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Americhe

#McStrike. Giornata di azione globale dei lavoratori dei fast-food!

Martedì 12 novembre è stata una giornata d'azione dei lavoratori dei fast-food, che si sono mobilitati in tutto il mondo contro il gigante del panino. Il movimento, nato a New York nel 2012 da poche decine di lavoratori, si è esteso a tutti gli Stati Uniti e oltre, arrivando a coinvolgere decine di migliaia di salariati.

I lavoratori di Detroit, riuniti sotto la sigla #FightFor15, ieri sono scesi in sciopero marciando per le strade della città per denunciare le molestie sessuali subite da alcune lavoratrici da parte dei capi dei ristoranti, e per chiedere aumenti salariali e la libertà di organizzazione sul posto di lavoro. Gli slogan urlati sono stati "I believe that we will win!" e "On strike! On Strike! For $15 and union rights!".

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Sciopero generale e rivolta in Cile

Scontri in CileOltre un milione di persone è sceso in piazza ieri per chiedere la caduta del governo e un cambiamento radicale. Le proteste a livello nazionale contro il carovita stanno aumentando nonostante il coprifuoco e i proiettili della polizia.

Giorni fa il presidente Piñera aveva aperto alla piazza promettendo in cambio della fine delle mobilitazioni una serie di misure economiche a favore delle fasce più deboli, tra cui l'aumento della pensione minima, il congelamento dell'aumento delle bollette dell'elettricità, e maggiori tasse per i più ricchi. Ma non ha ottenuto gli effetti sperati.

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Scioperi alla frontiera Messico USA

La città di Matamoros al confine tra Messico e Stati Uniti conta ormai quasi mezzo milione di abitanti. Negli ultimi anni è stata oggetto di un'immigrazione di massa in seguito all'aumento del numero di maquiladoras, cioè officine di montaggio di imprese multinazionali americane (ma anche giapponesi e tedesche) impiantate per utilizzare manodopera disposta ad accettare salari ben più bassi rispetto a quelli americani.

A Matamoros lo stipendio mensile medio nelle maquiladoras oscilla dai 190 ai 337,60 dollari al mese a seconda della mansione dell'operaio nell'azienda. In media il salario nella città è del 30% più basso rispetto alla media nazionale. E quest anno le imprese si sarebbero rifiutate di pagare il bono anual, un'integrazione variabile al salario che viene contrattata annualmente, perché secondo le loro stime sarebbe stato coperto dall'aumento del salario minimo (9 dollari al giorno) deciso dal nuovo Presidente della Repubblica Andrés Manuel López Obrador.

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Sciopero degli insegnanti a Los Angeles

Da circa una settimana gli insegnanti di Los Angeles sono in agitazione. Lo sciopero è giunto dopo un braccio di ferro durato un mese con il sistema scolastico e quasi due anni di negoziati con il Los Angeles Unified School District. Le parti non hanno raggiunto un accordo e gli insegnanti hanno deciso di scendere in piazza, invitando genitori e studenti ad unirsi a loro.

Dopo la rottura delle trattative lo United Teachers Los Angeles (UTLA), il sindacato che rappresenta circa 30 mila insegnati, ha intrapreso la strada della lotta. I lavoratori chiedono classi più piccole, più personale di supporto e salari più alti; il Los Angeles Unified School District si è reso disponibile a soddisfare alcune delle richieste, ma il presidente dell'UTLA Alex Caputo-Pearl ha definito le offerte del distretto "terribilmente inadeguate", e così lunedì 14 gennaio lo sciopero è cominciato.

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"One job should be enough": un lavoro dovrebbe bastare

In otto città degli Stati Uniti circa 8.000 impiegati degli hotel Marriott stanno scioperando per ottenere l'aumento dei salari e migliori condizioni di lavoro. Le paghe non sono aggiornate rispetto ad inflazione e costo della vita, e i lavoratori lamentano di dover fare due o tre lavori per poter vivere: "We've said it before, we'll say it again - one job should be enough! We're fighting for our livelihoods and our families. Come join us!"

Sebbene la mobilitazione coinvolga solo alcune migliaia di lavoratori, Unite Here (che rappresenta circa 20.000 dipendenti del gruppo Marriott e altri 250.000 impiegati in settori correlati) la definisce come il più grande sciopero del settore alberghiero nella storia degli Stati Uniti. Più di 20 gli hotel colpiti dalla protesta nelle città di Boston, San Francisco, Honolulu, Kauai, Detroit, San Diego, Oakland e San Jose.

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