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Questo sito nasce con l'intento di contribuire alla nascita di un Coordinamento dei Lavoratori in Lotta e perciò la discussione ed i contatti tra lavoratori sono fondamentali. Questa sezione è quindi la più interattiva. Tutti possono contribuirvi, evitando però i piagnistei sui diritti cancellati, la rassegnazione e lo spirito di sacrificio imperante. Questo è un sito di lotta e di coordinamento e questi sono i presupposti da cui vogliamo partire.

Da Rho a Genova: resoconto delle assemblee del 13 e 14 Dicembre

Come Collettivo La Sciloria e come Lanterna Rossa, in linea con l'ormai costante e quotidiana pratica di collaborazione e confronto che siamo stati in grado d'instaurare, abbiamo voluto in queste settimane lavorare nell'organizzazione di due assemblee pubbliche che, da Rho a Genova, iniziassero a confrontarsi con quelle lotte e quelle mobilitazioni che, sul terreno di classe, e a fronte di una passività che regna ancora incontrastata sulla maggioranza della classe lavoratrice, hanno dimostrato una capacità di rottura degli equilibri e rapporti di forza attuale, andando ad aggredire quelli che sono i principali nodi che la crisi capitalistica ci sta ponendo davanti.

Due momenti di riflessione e organizzazione che a partire dall'esperienza della mobilitazione dell'Ilva di Taranto e della lotta dell'Ikea di Piacenza, provasse a percorrere i primi passi nel confronto collettivo tra compagni, studenti, lavoratori e disoccupati atto alla costruzione di un punto di vista di classe sull'attuale fase di sconto tra Capitale e Lavoro.

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I lavoratori Ikea: "la dignità non ha confini"

Noi, operai in lotta al Deposito Centrale dell'Ikea, ci uniamo a tutti i lavoratori e ai giovani di  questo paese che decidono di non sacrificare la loro dignità in cambio di un lavoro miserabile e di un futuro d'incertezza e precarietà.

Da tre settimane siamo nuovamente in lotta convinti del fatto che non sia possibile vivere tra ricatti e paure.

In questi giorni abbiamo ricevuto la solidarietà e l'appoggio di molti altri operai, di ogni razza e colore, stranieri ed italiani. Dalle cooperative ai metalmeccanici, dagli operatori della sanità a quelli della scuola pubblica.

Dal nord al sud Italia, fino ai messaggi di sostegno pervenutici dai nostri paesi d'origine, abbiamo sentito parlare di noi, abbiamo sentito parlare del vostro sostegno, abbiamo visto in modo più esteso concretizzarsi quella che è stata la nostra parola d'ordine sin dall'inizio della lotta: SIAMO UNITI!

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Ecco la fabbrica di Nichi...

ilva2NO AI RICATTI OCCUPAZIONALI, SALARIO GARANTITO PER TUTTI I LAVORATORI!

Passate le primarie del PD che vedevano coinvolto Vendola come candidato della "sinistra", sono arrivati gli arresti per la famiglia Riva, ovvero per i padri-padroni dell'Ilva. Proprio il leader carismatico di una nuova sinistra riformista, servile e anti-operaria è rimasto però invischiato nell'inchiesta che ha portato la magistratura a sequestrare l'area a caldo dell'Ilva di Taranto e a procedere ieri agli arresti.

Oltre al governatore della regione Puglia emergono dalle carte i nomi di agenti di Polizia, del sindaco di Taranto Stèfano (sempre SEL), del presidente della provincia Florido, del parlamentare PD Vico, oltre a giornalisti compiacenti, preti e funzionari del ministero dell'ambiente.

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Ikea: scene di ordinaria repressione

Da ormai tre anni come compagni del collettivo la Sciloria partecipiamo attivamente al coordinamento in sostegno alle cooperative in lotta. Convinti che oggi sia assolutamente necessario sostenere questi lavoratori che portano conflitto in un settore lavorativo strategico per il capitalismo italiano e europeo più in generale solidarizziamo e scendiamo in lotta a fianco di questi lavoratori ogni volta che si apre un nuovo fronte di quello che in questa fase rappresenta per il conflitto capitale/lavoro un avanguardia, pur rimanendo relegato nel campo della lotta tradunionista.

Dal 17 di ottobre i lavoratori, in maggioranza egiziani e nord africani sono in lotta per ottenere i diritti basilari per ogni lavoratore, il rispetto del CCNL, una distribuzione equa delle ore di lavoro e la cessazione del caporalato. Insomma per portare diritti in un settore che grazie al proliferare di cooperative alle cui spalle spesso si ingrassano le mafie oggi è volutamente lasciato a condizioni di schiavitù ottocentesche. I sindacati confederali sono complici di questa situazione dove sono forti anche gli interessi dei partiti a loro vicini, come in passato abbiamo più volte verificato. Destra e sinistra parlamentare si spartiscono equamente questa torta di profitti e interessi politici basati sullo sfruttamento.

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Mafia e Capitale...

E' di questi giorni l'ultima inchiesta sulle "infiltrazioni" mafiose all'interno della giunta Regionale lombarda, che ha portato all'arresto di Zambetti per avere acquistato un paccheto di voti dalla 'ndragheta.

L'inchiesta è arrivata fino al Nostro territorio con il caso dell'ex assesore di Rho Tizzoni al quale erano stati proposti voti che lui ha rifiutato, dimenticandosi, però, di denunciare l'accaduto e anzi minimizzando, come se la proposta di vendita di un pacchetto di voti non fosse una cosa gravissima e da denunciare.

Le reazioni politiche che si susseguono sono il solito stanco rito che parla di stupore per le inflitrazioni mafiose, di casi isolati e di lotta alla mafia, mentre la lega minaccia di fare saltare per l'ennesima volta la giunta lombarda, ma poi fa retromarcia quando il capo Formigoni alza la voce e Tizzoni rischia di diventare un'eroe dell'antimafia.

Noi da parte nostra non ci stupiamo e come abbiamo già fatto in passato vogliamo prendere una posizione chiara, dicendo che la criminalità mafiosa è parte integrante del sistema capitalistico, è un'arma in mano al padronato per gestire importanti settori economici e incrementare i profitti.

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Chiamata per un blocco generale globale

I CAPI INVOCANO UN BLOCCO GENERALE

Vista la crescente ondata di austerità che sta investendo il pianeta, noi, in qualità di capi, ci rifiutiamo di esser lasciati indietro. Mai più commetteremo l'errore di negoziare contratti che prevedano aumenti salariali, tutela delle pensioni, o un'adeguata protezione assicurativa della salute dei lavoratori e delle loro famiglie. Noi non ci faremo più intimidire dall'idea di ridurre i nostri enormi profitti nell'interesse e per la sussistenza dei lavoratori. Vanno intraprese azioni dirette che proteggano le nostre libertà. Noi invitiamo i nostri colleghi a bloccare tutti i lavoratori di tutti i settori finché non otterremo quello che vogliamo.

Se da una parte abbiamo ottenuto grandi vantaggi nelle nostre campagne anti-sindacali nel posto di lavoro, d'altro canto vediamo che ciò non basta ancora ad uccidere il sindacato; dobbiamo uccidere anche la solidarietà. Gli scioperi di solidarietà incroceranno blocchi di solidarietà. Il rallentamento della produzione verrà punito con la diminuzione dei benefici. Siete afflitti da lavoratori che fanno sabotaggio nel luogo di lavoro? Aspettate sin quando cominceranno a sentire gli effetti di quello che noi chiamiamo "il sabotaggio del luogo domestico". Faremo in modo che il livello del loro salario rimanga sempre lo stesso, e che i loro benefici vengano cancellati, costringendoli così a prendere un secondo o un terzo lavoro per sbarcare appena il lunario. Ci assicureremo che abbiano molto da preoccuparsi per riuscire a pagare gli affitti, i loro conti, i loro mutui, finché non gli sarà rimasto più tempo libero. Noi saboteremo la capacità stessa dei lavoratori di vivere.

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Ilva, tra disoccupazione, malattia e salvaguardia del profitto

ilvaDopo aver praticamente ricevuto in dono dallo Stato (nel loro gergo: "acquisito") l'Italsider e ridenominatala "Ilva", il suo padrone, Riva e soci di famiglia, si sono visti bloccare con un più che motivato sequestro (falso e corruzione) l'area a caldo dello stabilimento di Taranto. Apriti cielo!

Riva, accusato dal PM di pensare solo al "profitto", è stato immediatamente difeso da tutti gli ambienti confindustriali ma non solo: "e a cosa dovrebbe pensare un'azienda se non al profitto?". Nessuno pare ricordarsi dell'acciaio, dello "sviluppo", del "benessere" della città (Taranto come Genova ecc.) cui dovevamo rendere tutti grazie al beneamato padrone che, bontà sua, ce li donava graziosamente.

Ora scopriamo invece che senza tanti "doni", lor signori non possono ottenere il loro naturale scopo, il profitto. Che il benessere, lo sviluppo, persino l'acciaio di questo caso, sono solo una mera, secondaria, conseguenza, proprio come l'inquinamento! Che è per difendere questo scopo che il padrone dell'Ilva ha corrotto funzionari e dichiarato controlli ambientali ed interventi correttivi mai effettuati.

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Il sindacato americano

iww_ny_1914Dall'IWW al movimento Occupy

Gli anni che seguono la fine della guerra civile negli Stati Uniti sono caratterizzati da un rapido sviluppo della capacità produttiva. Concorrono a questo risultato diverse cause strutturali: l'abbondanza di risorse naturali, un'enorme quantità di manodopera a basso costo, il più grande mercato unito del mondo non gravato da dazi, dogane o qualsiasi altra barriera alla circolazione delle merci; di conseguenza l'area del mondo con la più vasta possibilità di consumo. Alcuni dati sono molto indicativi: nei due decenni successivi alla guerra civile (1865/1885) viene messa in coltura una superficie vasta quanto le isole britanniche e la Svezia, con un aumento del potenziale produttivo esponenziale. Nell'ambito delle attività industriali, la produzione USA passa dal quarto posto del 1860 al primo posto del 1894 quando supera la produzione della Gran Bretagna e della Germania insieme. Lo strumento principale attraverso cui gli USA si impongono come potenza industriale mondiale è il protezionismo ma assume un'importanza crescente anche l'accentramento dei capitali e della produzione. Nascono i trusts: la Standard Oil di Rockefeller, la Morgan, la United States Steel Corporation.

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Global Spring

Note sul movimento OccupyENGLISHFRANÇAISEРОССИЯESPAÑOL

general_strike_oakland_2novVi sono particolari momenti nella storia in cui avvenimenti di per sé poco rappresentativi celano nelle loro pieghe potenzialità esplosive che solo in seguito si rivelano chiaramente per quello che sono.

Uno di questi fu la manifestazione che ebbe luogo a San Pietroburgo la domenica del 22 gennaio 1905, quando migliaia di operai, schierati pacificamente dietro immagini religiose, recarono un'umile supplica allo zar Nicola II. Nessuno poteva immaginare che dietro a quelle immagini sacre vi fosse l'ombra minacciosa della rivoluzione che avanzava da ovest verso est e che di lì a poco avrebbe svelato tutto il suo furore, provocando nel giro di una dozzina d'anni la conquista del potere in Russia da parte della classe operaia.

La dinamica storica, quando non può fare diversamente, procede anche così: spinge avanti uomini e istituti verso rotture inconsapevoli ma irreparabili nei confronti di tutta un'epoca.

Se oggi dicessimo che dietro il movimento Occupy, nato sette mesi fa a Zuccotti Park, agisce, magari ad insaputa dei singoli militanti, niente meno che la rivoluzione mondiale susciteremmo sicuramente grasse risate nel movimento antagonista nostrano, tutto sbilanciato sul fronte ideologico e scoperto su quello dei risultati pratici che il movimento reale sta conseguendo. E' significativo invece che la stessa affermazione provocherebbe meno perplessità all'interno dello stesso movimento americano: "the only solution is WorldRevolution" (home page del sito occupywallst.org).

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Dagli operai della Fincantieri un esempio di lotta di classe

fincantieriQuando, nella mattinata del 4 gennaio, i lavoratori della Fincantieri di Sestri Ponente hanno occupato l’aeroporto "Cristoforo Colombo", costringendo gli aerei a partire vuoti, Marta Vincenzi, sindaco di Genova, è rimasta tanto sorpresa da lasciarsi sfuggire il segreto del "sostegno" delle autorità ai  lavoratori: "Da parte mia e del Cardinale (che strana coppia!) non sono mancate le sollecitazioni a trovare una soluzione. Non è possibile che il governo convochi un tavolo solo dopo manifestazioni e scioperi come quello che ha visto bloccare l’aeroporto Colombo. L’esecutivo di Monti deve considerare che ogni ritardo nelle decisioni può comportare problemi di ordine pubblico". Ecco svelato il vero motivo di tanto interesse delle istituzioni locali, laiche ed ecclesiastiche: la lotta di classe turba i piani dei nostri amministratori, occorre bloccarla. L’"appoggio" delle autorità locali non ha lo scopo di salvare i posti di lavoro o i salari, ma di distogliere i  lavoratori  dai conflitti della strada e della fabbrica in rivolta  per ricondurli alle quiete stanze della trattativa corporativa gestita da sindacalisti flessibili, alla concertazione, parola che sostituisce l’espressione troppo "brutale": collaborazione di classe.

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