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Asia

Rivolta operaia in Bangladesh

Rivolta operaia in Bangladesh

Non si ferma lo sciopero in Bangladesh. Fino a 200.000 operai del settore dell'abbigliamento sono scesi in strada in questi giorni costringendo centinaia di fabbriche tessili a chiudere. L'obiettivo dello sciopero è un aumento generalizzato del salario minimo da circa 38 dollari al mese a 100. La polizia ha risposto a questa rivendicazione con gas lacrimogeni e proiettili di gomma. I lavoratori bloccano le strade e gli scontri con le forze dell'ordine hanno provocato il ferimento di centinaia di persone.

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Crollo in Bangladesh, 290 morti. Operai in rivolta dopo l'incidente

crollo_fabbriche_bangladeshE' salito a 290 il bilancio delle vittime del crollo del Rana Plaza a Savar, un edificio di otto piani alla periferia di Dhaka, in Bangladesh. Nella notte i soccorritori sono riusciti ad estrarre dalle macerie altri 45 sopravvissuti, ma diminusce la speranza di ritrovare in vita le tante persone ancora rimaste intrappolate sotto la struttura che ospitava diverse fabbriche di vestiti, una banca e un centro commerciale e dove lavoravano circa 3.000 persone.

La Campagna Abiti Puliti (sezione italiana della Clean Clothes Campaign), insieme con i sindacati e le organizzazioni per i diritti dei lavoratori attivi in Bangladesh e in tutto il mondo, chiede un intervento immediato da parte dei marchi internazionali a seguito del crollo del Rana Plaza. Il palazzo fabbrica, secondo Abiti Puliti, ospitava la relizzazione di prodotti per grandi marchi europei, anche italiani.

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Se anche il Dragone apre al sindacato

La Foxconn, l'enorme azienda che produce in Cina, per conto della Apple, la totalità degli iPhone e degli iPad in circolazione sul pianeta, ha annunciato che consentirà ai propri dipendenti di eleggere liberamente i propri rappresentanti sindacali. La notizia è senz'altro positiva, ma perché arriva proprio ora, quando l'economia del gigante asiatico comincia a frenare?

La notizia è di qualche giorno fa, e a darla è stato per primo il Financial Times. Lo scorso 4 febbraio il prestigioso quotidiano finanziario ha annunciato che la Foxconn, una delle aziende più grandi del mondo per numero di addetti, consentirà ai suoi dipendenti cinesi di eleggere liberamente i propri rappresentanti sindacali.

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Assam, braccianti bruciano il padrone

fuocoIl proprietario di una piantagione di tè nel nord est dell'India e sua moglie sono stati arsi vivi durante una violenta agitazione dei braccianti. Lo riferiscono le agenzie di stampa: un migliaio di braccianti agricoli, dipendenti dellla Mkb Tea Estate - una delle circa 800 piantagioni di té dell'Assam, che fanno oltre metà della produzione indiana del famoso tè - hanno circondato l'abitazione del proprietario, Mridul Bhattacharya. Inferociti perché da tempo non ricevevano lo stipendio, e perché a quanto pare la direzione aziendale aveva ingiunto a parte dei dipendenti di sloggiare dagli ostelli dove alloggiano - e avevano pure fatto arrestare due dei loro compagni - i lavoratori hanno marciato sul bungalow dei possidenti e hanno appiccato il fuoco con della benzina. All'interno c'era il titolare della piantagione insieme alla moglie, che non hanno trovato scampo. I lavoratori hanno anche bruciato due veicoli, di proprietà del padrone.
Il fatto è avvenuto a Kunapathar, a circa 500 chilometri da Guwahati, la principale città dell'Assam.

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Il Cipputi cinese blocca l'Iphone5

L'ultima delle sommosse che fanno tremare la seconda economia del mondo. La terza generazione di operai non accetta più di morire. E per il potere rosso è uno shock. Rivela il cortocircuito del nuovo schiavismo dell’Asia, su cui Europa e America continuano a chiudere gli occhi.

PECHINO. "Chiuso". Questo avviso, in Cina, è incomprensibile. All’alba di oggi però la direzione Foxconn l’ha fatto affiggere, un francobollo rosso, sull’immenso cancello grigio dello stabilimento di Taiyuan, città-industria modello tra le montagne dello Shanxi. Una fabbrica sbarrata e inaccessibile, improvvisamente alla deriva nel silenzio e circondata dalla polizia privata del signor Terry Gou, magnate di Taiwan. Un evento economicamente inconcepibile: perché il cartello "chiuso" campeggia, come un vecchio certificato di malattia, sullo stabilimento- simbolo del successo di Pechino, icona della modernità globale.

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