del lavoro con quelle sul trattamento giuridico economico del personale delle ferrovie, tramvie e linee di navigazione interna:

"Il regio decreto 8 gennaio 1931, n. 148 – si legge nell'atto licenziato –, e la legge 22 settembre 1960, n. 1054, sono abrogati, fatta salva la loro applicazione fino al primo rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro di settore e, comunque, non oltre un anno dalla data di entrata in vigore del presente decreto".

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Gig economy

"Gig" in inglese vuol dire "lavoretto". Sui siti di Uber, Foodora o Deliveroo e altri provider che offrono un servizio tramite piattaforme software utilizzando risorse non proprie (uomo, bicicletta telefonino, automobile, ecc.), alla voce "Lavora con noi" è specificato chiaramente che il compenso non può essere considerato un salario o un reddito ma una integrazione di questi. Insomma, una nuova edizione del lavoro di studenti che andavano a raccogliere mele o a fare i camerieri per pagarsi le vacanze o gli studi. Oppure una nuova versione del caporalato, riemersa dalle profondità della storia. O altro ancora, che dipende dagli sviluppi. Comunque c'è anche gente che ci campa.

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Una disuguaglianza capitale: come e perché aumenta la forbice tra le classi sociali

É noto il vecchio aforisma greco, per cui la legge è come una ragnatela che intrappola gli insetti piccoli e viene trapassata da quelli grossi. Lo stesso si potrebbe dire della crisi del capitalismo. Chi negava fino a pochi anni fa addirittura l'esistenza delle classi sociali, ora ammutolisce. Dal 2007 a oggi la forbice tra le classi si divarica sempre di più, ma non è un processo iniziato con la crisi.

Agli inizi degli anni 60, quando finiva formalmente il colonialismo, secondo i dati forniti dal Maddison project, gli abitanti delle ex colonie erano 33 volte più poveri degli abitanti dei paesi coloniali Agli inizi degli anni 2000 il divario era diventato 1 a 134. Nei paesi ricchi le cose non sono andate molto diversamente per le classi lavoratrici. Da un lato quest'ultime e tutti i settori della società che non possiedono altro che le loro braccia sprofondano sempre più nella miseria. Dall'altro lato le classi privilegiate, che già sguazzavano letteralmente nell'oro, non solo non sembrano accusare i rigori della crisi, ma secondo studi molteplici e indipendenti moltiplicano i loro patrimoni in una misura mai vista nella storia. Le otto persone più ricche del pianeta possiedono quanto 3 miliardi e mezzo di persone. Il numero di ricchi necessari per eguagliare la ricchezza di metà della popolazione mondiale è in costante diminuzione (tabella 1). Proporzioni mai viste nella storia. E che testimoniano da un lato il grandissimo dinamismo del capitale e dall'altro l'impersonale crudeltà su cui si fonda.

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Lettera di un operaio a Gad Lerner

Riceviamo e pubblichiamo:

Carissimo Gad Lerner abbiamo visto la sua trasmissione "operai" di domenica 7 maggio 2017, su Rai Play.

Sa, noi operai alla Fiat Melfi, oggi Fca, lavoriamo il sabato e la domenica notte, per cui il reportage in diretta non l'abbiamo potuto vedere e come noi anche tanti altri operai che lavorano nelle tante fabbriche dell'indotto.

Dopo la lettura di alcuni brani di Marx, facendo riferimento anche al tempo trascorso e al riposo della buonanima di quella vecchia talpa di Karl presso il cimitero Highgate a Londra, lei ha detto che "gli operai non se la passano molto bene". Se avesse detto il contrario lì, proprio dove è sepolto Marx, lo avrebbe fatto sicuramente rivoltare nella tomba. Noi per primi sappiamo che "non ce la passiamo bene" e sappiamo che pochissimi non operai in questa società comprendono cosa questo concretamente significhi.

Vogliamo dire qualcosa affrontando solo la questione che riguarda la Fiat. Troppo lunga sarebbe la lettera per affrontare tutte le questioni, compresa quella dei tanti lavoratori sfruttati nella logistica.

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In margine all'incidente occorso al Si-Cobas

È opportuno sottolineare che facciamo una distinzione fra sindacati con le loro dirigenze e operai iscritti ad essi od organizzati da essi. Se gli operai hanno fiducia in una organizzazione, fanno bene a difenderla, ed è molto positivo che si sia arrivati anche allo sciopero per questo. Quando si può si lotta insieme e se c'è modo di criticare l'operato dei bonzi lo si critica. È invece insostenibile, specie per quanto riguarda chi si collega alla Sinistra Comunista, un'altra distinzione: quella fra i grossi sindacati tricolore e i piccoli sindacati minoritari: per cui i primi sarebbero corporativi e venduti in blocco, alcuni dei secondi miracolosamente indenni. È falso: la natura di un sindacato non la decide il suo gruppo dirigente, o la buona volontà dei suoi iscritti, o qualcuno che offre appoggio esterno ma è un risultato storico. I sindacatini-fotocopia possono anche essere etichettati come sindacati di classe, ma di fatto 1) sono inutili e fanno solo confusione; 2) quando vanno alla trattativa si comportano come Nenni quando voleva portare il PSI "nella stanza dei bottoni", cioè dei comandi, fingendo di non sapere che bisogna cambiare l'impianto, non l'operatore; 3) non sono affatto più "classisti" di quelli tricolore, sono solo più piccoli, relegati in aree di nicchia dove riempiono il vuoto lasciato dai grossi e sono costretti ad essere più radicali per acquisire il consenso perduto dai concorrenti; 4) agognano al riconoscimento da parte dello stato e delle "controparti" e questo li indebolisce.

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In sciopero fino alla pensione!

Ci risiamo, è successo di nuovo. Mi dicevo basta, adesso è l'ora di cambiare registro, non sei più un ragazzino, bisogna che ti trovi un lavoro serio e inizi a farti una vita. Qualcosa del tipo tutti i giorni nel solito posto, otto ore come minimo, e attaccamento, dedizione e gratitudine al datore di lavoro. "Datore di lavoro", che stronzata di locuzione! Riniziamo a chiamare le cose con il loro nome: padrone! Forse si allevierà per un po' la nausea che ci assale ogni mattina al risveglio.

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Riflessioni sulla vertenza Almaviva

Riceviamo e pubblichiamo:

In queste ore e giornate di augurio voglio esprimere un pensiero per i lavoratori Almaviva di Roma. La loro vertenza è giunta ad una conclusione brutta, amara per i licenziamenti e per la divisione con altri lavoratori di altri siti, in primis quello di Napoli.

Dagli anni '70 è la prima volta, per le medie e grandi aziende (è una precisazione dovuta in quanto i lavoratori di piccole o piccolissime imprese o tutto il nero e sommerso i licenziamenti tout court sono sempre avvenuti), che non si giunge ad un accordo e si evitino i licenziamenti. Senza entrare nei meandri di tutta la vicenda, tre cose sono da sottolineare, la prima la RSU SLC-CGIL unanimemente contro l'accordo, la seconda la decisione aziendale di non retrocedere e di procedere con i licenziamenti, la terza è all'oggi il mancato intevento delle "istituzioni", se non una tiepida interposizione del governo.

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Referendum Costituzionale e battaglie tra fazioni della borghesia

Pubblichiamo qui di seguito un documento inviato alla nostra casella postale sul Referendum Costituzionale e le ragioni del No. Curiosamente il volantino, a firma "Partito Operaio", elenca tutti i motivi per cui "non abbiamo nessun interesse a difendere la Costituzione", per poi concludere che "anche in questa situazione possiamo far sentire il nostro peso, con lo strumento miserabile della scheda e dell'urna votando NO al referendum".

Non è l'unico caso, da settimane sui social network circolano numerosi appelli per la costruzione del "No sociale al referendum costituzionale", e il sindacalismo di base ha organizzato per il 21 ottobre uno sciopero nazionale anche a sostegno del "No al referendum costituzionale in nome degli interessi materiali dei lavoratori".

Che dire di questa campagna per il No?

L'attivistico bisogno di "muovere il culo", come diceva un nostro vecchio compagno, porta di fatto a schierarsi dalla parte dei difensori dello status quo. Noi non parteggiamo né per il No né per il Sì: né per chi vuole conservare così com'è la Costituzione, né per chi vuole ammodernarla. Ci schieriamo unicamente dalla parte della classe lavoratrice:

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