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Questo sito nasce con l'intento di contribuire alla nascita di un Coordinamento dei Lavoratori in Lotta e perciò la discussione ed i contatti tra lavoratori sono fondamentali. Questa sezione è quindi la più interattiva. Tutti possono contribuirvi, evitando però i piagnistei sui diritti cancellati, la rassegnazione e lo spirito di sacrificio imperante. Questo è un sito di lotta e di coordinamento e questi sono i presupposti da cui vogliamo partire.

Per un primo Maggio di lotta dei lavoratori

primo_maggio_dei_lavoratoriIl Primo Maggio non è nato come festa.

Il Primo Maggio è nato come giornata di lotta dei lavoratori per le otto ore di lavoro, prima negli Stati Uniti, poi in tutto il mondo.

Il Primo Maggio è stato battezzato nel sangue a Chicago nel 1886, dove quasi 100 mila operai scioperarono per le 8 ore, la polizia sparò sugli operai e sette anarchici furono fatti impiccare dalla magistratura per una bomba lanciata da un agente provocatore.

Per decenni gli operai in tutto il mondo hanno scioperato insieme il Primo Maggio per ricordare il sacrificio, le lotte dei lavoratori e non per santificare questa giornata come festa senza nessun significato di classe.

Questa giornata era stata proclamata come giornata simbolo dell'unità di interessi dei lavoratori salariati di tutti i paesi contro i padroni, la borghesia e il loro Stato.

In Italia come in molti altri paesi il Primo Maggio è stato dichiarato giornata di festa nazionale per fare dimenticare la lotta.

Noi siamo per un Primo Maggio di lotta perché non c'è niente da festeggiare e molto per cui lottare.

Le otto ore sono state conquistate con la lotta di generazioni operaie, al prezzo di licenziamenti e del loro sangue versato. Ma ogni conquista si riduce a un pezzo di carta, se manca la capacità di difenderla. Nella realtà molti lavoratori oggi sono costretti a lavorare 10 e 12 ore, spesso anche il sabato e la domenica, per avere un salario decente. Più la crisi si acuisce essa rende evidente come in questa società capitalista non resta più il tempo per vivere una vita umana, la vita diventa una galera. E le condizioni di lavoro sono sempre più insopportabili. Lo sfruttamento è più spietato e cinico. Con la crisi milioni di proletari sono senza lavoro, o con poche ore di lavoro e un salario insufficiente per vivere. Non possono pagare l'affitto o il mutuo e sono sfrattati dalla loro casa.

Il Primo Maggio ci ricorda che come lavoratori dobbiamo unirci e lottare, se non vogliamo cadere sempre più in basso. Oggi in Italia come negli altri paesi i lavoratori non sono in grado di esprimere una resistenza sufficiente all'offensiva del capitale. Cassa integrazione, licenziamenti, aumento dello sfruttamento, morti sul lavoro e di lavoro, razzismo, guerre e concorrenza fra lavoratori dividono la classe a tutto vantaggio dei padroni.

Con le organizzazioni politiche e sindacali - che ritengono legittimo il profitto e lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo - non è possibile nessuna difesa.

Le lotte dei lavoratori licenziati restano isolate azienda per azienda. I lavoratori precari si fanno concorrenza per un lavoro senza diritti. Riprendere nelle proprie mani il 1° maggio con i suoi contenuti di classe per i proletari è diventata, oggi più che mai, una necessità.

Unificare le lotte di resistenza del proletariato italiano e straniero, senza delegare ad altri la loro rappresentanza, dimostrando nella pratica di lotta che la classe è UNA, con identici interessi ed un solo nemico, il capitale, è la sola possibilità che hanno oggi i lavoratori di dimostrare la loro indipendenza. Ricomporre la classe sui suoi interessi immediati e storici, rendere visibile anche fisicamente questi momenti, significa iniziare nuovamente a imporsi come soggetto politico, sindacale sociale, rompendo con chi ci vuole usare, come massa di manovra per scopi a noi contrari.

"Il nemico è in casa nostra" è la parola d'ordine, di lotta contro l'imperialismo italiano, ma anche per esprimere la necessità e la volontà di tutti i lavoratori di opporsi alla dominazione borghese, in primis quella di casa propria.

Reagire si può!

Lo dimostrano le lotte nelle cooperative della logistica, dove i lavoratori, in gran parte immigrati hanno detto basta a condizioni di schiavitù e imposto il rispetto dei contratti e della loro dignità, nonostante che il governo abbia spesso schierato polizia e carabinieri contro i lavoratori. Con gli scioperi per il contratto di lavoro ora si oppongono al taglio del salario, all'aumento dell'orario richiesti dai padroni, alle forme schiavistiche che vigono nei magazzini e che cercano di togliere dignità alla classe sfruttata e chiedono miglioramenti che rendono inutile l'uso delle cooperative da parte dei committenti per sottopagare gli operai.

Queste lotte non devono restare isolate! Anche nelle fabbriche, nei cantieri, nei magazzini e nel terziario si può reagire.

Manifestiamo il Primo Maggio per la difesa del salario e delle otto ore, per il salario garantito ai lavoratori licenziati e senza lavoro, per organizzare nella logistica una seconda giornata di sciopero a scala nazionale.

Per una società senza padroni e senza più sfruttamento!

Sindacato Intercategoriale Cobas

[tratto da www.sicobas.org]

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