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Tunisia

Nuovi scioperi generali in Tunisia

Trasporti, scuole e amministrazioni sono stati paralizzati giovedì 17 gennaio in Tunisia a causa di un massiccio sciopero generale del settore del servizio pubblico (ministeri, enti centrali e locali, sanità, imprese di trasporto pubblico, ferrovie, tv, radio statali, scuole, università).

Nonostante il governo abbia emesso in extremis (mercoledì) un decreto per garantire i servizi minimi essenziali, in tutto il paese le scuole e le università sono rimaste chiuse, i trasporti pubblici bloccati e l'aeroporto di Tunisi inattivo.

I lavoratori hanno scioperato per chiedere l'aumento dei salari. Dalle piazze si sono alzati slogan contro il Fondo Monetario Internazionale (FMI) e il governo, ritenuti responsabili della miseria e della disoccupazione dilaganti, ma anche contro il leader del partito islamico Ennahda, Rashid Ghannushi.

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Tunisia: terzo giorno di scontri e manifestazioni spontanee

Terzo giorno di proteste e scontri in Tunisia nella notte tra il 9 e 10 gennaio, tra giovani manifestanti e forze di sicurezza in molte località del paese: Beja, Testour, Sfax, Meknassi, Sidi Bouzid, Ben Arous, Kebili, Nefza, dove è stata data alle fiamme una caserma della polizia ed espropriato un deposito comunale, e Citè Etthadamen, sobborgo popolare della capitale Tunisi.

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Lotte e scioperi in Tunisia

Da mesi in Tunisia, soprattutto nel sud del Paese, si susseguono grandi manifestazioni.

Nei giorni scorsi i disoccupati sono scesi in strada, bloccando le principali vie di comunicazione verso i siti petroliferi e le sedi delle compagnie straniere (tra cui l'italiana Eni), mentre gli operai hanno scioperato fermando la produzione. Di qui la reazione "dura" del governo che ha inviato alcuni reparti dell'esercito per sedare la protesta.

Nella città di Tataouine i manifestanti, allontanati con l'uso di lacrimogeni dalle zone degli impianti, hanno organizzato blocchi stradali e barricate di copertoni in fiamme; e in seguito all'uccisione del ventenne Mustapha Sekrafi, avvenuta a El Kamour il 22 maggio durante pesanti scontri con le forze di sicurezza che hanno causato diversi feriti, è stato incendiato il distretto della Guardia nazionale e una stazione di polizia.

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Polveriera Tunisia: esplode la rivolta del Kasserine, morto un poliziotto

Le proteste nate nella regione del Kasserine per rivendicare lavoro e dignità dei giovani laureati e diplomati si sta espandendo anche in altre aree del Paese.

Libertà, dignità, lavoro: sono queste le parole urlate dai manifestanti della regione tunisina del Kasserine, una delle più povere del paese. Sono però parole che si stanno diffondendo in tutta la Tunisia, in una protesta che si allarga a macchia d'olio.

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La rivolta dei minatori scuote la Tunisia

Il commissariato in fiamme, il tribunale e la sede del maggiore partito presi d’assalto, la polizia non riesce ad arginare la protesta a Metlaoui.

Il commissariato in fiamme, il tribunale e la sede del maggiore partito presi d’assalto e la polizia incapace di arginare i manifestanti: a Metlaoui, nella Tunisia centrale, i minatori in rivolta stanno mettendo a dura prova la capacità del governo di mantenere l’ordine.

Gafsa è una regione a circa 350 km a Sud di Tunisi dove sono le miniere di fosfato a garantire le entrate di maggior parte dei residenti e quando il governo ha adottato delle decisioni che indeboliscono questo settore si è innescato un domino di insoddisfazione e proteste che ha portato alla violenza di strada.

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