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Americhe

Walmart Black Friday

Centinaia di lavoratori hanno partecipato in questi giorni ai sit-in di protesta per il boicottaggio del Black Friday, per il terzo anno consecutivo i dipendenti di Walmart sono scesi in sciopero nella celebre giornata di festa dello shopping americano. Grandi manifestazioni hanno avuto luogo a Chicago, Washington DC, Ferguson, ma anche in diverse città degli stati di California, Texas, New Jersey e Washington.

Molte le azioni di protesta che hanno coinvolto i punti vendita della catena. "Non ci fermeremo fino a quando i lavoratori Walmart non avranno diritto ad un sindacato, un salario di sussistenza, e condizioni di lavoro dignitose", urla da un megafono un aderente di OUR Walmart a Washington, mentre in un sobborgo di Saint Louis alcuni manifestanti entrano in un negozio cantando "Mani in alto, non sparare!".

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#BlackoutBlackFriday: Ferguson + Walmart

Più di 400 persone sono state arrestate a Ferguson (Missouri) e in tutti gli Stati Uniti in seguito alle proteste per la mancata condanna del poliziotto responsabile dell'uccisione di Michael Brown. Manifestazioni e scontri sono avvenuti in tutte le grandi città degli Stati Uniti, da Boston a Dallas, da New York ad Atlanta. Su Twitter l'hashtag #Ferguson è diventato un trending topic in America e altrove.

L'ondata di protesta si allarga e si intreccia con altre lotte in corso. I dipendenti di Walmart, che lottano per un salario minimo di 15 dollari l'ora (#FightFor15) e il diritto di formare un sindacato, per il terzo anno consecutivo hanno proclamato lo sciopero nella giornata del Black Friday, e minacciano di bloccare 1.600 punti vendita in tutto il paese.

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Le proteste sono per la scomparsa dei 43 studenti. In tutto il paese si respira rabbia

Nel pomeriggio di questo lunedì centinaia di studenti e maestri hanno fatto irruzione nel Palazzo del Governo e hanno incendiato l'edificio chiamato Tierra Caliente, per protesta poiché le autorità non hanno fornito informazioni su dove si trovino i 43 "normalisti" di Ayotzinapa scomparsi dal 26 settembre.

Verso le ore 17.00, i contestatori hanno fatto irruzione sul piazzale dell'immobile governativo e hanno distrutto le vetrate negli edifici Costa Chica, Costa Grande, Centro e Nord. Un elicottero sorvola la zona. Fino ad ora non sono giunti addetti del corpo dei pompieri. Poliziotti controllano il Palazzo del Governo.

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Ancora scioperi nei Fast Food contro i salari da fame

Oggi, 4 settembre, migliaia di "Fast Food Workers" di McDonald's, Burger King, Wendy's, ecc., sono scesi in piazza in oltre 100 città degli Stati Uniti per manifestare contro paghe da fame: chiedono l'innalzamento della retribuzione minima a 15 dollari l'ora ed espongono cartelli con scritto "Fight For 15" e "Low Pay Is Not OK". Il sindacato SEIU (The Service Employees International Union) ha coinvolto nella lotta anche i lavoratori che svolgono assistenza domiciliare (#HomeCare).

A New York una ventina di lavoratori sono stati arrestati durante la protesta a Times Square. Arresti anche a Detroit e in altre città in seguito ai blocchi del traffico organizzati dai manifestanti.

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Salario minimo, riprende negli Usa la lotta dei fast food

Ieri è stato il giorno del Labour Day, la festa del lavoro, negli Usa. E il presidente Obama è tornato a sollevare il tema dell'aumento del salario minimo a 10,10 dollari l'ora, spiegando che questo servirà a rafforzare la ripresa economica e la condizione di milioni di lavoratori americani: "Non sto chiedendo la luna, ma voglio un buon accordo per i lavoratori americani", ha sottolineato Obama.
Dopodomani i dipendenti dei fast food incrociano di nuovo le braccia per chiedere proprio l'aumento del salario minimo. L'obiettivo, però, è quello di ottenere 15 dollari l'ora. E questa volta non si tratterà di un semplice sciopero. I dipendenti delle principali catene come MacDonald's, Burger King, Wendy's e Kfc, al grido di 'Fight For 15' (lotta per i 15 dollari) sono disposti anche alla disobbedienza civile, seppur non violenta, pur di attirare l'attenzione sul problema.

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