chicago86

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Questo sito nasce con l'intento di contribuire alla nascita di un Coordinamento dei Lavoratori in Lotta e perciò la discussione ed i contatti tra lavoratori sono fondamentali. Questa sezione è quindi la più interattiva. Tutti possono contribuirvi, evitando però i piagnistei sui diritti cancellati, la rassegnazione e lo spirito di sacrificio imperante. Questo è un sito di lotta e di coordinamento e questi sono i presupposti da cui vogliamo partire.

Patto sulla Rappresentanza sindacale. Di chi e di che cosa?

Ad una prima sommaria lettura il Patto sulla Rappresentanza nei luoghi di lavoro (in allegato) sottoscritto ieri a tarda sera tra Confindustria e CGIL CISL e UIL non si discosta dalle anticipazioni già circolate e che molto allarme avevano già giustamente sollevato nelle settimane scorse, tanto da indurre il Forum Diritti/Lavoro a convocare una prima Assemblea pubblica di discussione sulla questione. La definizione di "governissimo sindacale", utilizzata da molti per definire questo Patto che va ben oltre la definizione di criteri di verifica della rappresentanza sindacale, è assolutamente adatta a definire la volontà delle parti sottoscrittrici di escludere qualsiasi altro soggetto dalla rappresentanza del mondo del lavoro e di costituire un blocco di potere da proteggere da ogni eventuale incursione del conflitto, mettendo assieme in una innaturale alleanza padroni/lavoratori in un "Patto tra i produttori", utile solo a garantire pace sociale di fronte ai sempre più avanzati processi di riorganizzazione produttiva.

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Sulle parole d'ordine

Cari compagni,
se la rivendicazione della riduzione della giornata lavorativa ci trova d'accordo, non possiamo sottoscrivere la parola d'ordine dell'esproprio/nazionalizzazione delle imprese che chiudono. I lavoratori non devono farsi carico dei destini economici delle aziende in crisi e tantomeno dell'economia nazionale. Continuando a lottare ognuno nel proprio posto di lavoro non andremo da nessuna parte. Dobbiamo cominciare a mettere in campo la nostra forza, l'unico linguaggio che i nostri avversari capiscono. Sembra immensamente lontano il tempo in cui gli operai scendevano in piazza organizzando manifestazioni contro il lavoro, quando cioè pretendevano una forte riduzione dell'orario e un salario decente per i disoccupati con le loro famiglie; quando avevano il coraggio di sfidare l'avversario sul suo terreno, quello preparato dallo sviluppo generale della produttività.
Alla riduzione della giornata lavorativa affianchiamo quindi un'altra rivendicazione, quella del salario ai disoccupati: le due rivendicazioni non possono essere separate.
Saluti di lotta. - Chicago86 -

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MANIFESTO DI LOTTA
"Redistribuire il lavoro che c'è, espropriare le imprese che chiudono"
Due punti per uscire dalla difesa della miseria dell'esistente e lottare contro un futuro senza prospettive

Nonostante le centinaia di miliardi di euro che sono stati prelevati dalle tasche dei lavoratori delle loro famiglie per essere regalati alle banche dal governo Monti attraverso le sue controriforme, la crisi continua a mordere e sempre gli stessi settori sociali. E nel prossimo futuro andrà ancora peggio visto il pareggio di bilancio introdotto in Costituzione con l'applicazione, per volere della UE, del Fiscal Compact che imporrà a qualsiasi governo avremo tagli alla spesa per circa 50 miliardi di euro per ogni anno nei prossimi venti anni almeno.

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Sulla tragedia al porto di Genova

Genova, incidente nave Jolly nero: 7 morti al porto.Dopo ogni tragedia inevitabilmente si assiste ad un diluvio di inutili chiacchiere.

L'ultima strage nel porto di Genova rispetta in pieno questo insulso copione.

Infatti c'è chi parla di errore umano, chi di tragica fatalità, chi di circostanze sfortunate ecc., eppure, al di la ogni considerazione contingente, c'è un elemento da tutti ignorato. La storia del porto di Genova, negli ultimi decenni, ci fornisce una precisa indicazione sui mandanti e gli esecutori di questa che non è e non sarà né la prima né l'ultima mattanza su un posto di lavoro.

Non più di settimana fa oltre 900 operai di una fabbrica tessile in Bangladesh sono morti seppelliti nel crollo di un palazzo nel quale erano insediate diverse imprese. Bisognava risparmiare sui costi per i profitti e la vita umana conta meno di niente davanti ai bilanci in attivo.

Può sembrare paradossale ma questa stessa logica vale anche in questo ennesimo omicidio. Il porto come ogni altro luogo in cui si combatte una spietata guerra tra capitalisti è stato negli anni passati oggetto di una feroce spartizione tra armatori e terminalisti per appropriarsi di aree che prima erano pubbliche e che ora, privatizzate, sono preziose per incrementare i propri traffici.

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Per un primo Maggio di lotta dei lavoratori

primo_maggio_dei_lavoratoriIl Primo Maggio non è nato come festa.

Il Primo Maggio è nato come giornata di lotta dei lavoratori per le otto ore di lavoro, prima negli Stati Uniti, poi in tutto il mondo.

Il Primo Maggio è stato battezzato nel sangue a Chicago nel 1886, dove quasi 100 mila operai scioperarono per le 8 ore, la polizia sparò sugli operai e sette anarchici furono fatti impiccare dalla magistratura per una bomba lanciata da un agente provocatore.

Per decenni gli operai in tutto il mondo hanno scioperato insieme il Primo Maggio per ricordare il sacrificio, le lotte dei lavoratori e non per santificare questa giornata come festa senza nessun significato di classe.

Questa giornata era stata proclamata come giornata simbolo dell'unità di interessi dei lavoratori salariati di tutti i paesi contro i padroni, la borghesia e il loro Stato.

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Crisi e disoccupazione

salario garantitoAffrontare quotidianamente, e nella pratica, le sfide che l'attività politica ci pone davanti, significa anche dotarsi degli strumenti analitici in grado di aggredire quelli che sono i nodi e le problematiche della crisi. Uno di questi nodi é sicuramente la disoccupazione che, nel quadro di crisi capitalistica, si eleva a fenomeno strutturale. Accanto, infatti, alla ristrutturazione del processo produttivo, abbiamo ormai una sostanziosa fetta di forza lavoro stabilmente esclusa dal mercato. Tra la popolazione giovanile tale fenomeno ha ormai abbondantemente superato il 30%. Genova, in questo, é un'apripista. Affrontare, dunque, la questione degli strumenti che la forza lavoro ha nell'opporsi a queste dinamiche, diventa una necessità sempre più pressante. In questa sezione cerchiamo d'iniziare a farlo da diversi punti di vista. Da una parte con un'iniziale ragionamento sul salario garantito, parola d'ordine sempre più d'attualità, ma anche strumento per ricomporre quella frammentazione - tra lavoratori, disoccupati e precari - cui oggi ci condannano. Dall'altra, iniziando a valutare tali dinamiche nello scenario genovese, dove sono centinaia i milioni stanziati dalla Uè, dallo Stato e dalla Regione, ma dove é altrettanto chiaro che la gestione capitalistica della disoccupazione non può che tramutarsi nell'ennesimo e lucroso business.

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Via il foglio di via! Per una primavera di lotta

via-foglio-viaIl foglio di via dalla città di Piacenza per 3 anni, emesso dal Questore contro il coordinatore nazionale del SI Cobas, Aldo Milani e a due altri compagni per aver partecipato alle lotte prima della TNT e GLS e poi dei lavoratori Ikea, è un gravissimo atto antioperaio. Va respinto con la mobilitazione dei lavoratori e di chi si schiera per la loro libertà di organizzarsi e lottare a difesa delle proprie condizioni!

Un foglio di via sarebbe stato dovuto: ai capi e padroni di quelle imprese e cooperative che sistematicamente violano i contratti di lavoro, le leggi sul lavoro, che sistematicamente evadono contributi e tasse, che sfruttano i lavoratori con il ricatto e che in molti casi, soprattutto della logistica, hanno al loro interno settori importanti dell'economia controllati della mafia, camorra e drangheta. Niente di tutto questo.

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Lavoratori! Precari! Disoccupati!

Il giorno 15 marzo 2013, a Thiene, una riunione di lavoratori iscritti e non al sindacato USB, ha sviluppato delle lucide considerazioni sulla condizione operaia e sulla situazione economico-sociale del paese. La crisi economica del sistema capitalistico continua inesorabilmente: licenziamenti, fallimenti, contratti di "solidarietà", ecc..., colpendo ogni giorno la classe operaia. La crisi non è dovuta all'incapacità di "programmare", oppure ad "errori" di gestione dell'azienda, o alla disonestà di questo o quel manager, o politico. Ma invece è strutturale al sistema capitalistico, come è dimostrato dalle crisi contemporanee in tutti i paesi industrializzati del globo perchè il capitale non conosce nessuna umanità e nessuna legge se non quella che gli permette il continuo aumento del proprio profitto. Così cresce l'esercito dei disoccupati e il ricatto sugli occupati si fa sempre più forte. Industriali e sindacati di regime, con l'appoggio dei governi firmano accordi e contratti sempre più al ribasso, e la competizione fra i lavoratori cresce sempre di più.

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La lotta di classe dei lavoratori della logistica

Dal Friuli a Torino, dall'Emilia alla Lombardia e poi Roma e Veneto: ovunque è stato sciopero vero. Si perché venerdì 22 marzo (con delle code sabato e domenica in alcuni hub), una grande mobilitazione ha attraversato l'Italia e ha avuto come protagonisti diretti i lavoratori della logistica in una corale lotta di classe per la riconquista della dignità e dei diritti nei posti di lavoro. Una giornata caratterizzata da decine di blocchi e da tantissime astensioni dal lavoro e che ha provocato un ingente danno economico alle committenze e alle cooperative responsabili di schiavismo, di ricatti mafiosi di caporali, di connivenze con istituzioni e con sindacati confederali.

Un importante prova e un importante segnale di grande compattezza e di grandissima solidarietà tra lavoratori del settore: una solidarietà reale nella quale gli uni si sono mossi a sostegno degli altri. Al loro fiancol'importante sostegno delle strutture sindacali di base (si cobas, adl) che da anni hanno creduto e sostenuto la battaglia insieme ai tanti militanti e alle realtà antagoniste che hanno portato il proprio sostegno concreto nella mobilitazione.

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Web conference operai della logistica 3 marzo

Grande partecipazione degli operai della logistica alle assemblee del 3 marzo, collegate in web conference.
Deciso per il 22 marzo una giornata di sciopero di 24 ore della logistica.

Oltre 1000 lavoratori hanno partecipato alle assemblee che si sono tenute domenica 3 marzo, in contemporanea e collegate in WEB CONFERENCE dalle città di Milano, Piacenza, Bologna, Genova, Torino, Roma, Padova, Verona, Treviso. Un evento straordinario che ha reso possibile il contatto diretto tra realtà che si conoscevano solo di riflesso. Tutti i partecipanti hanno potuto toccare con mano la possibilità concreta di rappresentare una grande forza a difesa dei diritti violati sul posto di lavoro e di creare un forte collante per affrontare le vertenze specifiche e la lotta per il rinnovo del CCNL, non più in modo sparso e ognuno per proprio conto, ma, al contrario, come una unica realtà di lotta. Effettuato il collegamento di tutte le situazioni, si è proceduto ad un primo giro di saluti e successivamente, da Verona Khaled ha aperto le assemblee, indicando i punti principali della lotta da intraprendere ed , allo stesso tempo, proponendo alle assemblee di discutere di una data nella quale far confluire tutti con uno sciopero di 24 ore, indicando il 22 marzo. Al termine della presentazione, da tutte le città si sono tenute le assemblee che hanno sviscerato e discusso sui punti della piattaforma. Dopo un’ora abbondante di assemblee, ciascuno per proprio conto, si ripristinava il collegamento per le conclusioni.

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Due padri dell'intervento dello Stato, delle nazionalizzazioni

comunicato sin.base nazionalizzazioni

Quando Hitler assurse al potere ben 7,5 milioni di tedeschi erano disoccupati, il 20% della forza lavoro. Il Führer, resosi conto che i capitalisti non erano in grado di "difendere i loro posti di lavoro", cioè le loro aziende, a causa del ritiro dei crediti statunitensi (crisi del '29), s'incaricò di assicurare che i disoccupati stessero al loro posto, senza farsi venire strane idee socialiste. Innanzi tutto nazionalizzando la banca centrale (per recuperare la "sovranità monetaria") poi costituendo la "Autobahn" ("autostrada"), tipo IRI del suo collega Mussolini, e nazionalizzando tutte le industrie di chi gli si opponeva.

In preda alle conseguenze della crisi, con i sindacati "eliminati", (ma lo Stalinismo appoggerà di fatto, anche se non a parole, i nazionalsocialisti sino a spartirsi la Polonia) i disoccupati dovettero così subire il ricatto occupazionale (lavori per me o non mangi), a gioire per il ritrovato "proprio posto di lavoro", passando in massa al nazional-socialismo che non pensava altro che a darglielo, ricavandone il consenso alla protezione delle proprie industrie contro quelle forestiere, perché inevitabilmente NAZIONALIZZARE SIGNIFICA PROTEGGERE LE "NOSTRE" INDUSTRIE DA QUELLE, PIÙ COMPETITIVE, "STRANIERE" restringendogli il mercato ma, ubriachi del profitto mantenuto, senza capire che lo si restringe anche per le "nostre", accelerando così i tempi in cui, pur di "difendere il lavoro", le industrie strategiche automobilistiche produrranno carri armati, le acciaierie cannoni e quelle "innovative" aerei e missili per il nostro "pieno impiego"... al fronte!!!

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