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In Cina lo sciopero è virale

scioperi in Cina nel 2014 - China Labour Bulletin1378, questo il numero degli scioperi in Cina nel 2014 secondo il China Labour Bulletin di Honk Kong. Quasi il doppio rispetto all’anno precedente. I nuovi dati raccolti evidenziano inoltre un’accelerazione della tendenza: nell’ultimo trimestre dell’anno i numeri sono triplicati rispetto allo stesso periodo del 2013.

I lavoratori cinesi scesi in sciopero - operai, camionisti, insegnanti, lavoratori edili, minatori, ecc. - rivendicano salari più alti, arretrati e pensioni. Attraverso l’utilizzo di smartphone e social network, le mobilitazioni si sono diffuse di fabbrica in fabbrica, espandendosi oltre la provincia industriale del Guangdong, da sempre epicentro delle proteste. Scioperi sono stati indetti infatti anche nelle ricche province di Jiangsu e Shandong, nonché nella Cina centrale nella più povera Henan.

Le autorità cinesi, di fronte al rallentamento dell’economia e all’aumento delle proteste, hanno mostrato maggior cautela, rispetto al passato, nella repressione del fenomeno.

La stessa cautela adottata in occasione delle proteste nella metropoli finanziaria e bottegaia di Hong Kong, dove gli studenti, consueta cartina di tornasole del malessere sociale, hanno manifestato per una "vera democrazia" sotto l'etichetta per niente casuale di Occupy Central. In realtà si è trattato di una reazione all'impoverimento degli strati bassi, colpiti dall'emigrazione di molti servizi verso le aree portuali dei distretti produttivi cinesi (come Shanghai); a cui ha risposto, solidarizzando timidamente, la megalopoli operaia confinante di Shenzhen, con volantini a stampa e attività su Internet a firma Occupy Shenzhen.

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