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Egitto: si intensificano gli scioperi dei lavoratori

canale di SuezDa Mahallah al Cairo, da Port Said a Suez fino a Ismailiyya, la protesta di operai e manovali cresce di pari passo con la rivolta e la mobilitazione in Piazza Tahrir.

Il Cairo, 10 febbraio 2011, Nena News (nella foto il Canale di Suez) – Si intensificano gli scioperi dei lavoratori in tutto l’Egitto. Da Mahallah al Cairo, da Port Said a Suez fino a Ismailiyya, di pari passo con il crescere della rivolta e della mobilitazione in Piazza Tahrir. Uniti alla protesta dei giovani che contestano Mubarak e vogliono abbattere il regime, migliaia di operai e manovali ieri hanno manifestato lungo il canale per chiedere aumenti salariali e migliori condizioni sul posto di lavoro. A Suez non hanno interrotto il traffico di navi e petroliere ma potrebbero farlo nei prossimi giorni se le loro richieste non verranno accolte, un passo che avrebbe enormi conseguenze, a cominciare da un ulteriore aumento del prezzo del petrolio. Attraverso questo asse strategico del commercio mondiale passano ogni giorno 1,1 milioni di barili di greggio e altri 1,8 vengono immessi nell’oleodotto che arriva sulla costa Mediterranea. Il blocco dello stretto costringerebbe le petroliere a navigare intorno all’Africa. Erano fermi ieri gli operai della compagnia del gas di Fayyoum e del centro industriale di Helwan.

Si è scioperato in più punti anche dentro e intorno nella capitale. All’aeroporto del Cairo ci sono state proteste in alcune società di servizi e dei dipendenti della sicurezza. Hanno manifestato i funzionari del dipartimento di statistica del governo e in diversi quartieri i dipendenti della società per l’energia elettrica. Si sono fermati anche 1.000 dipendenti delle Ferrovie e i 1.500 della "Petrotrade Co" nelle sedi di Abdin, Maadi, Nasr City, Haram e Faisal che chiedono di portare subito i loro salari da 500 pound (70 euro) a 3.000.

La mappa degli scioperi si allarga di ora in ora e presto potrebbe bloccare il paese. I lavoratori non si fanno rappresentare dai sindacati di regime, addomesticati e creati per fare gli interessi dei proprietari delle imprese o dei funzionari governativi. "Sono autorganizzati, è un fenomeno nuovo che spazzerà via i vecchi sindacati" dice l’economista Ahmed Naggar, convinto "che presto la protesta di operai e dipendenti delle imprese pubbliche camminerà di pari passo con la rivolta dei giovani di Piazza Tahrir". Lunedì scorso, il "nuovo" governo egiziano ha promesso un aumento del 15% dei salari dei funzionari e delle pensioni per cercare di contenere le proteste. "Il regime investirà miliardi di pound pur di placare le proteste e gli scioperi – prevede Naggar – ma non ci riuscirà perchè per soddisfare le rivendicazioni dei lavoratori dovrebbe trasformare radicalmente un modello economico fondato sullo sfruttamento delle braccia a basso costo e a favorire gli interessi del capitale locale e dei grandi investitori stranieri".

[tratto da www.nena-news.com]

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