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Africa

Egitto: rivoluzione e lotte sociali

Egittodi ASSIA BOUTALEB

Pubblichiamo questo articolo apparso su "Le Monde" lo scorso 11 febbraio perché ha il merito di leggere la rivoluzione egiziana attraverso lo sviluppo della lotta di classe. Dimostra che, lungi dall'essere un evento privo di radici e di futuro, l'insorgenza ha una profonda genealogia e vive dentro un processo che resta completamente aperto, contro il principale credo di cui sono portatori i Fratelli Musulmani, cioè quello neoliberale.

Se della rivoluzione egiziana del 2011 si ricorda la figura del giovane internauta connesso, se si scopre, nel 2013, quella più cupa, del giovane incappucciato, vestito di nero, ce n'è un'altra che la maggior parte dei media ignorano anche se il suo ruolo è incontestabile nel ciclo di mobilitazione che interessa l'Egitto da circa due anni, e fin dalla fine degli anni '90: quella del piccolo salariato, che sia un operaio, un funzionario oppure un impiegato.

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Egitto, strage di manifestanti

strage_egittoA due anni dalla rivoluzione, il popolo egiziano torna nelle piazze con le stesse richieste: uguaglianza sociale e democrazia. Bilancio drammatico: 10 morti e 400 feriti.

Roma, 26 gennaio 2013, Nena News - A due anni dalla rivoluzione che ha portato alla caduta del regime quarantennale di Hosni Mubarak, l'Egitto non si placa e torna nelle piazze. Piazze che in realtà il popolo egiziano non ha mai svuotato. E ieri il sangue è tornato a scorrere nel Paese.

Si celebrava il secondo anniversario da quel 25 gennaio 2011, quando Piazza Tahrir divenne famosa in tutto il mondo. Oggi il target è il presidente Morsi, il primo democraticamente eletto nel Paese, ma accusato dalle opposizioni di ritenersi un nuovo faraone.

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Nuovi scioperi in Sudafrica

braccianti_sudafricaCome nei mesi scorsi per la lunga battaglia dei minatori, nella giornata di ieri il Sudafrica è tornato ad essere teatro di proteste e scontri nati dalla richiesta di migliori condizioni di lavoro.
Ad entrare in sciopero, questa volta, sono stati gli agricoltori impegnati nella raccolta della frutta, in particolare gli addetti ai vigneti della zona del Western Cape, che chiedono un raddoppio del pagamento giornaliero (quello attuale equivale a circa 6 euro).
A migliaia hanno deciso ieri di incrociare le braccia e bloccare la produzione nelle campagne; gli scontri più violenti sono avvenuti nella città di De Doorns, dove i manifestanti hanno cercato di rimuovere le barriere poste dalla polizia per ostacolare l’ingresso nel centro abitato.

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Altre miniere in sciopero, la rabbia si estende

sudafrica_2Gli operai restano sul piede di guerra. "Neri hanno ucciso dei neri, ci hanno dimenticato"

Altre miniere di platino in Sudafrica scendono in sciopero, dopo quella di Marikana, teatro di un conflitto culminato giovedì scorso nel massacro di 34 minatori, sparati dalla polizia. Ieri un comunicato della Royal Bafokeng Platinum annunciava che 500 minatori hanno interrotto il lavoro in uno dei pozzi della sua miniera di Rasimone. Mentre la Anglo American Platinum annuncia che i suoi dipendenti hanno presentato richieste di aumenti salariali. Anche a Marikana del resto lo sciopero continua. I minatori chiedono aumenti salariali, sostenuti dal sindacato Amcu (Association of mineworkers and Contruction Union), e la compagnia mineraria Lonmin ha finora risposto picche: ma dopo il massacro, e dopo che l'azienda ha rinunciato alla sua minaccia di licenziare tutti, è cominciata la difficile ricerca di una mediazione.

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Sudafrica: la mattanza dei minatori

sudafrica_minatoriSale il bilancio della mattanza che la polizia sudafricana ha compiuto ieri contro i minatori in sciopero a Marikana: secondo il sindacato dei minatori (Num) sarebbero almeno 36 le vittime tra i lavoratori. Ieri la polizia ha aperto il fuoco su migliaia di lavoratori che da quasi una settimana erano accampati nei pressi della miniera di platino di Lonmin a Marikana, 100 chilometri da Johannesburg. Le autorità di polizia avevano riferito che le vittime erano comunque più di trenta. Il ministro di Polizia ha condannato l'aggressione dei poliziotti.

La miniera Marikana della Lonmin, terzo produttore mondiale di platino, minaccia il licenziamento di 3.000 lavoratori se non viene interrotto uno sciopero a oltranza per un aumento salariale, che il sindacato radicale Amcu chiede sia triplo rispetto al salario attuale, che è pari a circa 400 euro al mese. La mobilitazione va avanti da una settimana e ci sono state già una decina di vittime.

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