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Scontri tra operai e polizia in Cambogia

cambogiaUna donna è stata uccisa e diverse persone sono rimaste ferite in scontri tra lavoratori tessili e poliziotti antisommossa nella capitale cambogiana martedì scorso. Gli scontri sono scoppiati quando centinaia di operai di una fabbrica che lavora per marchi globali come Gal e H&M, hanno marciato compatti verso la casa del primo ministro Hun Sen - nel cuore di Phnom Penh - per chiedere migliori condizioni di lavoro. In un primo tempo le autorità hanno detto che la polizia ha usato solo cannoni ad acqua contro i manifestanti che lanciavano pietre, poi hanno confermato che sono stati usati anche proiettili di gomma e gas lacrimogeni.

"Mia madre è stata colpita al petto mentre stava vendendo riso sul ciglio della strada", ha detto la figlia Vong Voleak. Un reporter sul posto ha detto che alcuni testimoni hanno visto il bossolo di un proiettile vicino al banco del mercato. La Ong per i diritti umani Licadho ha confermato il decesso della donna.

Centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa armati di manganelli e scudi hanno disperso con violenza i manifestanti. "Siamo andati dal primo ministro per chiedere il suo intervento per migliorare le condizioni di lavoro in fabbrica. Ma le autorità hanno usato le armi per reprimere", ha detto Kong Athit, vice presidente della Coalition of Cambodian Apparel Workers' Democratic Union (CCAWDU).

Controversie sui salari, la sicurezza e le condizioni di lavoro nell'industria dell'abbigliamento sono frequenti in Cambogia. L'industria multimiliardaria impiega circa 650.000 persone ed è la principale fonte economica del paese. Attualmente il salario medio di un operaio cambogiano si aggira tra i 50 e gli 80 dollari al mese. In luglio l'Organizzazione internazionale del lavoro ha accusato la Cambogia di aver fatto passi indietro negli sforzi per migliorare le condizioni di lavoro nel settore. Il primo ministro Hun Sen ha detto che le proteste potrebbero mettere in pericolo l'industria del paese, spingendo le imprese a trasferirsi in Myanmar, Laos e India, dove la manodopera costa ancora meno.

Ieri in Bangladesh migliai di operai sono scesi in strada a Savar e Ashulia, vicino alla capitale Dacca, per rivendicare un minimo salariale di 100 dollari al mese: anche qui violenti scontri con la polizia, arresti e fabbriche chiuse.

Un filo rosso lega l'industria asiatica dell'abbigliamento ai grandi centri della distribuzione in Europa e negli States (Walmart in primis).

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