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Americhe

Brasile in fiamme

Dopo lo sciopero generale di fine aprile contro le misure di austerità volute dal governo, il Brasile continua a farsi sentire, questa volta con il corteo #OcupaBrasilia del 24 maggio. Organizzate da sindacati e dai movimenti dei Sem Terra e dei Trabalhadores Sem-Teto, circa 200mila persone hanno marciato nella capitale Brasilia contro il presidente Temer sotto inchiesta per corruzione, ma anche e soprattutto contro le riforme di pensioni e lavoro che peggiorano drasticamente le condizioni di vita e di lavoro di milioni di proletari. La manifestazione ha visto assalti ai ministeri da parte di folle inferocite e decine di feriti negli scontri con la polizia, che ha fatto largo uso di granate stordenti, gas lacrimogeni e anche di armi da fuoco.

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Lavoratori di AT&T in sciopero

Circa 40.000 dipendenti di AT&T sono scesi in sciopero lo scorso 19 maggio dopo che non si è raggiunto un accordo per il nuovo contratto. I lavoratori, molti dei quali membri del sindacato CWA (Communications Workers of America), hanno lanciato una tre giorni di picchetti e manifestazioni in tutto il paese che ha obbligato alla chiusura decine di store del colosso del settore telefonia e wireless.

Già lo scorso marzo, in California e Nevada, circa 17.000 operatori avevano incrociato le braccia contro il peggioramento delle condizioni di lavoro.

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A Chicago marcia di #FightFor15 contro McDonald's

Cambiano i presidenti, cambiano i governi, ma rimanendo in piedi il regime capitalista resta lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. Mentre i grandi papaveri della multinazionale del panino spendono e spandono, i lavoratori fanno fatica ad arrivare alla fine del mese e si chiedono: "If McDonald's can pay their CEO $15 million a year, why won't they pay us $15 an hour?" Per questo motivo e altri ancora, come le molestie sessuali sul luogo di lavoro denunciate da molte lavoratrici o il numero di feriti gravi (alcuni ustionati), la lotta continua.

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#BrasilEmGreve

Sciopero generale ieri in Brasile, il primo da vent'anni a questa parte. La mobilitazione, contro le misure di austerità volute dal governo, la riforma delle pensioni e la legge che cancellerebbe lo Statuto dei lavoratori varato nel 1943, è stata organizzata da un centinaio di sigle sindacali, a cui si sono aggiunte le organizzazioni dei senza terra e dei senza tetto, nonché gli indigeni che alcuni giorni fa hanno cercato di invadere il parlamento di Brasilia per contestare una proposta di legge che delimita i confini delle loro terre. E' scesa in campo anche l'Assemblea della Conferenza Episcopale, che per bocca di mons. Leonardo Steiner ha invitato i fedeli a partecipare allo sciopero generale "al fine di ottenere il meglio per il popolo brasiliano".

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#Fightfor15: negli Usa migliaia di lavoratori in sciopero

Il 29 novembre grande giornata di lotta per il salario negli States

Per il quarto anno consecutivo migliaia di lavoratori hanno scioperato per ribadire le motivazioni della campagna Fight for 15, ovvero il salario minimo di 15 dollari l'ora e la possibilità di organizzarsi sindacalmente. Quest'anno, tra le parole d'ordine scandite, ci sono la fine delle violenze per mano della polizia, specialmente contro la popolazione di colore, e il no deciso alla deportazione dei lavoratori immigrati (soprattutto messicani). Lo sciopero è stato sostenuto dal sindacato Service Employees Union Internazionale (SEIU).

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