chicago86

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Questo sito nasce con l'intento di contribuire alla nascita di un Coordinamento dei Lavoratori in Lotta e perciò la discussione ed i contatti tra lavoratori sono fondamentali. Questa sezione è quindi la più interattiva. Tutti possono contribuirvi, evitando però i piagnistei sui diritti cancellati, la rassegnazione e lo spirito di sacrificio imperante. Questo è un sito di lotta e di coordinamento e questi sono i presupposti da cui vogliamo partire.

Per un primo Maggio di lotta dei lavoratori

primo_maggio_dei_lavoratoriIl Primo Maggio non è nato come festa.

Il Primo Maggio è nato come giornata di lotta dei lavoratori per le otto ore di lavoro, prima negli Stati Uniti, poi in tutto il mondo.

Il Primo Maggio è stato battezzato nel sangue a Chicago nel 1886, dove quasi 100 mila operai scioperarono per le 8 ore, la polizia sparò sugli operai e sette anarchici furono fatti impiccare dalla magistratura per una bomba lanciata da un agente provocatore.

Per decenni gli operai in tutto il mondo hanno scioperato insieme il Primo Maggio per ricordare il sacrificio, le lotte dei lavoratori e non per santificare questa giornata come festa senza nessun significato di classe.

Questa giornata era stata proclamata come giornata simbolo dell'unità di interessi dei lavoratori salariati di tutti i paesi contro i padroni, la borghesia e il loro Stato.

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Crisi e disoccupazione

salario garantitoAffrontare quotidianamente, e nella pratica, le sfide che l'attività politica ci pone davanti, significa anche dotarsi degli strumenti analitici in grado di aggredire quelli che sono i nodi e le problematiche della crisi. Uno di questi nodi é sicuramente la disoccupazione che, nel quadro di crisi capitalistica, si eleva a fenomeno strutturale. Accanto, infatti, alla ristrutturazione del processo produttivo, abbiamo ormai una sostanziosa fetta di forza lavoro stabilmente esclusa dal mercato. Tra la popolazione giovanile tale fenomeno ha ormai abbondantemente superato il 30%. Genova, in questo, é un'apripista. Affrontare, dunque, la questione degli strumenti che la forza lavoro ha nell'opporsi a queste dinamiche, diventa una necessità sempre più pressante. In questa sezione cerchiamo d'iniziare a farlo da diversi punti di vista. Da una parte con un'iniziale ragionamento sul salario garantito, parola d'ordine sempre più d'attualità, ma anche strumento per ricomporre quella frammentazione - tra lavoratori, disoccupati e precari - cui oggi ci condannano. Dall'altra, iniziando a valutare tali dinamiche nello scenario genovese, dove sono centinaia i milioni stanziati dalla Uè, dallo Stato e dalla Regione, ma dove é altrettanto chiaro che la gestione capitalistica della disoccupazione non può che tramutarsi nell'ennesimo e lucroso business.

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Via il foglio di via! Per una primavera di lotta

via-foglio-viaIl foglio di via dalla città di Piacenza per 3 anni, emesso dal Questore contro il coordinatore nazionale del SI Cobas, Aldo Milani e a due altri compagni per aver partecipato alle lotte prima della TNT e GLS e poi dei lavoratori Ikea, è un gravissimo atto antioperaio. Va respinto con la mobilitazione dei lavoratori e di chi si schiera per la loro libertà di organizzarsi e lottare a difesa delle proprie condizioni!

Un foglio di via sarebbe stato dovuto: ai capi e padroni di quelle imprese e cooperative che sistematicamente violano i contratti di lavoro, le leggi sul lavoro, che sistematicamente evadono contributi e tasse, che sfruttano i lavoratori con il ricatto e che in molti casi, soprattutto della logistica, hanno al loro interno settori importanti dell'economia controllati della mafia, camorra e drangheta. Niente di tutto questo.

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Lavoratori! Precari! Disoccupati!

Il giorno 15 marzo 2013, a Thiene, una riunione di lavoratori iscritti e non al sindacato USB, ha sviluppato delle lucide considerazioni sulla condizione operaia e sulla situazione economico-sociale del paese. La crisi economica del sistema capitalistico continua inesorabilmente: licenziamenti, fallimenti, contratti di "solidarietà", ecc..., colpendo ogni giorno la classe operaia. La crisi non è dovuta all'incapacità di "programmare", oppure ad "errori" di gestione dell'azienda, o alla disonestà di questo o quel manager, o politico. Ma invece è strutturale al sistema capitalistico, come è dimostrato dalle crisi contemporanee in tutti i paesi industrializzati del globo perchè il capitale non conosce nessuna umanità e nessuna legge se non quella che gli permette il continuo aumento del proprio profitto. Così cresce l'esercito dei disoccupati e il ricatto sugli occupati si fa sempre più forte. Industriali e sindacati di regime, con l'appoggio dei governi firmano accordi e contratti sempre più al ribasso, e la competizione fra i lavoratori cresce sempre di più.

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La lotta di classe dei lavoratori della logistica

Dal Friuli a Torino, dall'Emilia alla Lombardia e poi Roma e Veneto: ovunque è stato sciopero vero. Si perché venerdì 22 marzo (con delle code sabato e domenica in alcuni hub), una grande mobilitazione ha attraversato l'Italia e ha avuto come protagonisti diretti i lavoratori della logistica in una corale lotta di classe per la riconquista della dignità e dei diritti nei posti di lavoro. Una giornata caratterizzata da decine di blocchi e da tantissime astensioni dal lavoro e che ha provocato un ingente danno economico alle committenze e alle cooperative responsabili di schiavismo, di ricatti mafiosi di caporali, di connivenze con istituzioni e con sindacati confederali.

Un importante prova e un importante segnale di grande compattezza e di grandissima solidarietà tra lavoratori del settore: una solidarietà reale nella quale gli uni si sono mossi a sostegno degli altri. Al loro fiancol'importante sostegno delle strutture sindacali di base (si cobas, adl) che da anni hanno creduto e sostenuto la battaglia insieme ai tanti militanti e alle realtà antagoniste che hanno portato il proprio sostegno concreto nella mobilitazione.

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Web conference operai della logistica 3 marzo

Grande partecipazione degli operai della logistica alle assemblee del 3 marzo, collegate in web conference.
Deciso per il 22 marzo una giornata di sciopero di 24 ore della logistica.

Oltre 1000 lavoratori hanno partecipato alle assemblee che si sono tenute domenica 3 marzo, in contemporanea e collegate in WEB CONFERENCE dalle città di Milano, Piacenza, Bologna, Genova, Torino, Roma, Padova, Verona, Treviso. Un evento straordinario che ha reso possibile il contatto diretto tra realtà che si conoscevano solo di riflesso. Tutti i partecipanti hanno potuto toccare con mano la possibilità concreta di rappresentare una grande forza a difesa dei diritti violati sul posto di lavoro e di creare un forte collante per affrontare le vertenze specifiche e la lotta per il rinnovo del CCNL, non più in modo sparso e ognuno per proprio conto, ma, al contrario, come una unica realtà di lotta. Effettuato il collegamento di tutte le situazioni, si è proceduto ad un primo giro di saluti e successivamente, da Verona Khaled ha aperto le assemblee, indicando i punti principali della lotta da intraprendere ed , allo stesso tempo, proponendo alle assemblee di discutere di una data nella quale far confluire tutti con uno sciopero di 24 ore, indicando il 22 marzo. Al termine della presentazione, da tutte le città si sono tenute le assemblee che hanno sviscerato e discusso sui punti della piattaforma. Dopo un’ora abbondante di assemblee, ciascuno per proprio conto, si ripristinava il collegamento per le conclusioni.

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Due padri dell'intervento dello Stato, delle nazionalizzazioni

comunicato sin.base nazionalizzazioni

Quando Hitler assurse al potere ben 7,5 milioni di tedeschi erano disoccupati, il 20% della forza lavoro. Il Führer, resosi conto che i capitalisti non erano in grado di "difendere i loro posti di lavoro", cioè le loro aziende, a causa del ritiro dei crediti statunitensi (crisi del '29), s'incaricò di assicurare che i disoccupati stessero al loro posto, senza farsi venire strane idee socialiste. Innanzi tutto nazionalizzando la banca centrale (per recuperare la "sovranità monetaria") poi costituendo la "Autobahn" ("autostrada"), tipo IRI del suo collega Mussolini, e nazionalizzando tutte le industrie di chi gli si opponeva.

In preda alle conseguenze della crisi, con i sindacati "eliminati", (ma lo Stalinismo appoggerà di fatto, anche se non a parole, i nazionalsocialisti sino a spartirsi la Polonia) i disoccupati dovettero così subire il ricatto occupazionale (lavori per me o non mangi), a gioire per il ritrovato "proprio posto di lavoro", passando in massa al nazional-socialismo che non pensava altro che a darglielo, ricavandone il consenso alla protezione delle proprie industrie contro quelle forestiere, perché inevitabilmente NAZIONALIZZARE SIGNIFICA PROTEGGERE LE "NOSTRE" INDUSTRIE DA QUELLE, PIÙ COMPETITIVE, "STRANIERE" restringendogli il mercato ma, ubriachi del profitto mantenuto, senza capire che lo si restringe anche per le "nostre", accelerando così i tempi in cui, pur di "difendere il lavoro", le industrie strategiche automobilistiche produrranno carri armati, le acciaierie cannoni e quelle "innovative" aerei e missili per il nostro "pieno impiego"... al fronte!!!

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Oltre all'Ikea, un movimento di lotta!

Non c'è ancora l'intesa tra il Si Cobas e le controparti padronali, cooperative e Ikea, dopo l'incontro di lunedì 7 presso il comune di Piacenza, ma indubbiamente la sintesi proposta dal sindaco che prevede il rientro dei 9 lavoratori nel magazzino segna, qualora venga confermata, la vittoria di questa battaglia per la dignità e oltremodo un successo perché capace di fermare il tentativo di espellere i lavoratori più attivi e sindacalizzati.

Un risultato importante, se lunedi 14 gennaio verrà confermato il rientro, che ha anche forti implicazioni politiche: innanzitutto perché ha visto il protagonismo diretto di molti lavoratori del comparto logistico organizzati dal Si cobas (Ikea, Tnt, Gls, Ortofin, Dhl) a stretto contatto con la solidarietà attiva di militanti venuti da Milano, Torino, Genova, Bologna, Piacenza; secondo perché lancia un segnale a tutti i lavoratori, del settore e non, che si stanno cimentando con vertenze difficili; vertenze a volte affrontate con metodologie di lotta autolesioniste che risultano inefficaci rispetto alla posta in gioco.

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Da Rho a Genova: resoconto delle assemblee del 13 e 14 Dicembre

Come Collettivo La Sciloria e come Lanterna Rossa, in linea con l'ormai costante e quotidiana pratica di collaborazione e confronto che siamo stati in grado d'instaurare, abbiamo voluto in queste settimane lavorare nell'organizzazione di due assemblee pubbliche che, da Rho a Genova, iniziassero a confrontarsi con quelle lotte e quelle mobilitazioni che, sul terreno di classe, e a fronte di una passività che regna ancora incontrastata sulla maggioranza della classe lavoratrice, hanno dimostrato una capacità di rottura degli equilibri e rapporti di forza attuale, andando ad aggredire quelli che sono i principali nodi che la crisi capitalistica ci sta ponendo davanti.

Due momenti di riflessione e organizzazione che a partire dall'esperienza della mobilitazione dell'Ilva di Taranto e della lotta dell'Ikea di Piacenza, provasse a percorrere i primi passi nel confronto collettivo tra compagni, studenti, lavoratori e disoccupati atto alla costruzione di un punto di vista di classe sull'attuale fase di sconto tra Capitale e Lavoro.

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I lavoratori Ikea: "la dignità non ha confini"

Noi, operai in lotta al Deposito Centrale dell'Ikea, ci uniamo a tutti i lavoratori e ai giovani di  questo paese che decidono di non sacrificare la loro dignità in cambio di un lavoro miserabile e di un futuro d'incertezza e precarietà.

Da tre settimane siamo nuovamente in lotta convinti del fatto che non sia possibile vivere tra ricatti e paure.

In questi giorni abbiamo ricevuto la solidarietà e l'appoggio di molti altri operai, di ogni razza e colore, stranieri ed italiani. Dalle cooperative ai metalmeccanici, dagli operatori della sanità a quelli della scuola pubblica.

Dal nord al sud Italia, fino ai messaggi di sostegno pervenutici dai nostri paesi d'origine, abbiamo sentito parlare di noi, abbiamo sentito parlare del vostro sostegno, abbiamo visto in modo più esteso concretizzarsi quella che è stata la nostra parola d'ordine sin dall'inizio della lotta: SIAMO UNITI!

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