chicago86

Tunisia. Aumentano gli scioperi

aumentano gli scioperi in Tunisia1 Aprile 2011

Sta cambiando decisamente l'aria in Tunisia. Dopo la rivolta i lavoratori chiedono maggiori diritti e maggiori salari. Scioperi e agitazioni in moltissime aziende. I padroni tunisini ed europei cominciano seriamente a preoccuparsi per la "fine della festa".

In Tunisia, l'onda lunga della rivolta che ha cacciato via Ben Alì, sta dando il via ad una stagione di proteste sociali e rivendicazioni sindacali, soprattutto sul piano salariale, ma non solo. Riferisce l'Ansa, che le cronache quotidiane tunisine si stanno quasi trasformando in un bollettino di scioperi. Alcune aziende - come la Poulina, colosso dell'agroalimentare tunisino - hanno scelto una soluzione mediata, accogliendo in parte le richieste salariali e d'orario dei lavoratori, ma opponendosi con decisione al tentativo delle frange più avanzate del sindacato che chiedevano anche le teste di qualche dirigente.

Il quadro che va delineando in Tunisia è quello di un mondo del lavoro – strettamente legato alle filiere produttive europee tramite la delocalizzazione - che per anni è stato mal pagato o sottopagato e che ora vuole recuperare i diritti e il tempo perduto. Il risultato di questo braccio di ferro tra sindacati e aziende tunisine ed europee, riguarda molte delle più importanti realtà industriali del Paese. Secondo alcuni corrispondenti sul posto, si è arrivati ad una sorta di fase di stallo in cui ciascuna delle due parti - padronato e sindacati - aspettano la mossa dell'altra nel timore di scoprirsi e di prestare il fianco all'affondo dell'avversario.

La Utica, la Confindustria tunisina (anche essa alle prese con una mezza crisi interna, tanto che ora è retta da una giunta provvisoria), ha preso una posizione ufficiale e lo ha fatto con un appello con il quale ha auspicato una moratoria, affinchè siano fermati i "movimenti di protesta nelle industrie, almeno sino alla fine dell'anno per favorire il rilancio dell'attività economica e degli investimenti". I vertici dell'Utica hanno espresso "indignazione davanti a questi movimenti di rivendicazione che stanno conoscendo alcune imprese tunisine e straniere". Gli industriali tunisini, affermano che occorre garantire la pace sociale e rafforzare il dialogo tra i partner sociali, ma questo non deve bloccare la produzione e con essa l'economia di un Paese che attraversa un momento delicatissimo, decisivo per il suo futuro.

[tratto da www.contropiano.org]

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