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Asia

Cina, scontri tra operai e polizia a Chaozhou

Chaozhou8 Giugno 2011

Violenti scontri tra polizia e oltre 200 operai cinesi si sono verificati a Chaozhou city, nella provincia meridionale di Guangdong. Gli operai, tutti immigrati nella città per lavorare, si erano radunati di fronte all'edificio del governo per protestare contro il ferimento di un collega accoltellato mentre chiedeva che gli venissero versati due mesi di stipendi arretrati. Negli scontri almeno 18 persone sono rimaste ferite, diverse automobili sono state danneggiate.

La polizia ha fermato nove operai. L'episodio che ha scatenato la protesta è accaduto mercoledì scorso. Fra i fermati il direttore della fabbrica per la quale lavorava l'operaio accoltellato. Gli scontri sono un'ulteriore segno dell'accendersi di tensioni nel mondo del lavoro in Cina, quantomai nel comparto industriale, con i lavoratori, soprattutto quelli che emigrano nelle città per lavorare nelle fabbriche, che chiedono migliori salari per far fronte al sempre crescente costo della vita.

[tratto da www.infoaut.org]

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Gli scioperi nell'industria automobilistica in Cina

scioperi_auto_cina

28 Ottobre 2010

di Lance Carter

Un resoconto analitico dell'ondata di scioperi selvaggi avvenuti con successo durante il 2010 in Cina presso le fabbriche automobilistiche, in larga misura giapponesi.

Tra maggio e luglio del 2010 una serie di scioperi significativi negli impianti di componenti per automobili si è verificata nelle regioni costiere della Cina. Gli scioperi in Cina non sono una novità, ma la recente ondata è notevole  almeno sotto tre aspetti: l'ammontare delle concessioni fatte ai lavoratori; il grado di pubblicità che ha inizialmente avuto sui media cinesi; e l'aver contribuito a mettere all'ordine del giorno una riforma del sindacato. Nonostante gli scioperi fossero diretti principalmente contro i salari iniqui, ci sono stati anche dei tentativi di puntare alla questione maggiormente politica della rappresentanza sindacale. I lavoratori con cui ho parlato, che hanno partecipato agli scioperi nelle fabbriche della Honda, sono stati chiaramente politicizzati dagli eventi ed erano ben consapevoli degli scioperi che si verificavano in tutta l'industria automobilistica cinese.

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Panno tinto nel sangue

operaio_bangladeshDicembre 2010

Le recenti morti di lavoratori nell'industria dell'abbigliamento in Bangladesh a causa della repressione della polizia e di un incendio in una fabbrica

Dopo lunghe trattative, iniziate nel 2006, è stata finalmente attuata a partire da novembre 2010 una scala retributiva per i salari minimi. Ma nel ricevere le buste paga i lavoratori di molte fabbriche hanno trovato meno del previsto. In alcune fabbriche si è semplicemente ignorato il nuovo minimo salariale, in altre fabbriche gli arretrati precendentemente concordati non sono stati pagati. Spesso non si è tenuto conto dell'anzianità, lavoratori con molti anni di esperienza sono stati declassati allo stesso livello dei nuovi assunti. Alcuni datori di lavoro hanno declassato l'intera forza lavoro nella scala salariale per poter ridurre al minimo gli aumenti salariali.

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Robuste lotte operaie in Cina contro il Capitale “comunista”

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Novembre 2010

In occidente l’ideologia dominante porta ad esempio ai lavoratori italiani quelli di Cina, che sarebbero da sempre incapaci di lotta di classe e passivamente pronti a sottomettersi allo sfruttamento per “una ciotola di riso”. È questo, semplicemente, un falso post-coloniale, che si sta ancora una volta smascherando all’evidenza quando, dall’inizio di quest’anno, sono filtrate fin qui notizie di innumerevoli scioperi e risoluti episodi di lotta degli operai cinesi.

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Messaggio di solidarietà dei sindacati iraniani

greve_franceOttobre 2010

SOLIDARIETA’ INTERNAZIONALE AGLI SCIOPERI IN FRANCIA
Messaggio di solidarietà dei sindacati dei lavoratori iraniani ai lavoratori e ai salariati francesi

Con il totale sostegno al vostro glorioso movimento di protesta, i sindacati operai iraniani dichiarano con forza: “Voi gridate il male comune ai tutti i lavoratori del mondo”. Attaccare i diritti acquisiti dai lavoratori con il pretesto della mondializzazione fa parte del programma della maggioranza degli Stati capitalisti e ciò ha come conseguenza la povertà, la miseria e la disoccupazione per il lavoratori.

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