chicago86

FEEDBACK

Questo sito nasce con l'intento di contribuire alla nascita di un Coordinamento dei Lavoratori in Lotta e perciò la discussione ed i contatti tra lavoratori sono fondamentali. Questa sezione è quindi la più interattiva. Tutti possono contribuirvi, evitando però i piagnistei sui diritti cancellati, la rassegnazione e lo spirito di sacrificio imperante. Questo è un sito di lotta e di coordinamento e questi sono i presupposti da cui vogliamo partire.

Sig. landini ti scrivo...

Come avevamo detto, chiaro e tondo, questo "sciopero" in Fiat senza il coinvolgimento capillare e l'organizzazione nelle fabbriche degli operai, e con una piattaforma inconcludente e pessima che chiede di "estendere la cassa-integrazione" non si và da nessuna parte, anzi lascia spazio al padrone e ai suoi servi per crumirare allegramente, in quanto non chiede nemmeno aumenti salariali e una lotta seria alle condizioni capestro che ci impongono in fabbrica, addirittura NON DICE NULLA SUI LICENZIATI POLITICI. La Conferma viene anche dalla stessa manifestazione a Roma che non incide minimamente a spostare i rapporti di forza tra operai e padroni alla fiat, una passeggiata tra le vie del centro in mille persi tra i turisti e i bottegai che addirittura "protestano contro" una scampagnata effettivamente inutile. Sorvoliamo poi sugli incontri istituzionali con Boldrini e Zanonato, il parlamento ormai un nauseante covo di affari, di corruzione, dei padroni. Noi Non dimentichiamo sig. Landini il pompieraggio eseguito la scorsa settimana al picchetto degli operai di Pomigliano, dove lei si è particolarmente distinto nell'abbandonare seduta stante, con semplice ordine di ripiegare, voltando le spalle, alle 6.15 del sabato comandato 22 giugno 2013, a tutti gli operai li' presenti che volevano bloccare lo stabilimento, lasciandoli soli alla mercè della polizia…cioè della Fiat.

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Dichiarazioni di Occupy Brazil sui fatti di San Paolo

"I giornali non diranno che ci sono state ore di manifestazione pacifica, dall'Avenida Paulista al terminale del parco Dom Pedro.

I giornali non dicono che la marcia ha seguito il percorso praticamente delimitata dalla polizia fino a rimanere intrappolata davanti al terminale.

I giornali non dicono che dopo aver chiuso una massa di 20.000 persone di fronte al terminal, le incompetenti forze di polizia dello stato di São Paulo hanno gettato lacrimogeni sulla folla, dando luogo ad una fuga precipitosa e mettendo la vita di molte persone in grave pericolo.

I giornali non mostreranno che il popolo tornò cantando, unito, col sostegno popolare dalle finestre degli edifici, con applausi e molto di più fino alla piazza del Duomo.

Essi non dicono che mentre cercava di riunirsi di nuovo in piazza del Duomo, la gente è stata vigliaccamente attaccata dalla polizia antisommossa di fronte alla Cattedrale, senza alcun motivo apparente.

Non apparirà sui giornali che da quel momento i reparti di polizia hanno attuato una caccia indiscriminata verso ogni passante, andando ben oltre il semplice disperdere e controllare.

Sui giornali apparirà solo che la caccia ha portato all'arresto di un giornalista e di un fotografo dei media tradizionali.

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Patto sulla Rappresentanza sindacale. Di chi e di che cosa?

Ad una prima sommaria lettura il Patto sulla Rappresentanza nei luoghi di lavoro (in allegato) sottoscritto ieri a tarda sera tra Confindustria e CGIL CISL e UIL non si discosta dalle anticipazioni già circolate e che molto allarme avevano già giustamente sollevato nelle settimane scorse, tanto da indurre il Forum Diritti/Lavoro a convocare una prima Assemblea pubblica di discussione sulla questione. La definizione di "governissimo sindacale", utilizzata da molti per definire questo Patto che va ben oltre la definizione di criteri di verifica della rappresentanza sindacale, è assolutamente adatta a definire la volontà delle parti sottoscrittrici di escludere qualsiasi altro soggetto dalla rappresentanza del mondo del lavoro e di costituire un blocco di potere da proteggere da ogni eventuale incursione del conflitto, mettendo assieme in una innaturale alleanza padroni/lavoratori in un "Patto tra i produttori", utile solo a garantire pace sociale di fronte ai sempre più avanzati processi di riorganizzazione produttiva.

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Sulle parole d'ordine

Cari compagni,
se la rivendicazione della riduzione della giornata lavorativa ci trova d'accordo, non possiamo sottoscrivere la parola d'ordine dell'esproprio/nazionalizzazione delle imprese che chiudono. I lavoratori non devono farsi carico dei destini economici delle aziende in crisi e tantomeno dell'economia nazionale. Continuando a lottare ognuno nel proprio posto di lavoro non andremo da nessuna parte. Dobbiamo cominciare a mettere in campo la nostra forza, l'unico linguaggio che i nostri avversari capiscono. Sembra immensamente lontano il tempo in cui gli operai scendevano in piazza organizzando manifestazioni contro il lavoro, quando cioè pretendevano una forte riduzione dell'orario e un salario decente per i disoccupati con le loro famiglie; quando avevano il coraggio di sfidare l'avversario sul suo terreno, quello preparato dallo sviluppo generale della produttività.
Alla riduzione della giornata lavorativa affianchiamo quindi un'altra rivendicazione, quella del salario ai disoccupati: le due rivendicazioni non possono essere separate.
Saluti di lotta. - Chicago86 -

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MANIFESTO DI LOTTA
"Redistribuire il lavoro che c'è, espropriare le imprese che chiudono"
Due punti per uscire dalla difesa della miseria dell'esistente e lottare contro un futuro senza prospettive

Nonostante le centinaia di miliardi di euro che sono stati prelevati dalle tasche dei lavoratori delle loro famiglie per essere regalati alle banche dal governo Monti attraverso le sue controriforme, la crisi continua a mordere e sempre gli stessi settori sociali. E nel prossimo futuro andrà ancora peggio visto il pareggio di bilancio introdotto in Costituzione con l'applicazione, per volere della UE, del Fiscal Compact che imporrà a qualsiasi governo avremo tagli alla spesa per circa 50 miliardi di euro per ogni anno nei prossimi venti anni almeno.

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Sulla tragedia al porto di Genova

Genova, incidente nave Jolly nero: 7 morti al porto.Dopo ogni tragedia inevitabilmente si assiste ad un diluvio di inutili chiacchiere.

L'ultima strage nel porto di Genova rispetta in pieno questo insulso copione.

Infatti c'è chi parla di errore umano, chi di tragica fatalità, chi di circostanze sfortunate ecc., eppure, al di la ogni considerazione contingente, c'è un elemento da tutti ignorato. La storia del porto di Genova, negli ultimi decenni, ci fornisce una precisa indicazione sui mandanti e gli esecutori di questa che non è e non sarà né la prima né l'ultima mattanza su un posto di lavoro.

Non più di settimana fa oltre 900 operai di una fabbrica tessile in Bangladesh sono morti seppelliti nel crollo di un palazzo nel quale erano insediate diverse imprese. Bisognava risparmiare sui costi per i profitti e la vita umana conta meno di niente davanti ai bilanci in attivo.

Può sembrare paradossale ma questa stessa logica vale anche in questo ennesimo omicidio. Il porto come ogni altro luogo in cui si combatte una spietata guerra tra capitalisti è stato negli anni passati oggetto di una feroce spartizione tra armatori e terminalisti per appropriarsi di aree che prima erano pubbliche e che ora, privatizzate, sono preziose per incrementare i propri traffici.

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Per un primo Maggio di lotta dei lavoratori

primo_maggio_dei_lavoratoriIl Primo Maggio non è nato come festa.

Il Primo Maggio è nato come giornata di lotta dei lavoratori per le otto ore di lavoro, prima negli Stati Uniti, poi in tutto il mondo.

Il Primo Maggio è stato battezzato nel sangue a Chicago nel 1886, dove quasi 100 mila operai scioperarono per le 8 ore, la polizia sparò sugli operai e sette anarchici furono fatti impiccare dalla magistratura per una bomba lanciata da un agente provocatore.

Per decenni gli operai in tutto il mondo hanno scioperato insieme il Primo Maggio per ricordare il sacrificio, le lotte dei lavoratori e non per santificare questa giornata come festa senza nessun significato di classe.

Questa giornata era stata proclamata come giornata simbolo dell'unità di interessi dei lavoratori salariati di tutti i paesi contro i padroni, la borghesia e il loro Stato.

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Crisi e disoccupazione

salario garantitoAffrontare quotidianamente, e nella pratica, le sfide che l'attività politica ci pone davanti, significa anche dotarsi degli strumenti analitici in grado di aggredire quelli che sono i nodi e le problematiche della crisi. Uno di questi nodi é sicuramente la disoccupazione che, nel quadro di crisi capitalistica, si eleva a fenomeno strutturale. Accanto, infatti, alla ristrutturazione del processo produttivo, abbiamo ormai una sostanziosa fetta di forza lavoro stabilmente esclusa dal mercato. Tra la popolazione giovanile tale fenomeno ha ormai abbondantemente superato il 30%. Genova, in questo, é un'apripista. Affrontare, dunque, la questione degli strumenti che la forza lavoro ha nell'opporsi a queste dinamiche, diventa una necessità sempre più pressante. In questa sezione cerchiamo d'iniziare a farlo da diversi punti di vista. Da una parte con un'iniziale ragionamento sul salario garantito, parola d'ordine sempre più d'attualità, ma anche strumento per ricomporre quella frammentazione - tra lavoratori, disoccupati e precari - cui oggi ci condannano. Dall'altra, iniziando a valutare tali dinamiche nello scenario genovese, dove sono centinaia i milioni stanziati dalla Uè, dallo Stato e dalla Regione, ma dove é altrettanto chiaro che la gestione capitalistica della disoccupazione non può che tramutarsi nell'ennesimo e lucroso business.

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Via il foglio di via! Per una primavera di lotta

via-foglio-viaIl foglio di via dalla città di Piacenza per 3 anni, emesso dal Questore contro il coordinatore nazionale del SI Cobas, Aldo Milani e a due altri compagni per aver partecipato alle lotte prima della TNT e GLS e poi dei lavoratori Ikea, è un gravissimo atto antioperaio. Va respinto con la mobilitazione dei lavoratori e di chi si schiera per la loro libertà di organizzarsi e lottare a difesa delle proprie condizioni!

Un foglio di via sarebbe stato dovuto: ai capi e padroni di quelle imprese e cooperative che sistematicamente violano i contratti di lavoro, le leggi sul lavoro, che sistematicamente evadono contributi e tasse, che sfruttano i lavoratori con il ricatto e che in molti casi, soprattutto della logistica, hanno al loro interno settori importanti dell'economia controllati della mafia, camorra e drangheta. Niente di tutto questo.

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Lavoratori! Precari! Disoccupati!

Il giorno 15 marzo 2013, a Thiene, una riunione di lavoratori iscritti e non al sindacato USB, ha sviluppato delle lucide considerazioni sulla condizione operaia e sulla situazione economico-sociale del paese. La crisi economica del sistema capitalistico continua inesorabilmente: licenziamenti, fallimenti, contratti di "solidarietà", ecc..., colpendo ogni giorno la classe operaia. La crisi non è dovuta all'incapacità di "programmare", oppure ad "errori" di gestione dell'azienda, o alla disonestà di questo o quel manager, o politico. Ma invece è strutturale al sistema capitalistico, come è dimostrato dalle crisi contemporanee in tutti i paesi industrializzati del globo perchè il capitale non conosce nessuna umanità e nessuna legge se non quella che gli permette il continuo aumento del proprio profitto. Così cresce l'esercito dei disoccupati e il ricatto sugli occupati si fa sempre più forte. Industriali e sindacati di regime, con l'appoggio dei governi firmano accordi e contratti sempre più al ribasso, e la competizione fra i lavoratori cresce sempre di più.

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La lotta di classe dei lavoratori della logistica

Dal Friuli a Torino, dall'Emilia alla Lombardia e poi Roma e Veneto: ovunque è stato sciopero vero. Si perché venerdì 22 marzo (con delle code sabato e domenica in alcuni hub), una grande mobilitazione ha attraversato l'Italia e ha avuto come protagonisti diretti i lavoratori della logistica in una corale lotta di classe per la riconquista della dignità e dei diritti nei posti di lavoro. Una giornata caratterizzata da decine di blocchi e da tantissime astensioni dal lavoro e che ha provocato un ingente danno economico alle committenze e alle cooperative responsabili di schiavismo, di ricatti mafiosi di caporali, di connivenze con istituzioni e con sindacati confederali.

Un importante prova e un importante segnale di grande compattezza e di grandissima solidarietà tra lavoratori del settore: una solidarietà reale nella quale gli uni si sono mossi a sostegno degli altri. Al loro fiancol'importante sostegno delle strutture sindacali di base (si cobas, adl) che da anni hanno creduto e sostenuto la battaglia insieme ai tanti militanti e alle realtà antagoniste che hanno portato il proprio sostegno concreto nella mobilitazione.

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