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Asia

Licenziamenti di massa in Arabia Saudita

Il Saudi Binladin Group ha licenziato lo scorso 2 maggio circa 77mila lavoratori stranieri e prevede per i prossimi mesi il taglio di altri 12 mila di posti di lavoro, detenuti da cittadini sauditi.

"La dimensione della nostra forza lavoro è sempre adeguata alla natura, alle dimensioni dei progetti e al lasso di tempo necessario al gruppo", ha dichiarato il portavoce Al-Yaseen Attas.

Il Gruppo Binladin, creato nel 1931 dal padre del defunto leader di al-Qaeda Osama Bin Laden, è tra i più grandi costruttori del Medio Oriente e uno dei maggiori datori di lavoro in Arabia Saudita con circa 200.000 lavoratori. La società gestisce la maggior parte dei progetti di costruzione del paese, come ad esempio gli stadi di calcio e le linee ferroviarie ad alta velocità.

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Impennata di scioperi nel 2015. Canton, arrestati attivisti pro migranti

sciopero a FoshanRispetto al 2014, l'anno appena concluso ha visto un'impennata di scioperi in Cina. Le proteste registrate da China Labour Bulletin sono salite infatti a 2.774 nel 2015, dalle 1.379 rilevate l'anno prima dalla stessa organizzazione non governativa.

Secondo la ong con sede a Hong Kong – oltre al rallentamento della seconda economia del Pianeta – la causa fondamentale delle proteste rimane "il rifiuto sistematico da parte degli imprenditori di rispettare i diritti elementari dei lavoratori, come quello di essere pagati puntualmente e di ricevere i benefit che gli spettano; e il fallimento delle amministrazioni locali di far rispettare le leggi sul lavoro".

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In Cina i lavoratori continuano a lottare

Secondo l'ong China Labour Bulletin – di Hong Kong – gli scioperi e le proteste a livello nazionale sono quasi raddoppiate nei primi 11 mesi del 2015 a 2.354 da 1.207 nello stesso periodo del 2014. Il Ministero del Lavoro cinese dice che 1,56 milioni di casi di cause sul lavoro sono state accettate per mediazione nel 2014, rispetto agli 1,5 milioni nel 2013.

Nel silenzio generale, dunque, i lavoratori cinesi continuano quelle lotte che hanno caratterizzato gli anni scorsi, portando anche ad importanti risultati, sotto il punto di vista degli aumenti salariali e dei diritti sindacali.

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Sciopero generale in India

Mercoledì 2 settembre oltre 100 milioni di lavoratori indiani hanno aderito allo sciopero di 24 ore indetto contro le nuove leggi sul lavoro pianificate dal governo del primo ministro Narendra Modi. Chiuse banche, esercizi commerciali e alcune industrie. Fermi treni, bus e metropolitane in quasi tutti gli stati indiani.

Lo sciopero ha mobilitato migliaia di lavoratori, oltre che a New Delhi e Mumbai - le due maggiori città indiane - negli stati di West Bengala, Kerala, Telengana, Goa e Uttar Pradesh. Pesanti scontri con le forze dell’ordine si sono registrati nel distretti di Murshidabad e Calcutta. I disagi più forti si sono riscontrati nello stato del Bengala Occidentale, dove i manifestanti hanno tentato di bloccare i binari ferroviari e hanno lanciato pietre contro la polizia che ha dovuto ricorrere agli sfollagente.

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Le proteste dei lavoratori edili a Dubai

Centinaia di lavoratori immigrati del settore edile hanno partecipato a una protesta davanti a un centro commerciale di Dubai per protestare contro i bassi salari e per chiedere di essere pagati per gli straordinari. Le proteste dei lavoratori, in gran parte immigrati indiani, pachistani e bangladesi, sono molto rare a Dubai dove in passato i lavoratori che hanno partecipato a scioperi sono stati sospesi dal lavoro, arrestati o espulsi dal paese.

Le autorità hanno schierato la polizia antisommossa nel centro della città ed è stato bloccato il traffico per circa un'ora, per permettere ai lavoratori di negoziare il loro salario con il datore di lavoro. Dubai è uno dei sette emirati che compongono gli Emirati Arabi Uniti. Secondo l'International trade union confederation, nei paesi del golfo milioni di lavoratori immigrati di origine asiatica o africana sono soggetti ad abusi da parte dei datori di lavoro tra cui stipendi non pagati, confisca dei passaporti, lavori forzati e maltrattamenti.

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