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Cina, l'esercito assedia gli operai in rivolta stop ai viveri per piegare un villaggio

wukandi Giampaolo Visetti

Le regioni industriali sono colpite da scioperi.  A Wukan il pugno duro dei soldati. La crisi di Europa e Usa contagia anche la Cina, scossa dai venti di rivolta più forti degli ultimi vent´anni. Da settimane le regioni industriali della costa sono colpite da ondate di scioperi, milioni di operai perdono il posto di lavoro e migliaia di aziende, minate dal calo delle esportazioni, falliscono e chiudono. Per la prima volta il "modello Cina", fondato sulla produzione a basso costo destinata all´estero, mostra i suoi limiti: la crescita rallenta e il governo di Pechino teme che il virus dell´instabilità, dalla zona euro si diffonda anche in Oriente. Simbolo delle sommosse che scuotono la seconda potenza economica del mondo è il villaggio di Wukan, nella contea di Shanwei, cuore del ricchissimo Guangdong.

Da cinque giorni i ventimila abitanti del paese, divisi tra pesca, agricoltura e industria, sono sotto assedio da parte dell´esercito. Per sedare la rivolta, iniziata in settembre, le autorità hanno ordinato il blocco dei viveri e da domenica nessuno può entrare o uscire dal villaggio. Mille agenti circondano la zona e continui scontri armati con la popolazione minacciano di degenerare in un drammatico conflitto. Posti di blocco e censura impediscono di entrare a Wukan. Gli abitanti riusciti a fuggire attraverso i campi testimoniano di retate delle forze armate di Pechino, che colpiscono anche donne e bambini con idranti e lacrimogeni. Decine i feriti, mentre tredici leader della rivolta sono stati catturati e messi in prigione.

A far riesplodere la rabbia popolare è stata la morte in carcere del capo degli insorti, Xue Jinbo di 43 anni. Secondo la polizia si è trattato di un improvviso arresto cardiaco. I famigliari, a cui non è stato restituito il cadavere, descrivono invece un corpo martoriato dalle percosse e dalle ustioni. Per la prima volta, dai giorni del massacro in piazza Tienanmen, immagini rubate con il telefonino mostrano una folla inferocita che esibisce striscioni che invocano la "fine della dittatura" e la "morte dei funzionari comunisti corrotti". Giornali e tivù di Stato ignorano la rivolta di Wukan, mentre i filtri governativi non riescono a bloccare le denunce e le richieste di aiuto online degli abitanti, che temono di "essere presto tutti uccisi". Autorità, funzionari locali del partito e ricchi imprenditori sono fuggiti e nel paese regna l´anarchia. A eleggere Wukan a simbolo del pericoloso malessere che percorre la Cina, sono le ragioni della rivolta. La popolazione si è ribellata agli ultimi espropri forzati di terra, eseguiti dai dirigenti comunisti per favorire grandi immobiliaristi privati. In poche settimane, e a prezzi irrisori, oltre metà del territorio comunale è stato sottratto agli abitanti e trasformato da agricolo in edificabile. Fino ad oggi la gente di Wukan, ricca grazie alla pesca, non si sarebbe opposta alla vendita delle vecchie risaie.

Ora però inquinamento e sfruttamento di fiumi e mare non consentono più di vivere e i prodotti delle campagne tornano essenziali. Grazie alla tragedia dell´ex ricco Wukan, costretto a ribellarsi alla corruzione per non morire di fame, la Cina scopre il mix esplosivo di esaurimento delle risorse naturali, degenerazione del potere e fallimento di un modello di sviluppo che sta seminando instabilità in tutta la nazione. Per i leader di Pechino, riuniti in conclave tre giorni per varare un maxi-piano anti-crisi per il 2012, Wukan è il primo campanello d´allarme su una situazione al limite di sfuggire di mano. Da quattro mesi un piccolo villaggio della regione più industrializzata del pianeta riesce a non farsi piegare dalla repressione e centinaia di altri paesi e città stanno seguendo l´esempio della sua resistenza contro gli abusi, mentre anche i territori del Tibet storico sono in subbuglio a causa del sacrificio dei monaci che si danno fuoco per denunciare la colonizzazione cinese. Partito e governo sono impegnati nel cambio di potere da cui emergerà la classe dirigente dei prossimi dieci anni. Non possono permettersi un bagno di sangue, ma nemmeno una prova di incapacità a mantenere l´ordine. Per questo, dall´esito dell´assedio di Wukan, dipende la sorte della Cina e in parte anche quella dell´Europa.

Fonte: Repubblica

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