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Africa

Vietato scioperare, operai egiziani in manette

La polizia attacca il presidio dei lavoratori, in mobilitazione da anni, del cementificio Torah del gruppo tedesco HeidelbergCement. Il regime di al-Sisi detiene centinaia di lavoratori, favorendo le grandi imprese.

di Pino Dragoni, il Manifesto

Roma, 1 giugno 2017, Nena News – Sono trentadue i lavoratori arrestati e rinviati a giudizio per un sit-in pacifico a Torah, in un cementificio a sud del Cairo. Chiedevano la stabilizzazione e il pagamento degli stipendi arretrati per settantacinque addetti alla sicurezza.

Decine di agenti di polizia hanno attaccato il presidio davanti alla fabbrica alle due del mattino di lunedì 22 maggio, arrestando ventidue persone sul momento e poi altre dieci in serata. Le accuse sono aggressione a pubblico ufficiale, resistenza all'arresto e intralcio alla giustizia.

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Lotte e scioperi in Tunisia

Da mesi in Tunisia, soprattutto nel sud del Paese, si susseguono grandi manifestazioni.

Nei giorni scorsi i disoccupati sono scesi in strada, bloccando le principali vie di comunicazione verso i siti petroliferi e le sedi delle compagnie straniere (tra cui l'italiana Eni), mentre gli operai hanno scioperato fermando la produzione. Di qui la reazione "dura" del governo che ha inviato alcuni reparti dell'esercito per sedare la protesta.

Nella città di Tataouine i manifestanti, allontanati con l'uso di lacrimogeni dalle zone degli impianti, hanno organizzato blocchi stradali e barricate di copertoni in fiamme; e in seguito all'uccisione del ventenne Mustapha Sekrafi, avvenuta a El Kamour il 22 maggio durante pesanti scontri con le forze di sicurezza che hanno causato diversi feriti, è stato incendiato il distretto della Guardia nazionale e una stazione di polizia.

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Aggiornamenti dalla crisi economica egiziana

di cattivipensieri

A quasi 6 anni dalla rivoluzione che nel gennaio 2011 spodestò il presidente Mubarak, l'Egitto vede nelle ultime settimane un'accelerazione della crisi economica che da anni affligge il paese. Le misure di austerità, i tagli ai sussidi pubblici per l'acquisto dei beni di prima necessità (zucchero, farina, olio, benzina…) e la svalutazione della moneta legata alla concessione di un nuovo prestito da 12 miliardi di dollari da parte del Fondo Monetario Internazionale, aprono una spirale di rapido peggioramento delle condizioni di vita e sussistenza delle classi più povere del paese. L'esercito egiziano, attore di primo piano nell'economia nazionale, e le forze di sicurezza del presidente al-Sisi proseguono nella repressione delle manifestazioni di dissenso e dei tentativi di lotta delle organizzazioni dei lavoratori, attraverso arresti mirati, sparizioni forzate ed un controllo sempre più capillare del territorio.

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La rabbia scende in piazza in Marocco

La rabbia della piazza si colora di protesta politica e scuote un Paese risparmiato da derive violente.

"È un martire, vogliamo giustizia!" Lo urlano e lo ripetono i manifestanti che si sono raccolti, in piazza, a Casablanca, a pochi passi dalla vecchia medina. La folla blocca il traffico e ferma i tram, siede sull'asfalto, sulle rotaie. E' il giorno della rabbia, la folla chiede dignità, giustizia sociale, denuncia il sistema dei privilegi. Gli slogan vengono scritti in alcuni striscioni, sale la tensione con la polizia. Scene che inquietano quelle che arrivano dal Marocco, Paese che è riuscito ad alzare un muro su tensioni ed estremismi.

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L'austerity del Cairo riaccende la protesta

Egitto. Sparisce la classe media, si moltiplicano i poveri, inflazione alle stelle. L'attivista Tamer Wageeh al manifesto: "Le riforme volute dal Fondo Monetario Internazionale un disastro sociale. c'è da aspettarsi lo scoppio di manifestazioni spontanee".

Le madri egiziane non ce l'hanno fatta più: il taglio dei sussidi per il latte artificiale, con il prezzo salito del 40%, ha scatenato l'ultima protesta. La scorsa settimana decine di donne hanno bloccato le strade del Cairo con i bimbi piccoli tra le braccia e mescolato la rabbia degli slogan al pianto.

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