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Questo sito nasce con l'intento di contribuire alla nascita di un Coordinamento dei Lavoratori in Lotta e perciò la discussione ed i contatti tra lavoratori sono fondamentali. Questa sezione è quindi la più interattiva. Tutti possono contribuirvi, evitando però i piagnistei sui diritti cancellati, la rassegnazione e lo spirito di sacrificio imperante. Questo è un sito di lotta e di coordinamento e questi sono i presupposti da cui vogliamo partire.

Report assemblea nazionale di Torino #civediamolundici

assemblea palazzo Nuovo TorinoSabato 31 maggio 2014 abbiamo partecipato all'assemblea nazionale di Torino in vista della mobilitazione contro il vertice europeo sulla disoccupazione dell'11 luglio. L'incontro si è tenuto a Palazzo Nuovo, sede dell'università, ed è cominciato verso le 15.30 davanti ad una platea di circa trecento persone, composta da gruppi provenienti dall'estero (Germania, Francia e Grecia) e da molte località italiane. Di seguito la trascrizione del nostro intervento.

Ciao a tutti, aggiungeremo un po' di cose rispetto a quanto è stato detto: innanzitutto pensiamo che in previsione della giornata dell'11 luglio sia importante un ragionamento sulle parole d'ordine.

Prima però dobbiamo capire cos'è questa crisi, cos'è la crisi del capitalismo: pensiamo che questa crisi sia passeggera, che sia una crisi di natura congiunturale, oppure pensiamo che sia una crisi di natura strutturale?

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Organizzare l'inorganizzabile. Conversazione con Valery Alzaga. Precarietà e lotte globali

seiuIl tema della precarietà ha assunto oggi connotati globali. A tutti i livelli e a prescindere dal tipo di attività lavorativa svolta: dai lavori di servizio a quelli più direttamente produttivi, da quelli di cura a quelli a maggior intensità cognitiva. La frammentarietà e la condizione di precarietà che caratterizzano tali attività necessitano nuove modalità di organizzazione e nuove forme di intervento sindacale. In questo video – a cura di Officina Multimediale – presentiamo una conversazione con Valery Alzaga, "labour organizer della Service Employees International Union" (come si definisce lei), su questi temi, a partire dalle pratiche e dalle esperienze delle lotte di "Justice for Janitors" e di "Change to win" negli Usa. Buon ascolto!

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L'ora dei forconi

Da domenica notte (8 dicembre) è stato proclamato "l'inizio della fine del mondo". Ovunque si sono radunati gruppi di manifestanti, picchetti, cortei, presidi, ecc. In genere poche persone in ogni raggruppamento, ma nel totale certamente molte. Di fatto il blocco è riuscito, l'Italia bottegaia "s'è desta". Programmi: niente. Parola d'ordine: "mandiamo a casa i politici". Poco altro. Fiancheggiatori: fascisti, ultrà del calcio, centri sociali, studenti, qualche sinistro di passaggio. Insomma, il popolo. Molteplici coordinamenti. In alcuni casi prove riuscite di efficienza organizzativa, in altri il caos. La crisi morde tutte le classi man mano si allunga e si aggrava. La piccola borghesia scoppia di rabbia, ha qualcosa da perdere e diventa radicale. Il proletariato per adesso non conquista la piazza. Da una parte è precario, schiavizzato e tenta lotte disperate. Dall'altra è paralizzato dal terrore di perdere il lavoro. Perciò via libera, per adesso, a coloro che percepiscono come prospettiva terrificante quella di essere espropriati. E imprecano contro i "colpevoli" che "annientano" le loro aspirazioni. Per una curiosa coincidenza l'8 dicembre è anche l'anniversario del tentato "Golpe Borghese", i cui protagonisti confluirono nel sottobosco della P2, ricettacolo di rappresentanti delle mezze classi.

[Tratto dalla newletters 204 di n+1, 9 dicembre 2013]

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#9dicembre, blocco totale di Imperia

Imperia e i ForconiIniziamo con il dato materiale. La strana giornata di mobilitazione nazionale è stata straordinariamente partecipata nel piccolo capoluogo di provincia del Ponente ligure. Al corteo di questa mattina hanno infatti partecipato 1.500 persone, un numero elevatissimo considerando le piccole dimensioni di Imperia (40.000 abitanti) e la propensione alla passività tipica dei suoi cittadini.

La composizione del corteo era molto eterogenea: dal pensionato allo studente medio, passando per precari di ogni età, disoccupati, migranti di prima e seconda generazione, lavoratori autonomi sull’orlo del fallimento, operai e dipendenti che non arrivano a fine mese, commercianti costretti alla chiusura, ed anche compagni presenti a titolo individuale. Sarebbe erroneo e, a mio avviso, poco intelligente attribuire una connotazione di destra alla manifestazione, perlomeno qui ad Imperia. Qualche fascistello ci sarà anche stato, ma ha per fortuna evitato di rivendicare il proprio triste credo ideologico (generalmente professato più per moda che per convinzione).

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Avvisaglie di ripresa della lotta di classe

Di quando in quando gli operai vincono,
ma solo in modo effimero. Il vero risultato
delle loro lotte non è il successo immediato,
ma l'unione sempre più estesa degli operai.
(Manifesto del Partito comunista)

Ad ogni livello si è imposto un linguaggio orwelliano. Riforma, un tempo, era la trasformazione progressiva della società, l'eliminazione di vecchi intralci precapitalistici semifeudali e clericali, dal superamento del diritto elettorale basato sul censo all'ingresso della donna nella vita politica, dalla riforma agraria al divorzio, all'aborto, al superamento di istituti obsoleti come la mezzadria, la dote, o palesemente criminali, come gli sconti di pena per il delitto d'onore... Oggi con riforma s'intende la più supina soggezione alle imposizioni del capitale finanziario, con l'erosione continua dei diritti e dei redditi dei lavoratori.

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Report manifestazione logistica 23 novembre 2013

Riceviamo e pubblichiamo:

«24 novembre 2013 - Ieri è stata organizzata dai sindacati cobas una manifestazione autorizzata nel centro di Bologna che ha coinvolto un discreto ma non esaltante numero di persone: sotto una pioggia costante e un gelo che sferzava, in un migliaio sono partiti e tornati da Piazza Maggiore. La manifestazione ha raccolto una certa solidarietà concreta e non formale da parte della gente, che si è lentamente unita al corteo strada facendo e raggiungendo in via dei Mille – via Marconi probabilmente 1500-2000 persone.  Si è partiti quasi un’ora dopo le 15, con un dispiegamento di sbirraglia basso in numero, a distanza, e decisamente nervosa. Si è tornati quasi alle 18:30 dopo un percorso di qualche chilometro con passo molto lento e numerose soste, di cui la più lunga è quella "classica" davanti alla Camera del Lavoro e quella altrettanto classica davanti alla Prefettura, con entrambi i palazzi sostanzialmente deserti. Nella piazza sede della Prefettura e della Questura (luogo che i migranti conoscono meglio di tutta Bologna… )  la polizia ha raggiunto alti livelli di nervosismo e isterismo, dispiegando 5 o 6 squadre antisommossa pronte alla carica, effettuando un parziale accerchiamento del corteo, ridottosi a 1000 persone al massimo, che però non si è lasciato impressionare più di tanto. Dopo i discorsi dal camion, si sono fatti da parte e siamo rientrati in Piazza Maggiore, disperdendoci.

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AMT in lotta

Nel 2012 sacrificati 8 milioni di € di salari dei lavoratori grazie all'accordo Comune - Concertativi ed autonomi , il ritornello intonato è stato il solito:

"Così vi salviamo il "posto di lavoro", lo facciamo per voi!!!" Grazie a quest'accordo i lavoratori hanno dovuto subire non solo tagli salariali ma anche normativi ed organizzativi ed anche e sopratutto della loro autonomia ed indipendenza dal padrone, sia pure pubblico. Accettare simili accordi infatti cosa significa se non "trattare" col cappello in mano come se i lavoratori non fossero la forza che muove e nutre non solo l'AMT ma tutta la società!! Non a caso questi stessi padroni, in parlamento (e suoi partiti) piuttosto che al Comune o nelle segreterie concertative, hanno proposto, accettato e fatto leggi che "regolano" lo sciopero prevedendo sanzioni contro chi sciopera, perché il "trasporto pubblico è troppo importante"! Allora perché applicano una tale regolamentazione degli scioperi persino ai facchini delle cooperative rosse (vedi Granarolo), in lotta per la semplice applicazione del loro peraltro misero contratto nazionale??

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BN - Incontro lavoratori call center

I call center out-bound sono quei luoghi da cui partono la miriade di telefonate, che arrivano nelle case e sui cellulari di tutti, che propongono "offerte vantaggiose" riguardanti tariffe telefoniche ed energetiche, passando per prodotti per la casa e la persona, numeri da giocare al superenalotto, così come ricerche di mercato o interviste per studi statistici...

I call center sono quei luoghi dove si tocca con mano quella precarietà lavorativa (e quindi economica) di cui tanto si parla nei talk show televisivi; dove si percepiscono paghe da fame e il salario è direttamente legato alla "produttività"; dove i contratti a termine, spesso mese per mese, rendono precaria la vita di chi ci lavora; dove in ultima istanza si concretizza lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo ai tempi del Capitalismo post-industriale.

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La misura è colma: sciopero alla Fincantieri di Marghera!

fincantieriVenerdì 26, sabato 27, lunedì 29, un filotto di tre provocazioni aziendali ha ricevuto dai lavoratori la risposta che meritava: da questa mattina all'alba la Fincantieri di Marghera è in sciopero. E questa volta lo sciopero non resterà confinato al cantiere ed è probabile che non resterà confinato alla giornata di oggi.

Giovedì 25 c'era stata la rottura delle trattative con il ritiro della Fiom e della Rsu. Ma il padrone-Fincantieri aveva pressato Fim e Uilm a presentare comunque in assemblea l'ipotesi di "accordo", per sottoporla poi immediatamente ad un referendum, contando di poterlo vincere sotto il ricatto di spostare ad altro cantiere la lavorazione della Viking.

Fim/Uilm si sono prestate a questo sporco gioco, e venerdì 26 hanno presentato ai lavoratori la proposta-diktat aziendale da loro accettata. Essa conferma i licenziamenti (dovrebbero essere 115 nel cantiere, oltre gli 85 già avvenuti - su 998 dipendenti); promette di ridurre al minimo la cassa integrazione (senza dire, però, cosa si debba intendere per "minimo"); introduce il 6x6 (anche se limita il numero di operai interessati); pretende di estendere all'intero cantiere, per due anni, il cd. orario plurisettimanale, che consente di rendere il sabato una giornata lavorativa ordinaria; e infine introduce il cottimo individuale (con un sistema che, ad esempio a Monfalcone, prevede anche un rapporto disciplinare quando non si raggiunge l'obiettivo prefissato).

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Una lettera da Marghera, sulla lotta degli operai Fincantieri

Cari compagni,
un necessario aggiornamento sull'evoluzione della situazione alla Fincantieri di Marghera che si va facendo davvero difficile e sta per arrivare ad una stretta.

Anzitutto: ieri, venerdì 19 luglio, è sceso in campo il "Corriere della sera" arruolato, elmetto da combattimento in testa, da Fincantieri. Ha dato ampio risalto alle posizioni dell'azienda con due pagine locali di un servilismo totale verso Fincantieri e un articolo un po' più "elegante" del vice-direttore Di Vico sull'edizione nazionale. Ha reclamizzato, in particolare, l'iniziativa della direzione di far sottoscrivere a 132 dirigenti, capisquadra, tecnici e impiegati una lettera in cui si attaccano gli operai e la Rsu per avere rifiutato il diktat aziendale. L'attacco è portato con l'espediente patetico di far parlare una tal Lucia, impiegata "disperata" che se la prende con la Rsu e i sindacati "ideologici e anacronistici"; ma, espediente a parte, è di quelli forti: perché se il direttore dello stabilimento di Marghera ha parlato nei giorni scorsi di una Rsu "ostaggio dei comunisti", al pari - secondo lui - dei sindacati metalmeccanici locali (magari!), il "Corriere", andando oltre, descrive "uno stabilimento ripiombato all'improvviso nelle tensioni degli anni settanta quando l'essere in disaccordo con la classe operaia e il comportarsi da crumiri poteva essere punito anche con azioni violente". La verità dei fatti è un'altra: per due giorni la direzione ha tentato inutilmente di provocare gli operai decisi a bloccare i camion che avrebbero dovuto portare fuori dal cantiere delle lamiere da tagliare (una forma di sabotaggio della lotta e, insieme, di minaccia). Il primo giorno ha fatto entrare la Digos nel cantiere perché intervenisse al momento buono, ma le provocazioni di alcuni volonterosi ingegneri sono cadute nel vuoto. Il giorno dopo, a fare le intimidazioni sono stati alcuni capi-cantiere, ma con risultati zero. I camion non sono usciti dal cantiere. Operai decisi e calmi, sicuri delle proprie ragioni e della propria forza.

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