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Asia

Operai indiani

indianiOperai indiani rispondono all'assassinio di un delegato sindacale uccidendo un padrone.

Un sindacalista è stato ucciso dalla polizia locale durante gli scontri tra operai e poliziotti di fronte alla fabbrica. La risposta degli operai della Regency Geramics non si è fatta attendere a lungo, uno dei massimi dirigenti della fabbrica è stato ucciso dagli operai inferociti che hanno dato fuoco anche a diversi locali di proprietà della Regency Ceramics di Yanam, India.

Lo scontro tra operai e padroni della R.C. è in atto da tre settimane, gli operai molti dei quali precari, chiedono aumenti salariali, migliori condizioni di lavoro e contratti a tempo determinato. Gli scioperanti chiedono anche che i loro colleghi licenziati o sospesi dal lavoro a causa della vertenza rientrino in fabbrica.

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Ondata di scioperi in Indonesia

indonesiaL'economia indonesiana è esplosa in seguito all'aumento dei prezzi delle principali derrate, ma anche il costo della vita sta crescendo e c'è la forte sensazione che il boom economico del paese non sia condiviso da tutti. La cosa sta scatenando un gran numero di scioperi in tutta l'Indonesia dalla fine del 2011, alcuni dei quali hanno portato ad aumenti salariali.

Jakarta
A novembre del 2011 uno sciopero programmato a Jakarta da parte di 85 mila lavoratori sindacalizzati è stato revocato solo dopo che il governo locale ha concesso un aumento di circa il 20% del minimo salariale.

Freeport
Più di 8000 lavoratori e 1600 contrattualizzati hanno scioperato all'interno della miniera di rame Freeport in Papua. Lo sciopero, della durata di tre mesi, da settembre a dicembre, è stato il più lungo nella storia dell'Indonesia e ha ridotto drasticamente della metà la produzione della miniera. Lo sciopero si è concluso quando i lavoratori hanno ottenuto un aumento salariale del 37%. I datori di lavoro di tutta l'Indonesia si dicevano preoccupati che questo accordo salariale potesse spronare altri lavoratori a insistere per aumenti di salario.

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Gli scioperi operai che piegano Deng

dengGuandong - A Shenzhen, prima zona speciale del 1980, è in crisi il modello produttivo a basso valore aggiunto e alta intensità di lavoro a causa degli aumenti salariali e dei costi ambientali insostenibili.

È la regione cinese più industrializzata. Oltre l'80% sono operai-migranti, lavorano nel tessile, nei giocattoli, nell'elettronica, settori in crisi. Chiedono più salario, ma anche delegati autonomi dal Pcc e contrattazione collettiva

Settima strada dell'innovazione, seconda via della scienza, viale della tecnologia... Hanno nomi che rimandano a un orizzonte di progresso i percorsi del Parco industriale dell'alta tecnologia di Shenzhen, l'ex villaggio di pescatori che nel 1980 Deng Xiaoping trasformò nella prima zona economica speciale della Repubblica popolare, oggi scossa da una profonda trasformazione e dagli scioperi che attraversano l'intera regione del Guangdong.

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Cina, l'esercito assedia gli operai in rivolta stop ai viveri per piegare un villaggio

wukandi Giampaolo Visetti

Le regioni industriali sono colpite da scioperi.  A Wukan il pugno duro dei soldati. La crisi di Europa e Usa contagia anche la Cina, scossa dai venti di rivolta più forti degli ultimi vent´anni. Da settimane le regioni industriali della costa sono colpite da ondate di scioperi, milioni di operai perdono il posto di lavoro e migliaia di aziende, minate dal calo delle esportazioni, falliscono e chiudono. Per la prima volta il "modello Cina", fondato sulla produzione a basso costo destinata all´estero, mostra i suoi limiti: la crescita rallenta e il governo di Pechino teme che il virus dell´instabilità, dalla zona euro si diffonda anche in Oriente. Simbolo delle sommosse che scuotono la seconda potenza economica del mondo è il villaggio di Wukan, nella contea di Shanwei, cuore del ricchissimo Guangdong.

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Anche i cinesi si incazzano. La fabbrica si sposta da dove il lavoro costa poco a dove costa pochissimo: proteste e scontri

dongguanMigliaia di operai hanno dato vita a violente proteste contro i licenziamenti e i tagli dei salari a Dongguan, una città industriale nella provincia del Guangdong, nella Cina meridionale. Secondo il quotidiano Mingpao di Hong Kong le proteste si sono verificate in una fabbrica di proprietà della taiwanese Yue Cheng, che produce scarpe sportive per marchi internazionali come New Balance, Nike e Adidas. I lavoratori hanno dato vita alle proteste ieri, dopo che erano stati annunciati tagli ai salari e i licenziamenti di 18 dirigenti di medio livello.La fabbrica ha circa ottomila dipendenti. Il China Labour Bulletin di Hong Kong, una pubblicazione di esuli cinesi che segue con attenzione le vicende industriali, afferma che circa settemila operai hanno preso parte alle proteste. Secondo il Mingpao ieri pomeriggio gli scioperanti si sono scontrati con la polizia e dieci lavoratori sono rimasti feriti. Gli operai sostengono che la direzione intende spostare la fabbrica nella vicina provincia dello Jiangxi, dove i salari sono più bassi che nel Guangdong, una delle regioni più industrializzate della Cina.

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