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23 maggio: March on McDonald's

Anche quest'anno centinaia e centinaia di lavoratori dei fast food e solidali hanno assediato la sede di McDonald's, a Chicago, in occasione della riunione annuale degli azionisti il 24 maggio. Già dal giorno prima un grosso corteo, sotto la pioggia, ha occupato le strade del centro della città protestando contro i bassi salari e le molestie sessuali subite sul luogo di lavoro dalle lavoratrici.

Alle due giornate di mobilitazione hanno partecipato anche i dipendenti di Dunkin' Donuts e Wendy che, insieme ai precari dell'assistenza sanitaria domiciliare e degli aeroporti, hanno marciato davanti alla sede del gigante del panino. Alcuni lavoratori sono stati arrestati per aver bloccato la circolazione con un sit-in.

Un lavoratore di Kansas City, arrivato in città per la manifestazione, ha dichiarato: "Dopo la prima volta che ho scioperato ho avuto un sollievo. Partecipare con altri lavoratori alla lotta e vedere l'aumento dei salari mi ha dato speranza. Stiamo lavorando sodo ogni giorno, sto lavorando per una azienda molto ricca e non sono ancora in grado di mantenere la mia famiglia".

Attraverso gli scioperi e le proteste, "Fight For 15" mira ad alzare il salario minimo federale dagli attuali 7,25 dollari l'ora a 15. Finora si sono ottenuti dei risultati in alcuni stati, come la California e New York. Oltre a chiedere aumenti salariali il movimento, appoggiato dall'unione sindacale SEIU, vuole che le aziende riconoscano ai lavoratori la possibilità di organizzarsi sindacalmente senza subire rappresaglie dai datori di lavoro.

Negli ultimi anni la campagna #Fightfor15 è dilagata in tutti gli States, attirando le simpatie interessate di alcuni candidati democratici tra cui Bernie Sanders. Quest'anno molti degli slogan erano incentrati contro il presidente Trump, accusato di essere, proprio come McDonald's, uno dei rappresentanti dell'1%. E' vero, Trump è dall'altra parte della barricata, però sappiamo che non c'è una differenza sostanziale tra democratici e repubblicani: entrambi mirano alla difesa del capitalismo.

Non sarebbe male se i lavoratori dei vari settori – fast food, assistenza sanitaria, aeroporti, mense, ecc. -, si unissero stabilmente per chiedere il living wage, magari lanciando una campagna globale a cui sia possibile collegarsi. E la Cgil in Italia, a parte le inutili raccolte firme per la Carta dei diritti, come pensa di affrontare il problema dei salari da fame?

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