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La rabbia scende in piazza in Marocco

La rabbia della piazza si colora di protesta politica e scuote un Paese risparmiato da derive violente.

"È un martire, vogliamo giustizia!" Lo urlano e lo ripetono i manifestanti che si sono raccolti, in piazza, a Casablanca, a pochi passi dalla vecchia medina. La folla blocca il traffico e ferma i tram, siede sull'asfalto, sulle rotaie. E' il giorno della rabbia, la folla chiede dignità, giustizia sociale, denuncia il sistema dei privilegi. Gli slogan vengono scritti in alcuni striscioni, sale la tensione con la polizia. Scene che inquietano quelle che arrivano dal Marocco, Paese che è riuscito ad alzare un muro su tensioni ed estremismi.

Tutto nasce dalla tragica morte di un mercante di pesce, Mouhcine Fikri, venerdì notte ad Al-Hoceima. L'uomo,31 anni, è stato ucciso mentre cercava di opporsi al sequestro del pesce che trasportava. Sul suo camion, la polizia aveva scoperto del pesce spada, e in questa stagione la pesca e la commercializzazione del pesce spada sono vietate. Nelle fasi concitate del sequestro, il mercante di pesce cade sotto le ruote di un camion che ritirava la spazzatura. Morto sul colpo. La scena è ripresa da un anonimo telefonino e finisce sui social network. E' una corsa alla Rete, saltano in aria i contatori di Twitter con la creazione dell'hashtag #jesuismouhcinefikri. L'emozione è grande in tutto il Paese, scosso dalla rabbia e da un'ondata di manifestazioni di solidarietà senza precedenti, che spinge migliaia di persone nelle strade di Al-Hoceima per tutto il weekend.

Domenica, i funerali del venditore di pesce. Dietro il feretro, una folla silenziosa - sorvegliata dalla polizia - ha attraversato il villaggio di Imzouren, nella campagna di Al-Hoceima. La protesta si è estesa ad una dozzina di città del Paese. A Rabat e Casablanca, quasi 3.000 persone in strada.

Si grida "Hogra", la parola che in dialetto marocchino definisce gli ultimi, i più poveri. Tra i manifestanti anche alcune personalità politiche, che hanno reso omaggio al pescatore, nonostante il fermo invito del governo a non partecipare alle manifestazioni. A Casablanca, Nabila Mounib, capo della Federazione della sinistra democratica (FGD), ha denunciato la fragilità dello stato di diritto, un sistema forte con i deboli, debole con i forti.

"Difficile, al momento, valutare le conseguenze di questo tragico incidente e le conseguenze politiche di queste manifestazioni", scrive Margot Chevance, corrispondente di Libération dal Marocco. Si temono nuove manifestazioni, gli studenti delle scuole superiori continuano il sit-in nelle strade di Al Hoceïma. "L'occhio della tempesta, è lì", avverte un autorevole editorialista. Il re ha chiesto si faccia luce sull'accaduto, avvertendo il rischio di una protesta che dilaghi nel Paese.

"L'occhio della tempesta", dunque. Il nord del Marocco è una regione storicamente molto sensibile. Qui nacquero i movimenti di protesta del 1980, repressi da Hassan II. La protesta di oggi è diversa, non violenta, adesso, forse più insidiosa per gli attuali equilibri. La richiesta, al di là dell'episodio scatenante, sembra chiedere un diverso rapporto tra la società e lo Stato. Al Hoceima fotocopia della scintilla della rivoluzione tunisina il 17 dicembre 2010? Difficile valutarlo. A dirlo saranno i giorni a venire.

[tratto da www.globalist.it]

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