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Libano, battaglia sul salario minimo

lavoratori in LibanoDopo il parere negativo del Consiglio della Shura sul decreto governativo che prevede l’innalzamento dei salari nel settore privato e pubblico, l’esecutivo crea una commissione che tenga conto del tasso di inflazione. E mentre il sindacato mette fretta al governo, gli imprenditori presentano una controproposta.

Beit Sahour (Cisgiordania), 1 novembre 2011, Nena News (nella foto, lavoratori libanesi nel settore delle costruzioni) – Il costo della vita in Libano cresce e divora i salari dei lavoratori. E così da due settimane governo e sindacati si interrogano sui possibili interventi, rallentati dalle accuse di violazione della legge e dalle proteste delle organizzazioni degli imprenditori.

Ieri, la Confederazione Generale del Lavoro ha chiesto al governo di porre fine ai tentennamenti: basta procrastinare il decreto per l’incremento dei salari. E oggi il Consiglio dei Ministri discuterà la decisione dello Shura Council, senato consultivo libanese, di rispedire al mittente il pacchetto di misure previsto dall’esecutivo la scorsa settimana.

In particolare, il Consiglio aveva espresso parere negativo sulla proposta del governo libanese di innalzare il salario minimo garantito sia nel settore privato che in quello pubblico e di incrementare di 200mila lire libanesi (circa 95 euro) gli stipendi sotto gli 11 milioni di lire (circa 470 euro) e di 300mila lire quelli compresi tra un milione e 1,8 milioni. A giustificazione della raccomandazione, il Consiglio della Shura ha indicato la violazione dell’articolo 6 della Legge del Lavoro libanese del 1967: il governo è tenuto a rivedere il salario minimo ogni anno tenendo conto del costo della vita e dell’incremento del tasso di inflazione.

Il probabile obiettivo del Consiglio è quello di fare pressione sul governo perché apra un tavolo di negoziati con le organizzazioni imprenditoriali e con il sindacato, la Confederazione Generale del Lavoro. Una pressione volta anche a correggere un’altra violazione: come sottolineato dallo Shura Council, il decreto governativo prevede incrementi salariali per tutti i lavoratori, del settore privato e di quello pubblico, esclusi i dipendenti con stipendi superiori a 1,8 milioni di lire libanesi.

Nonostante il governo non sia tenuto a seguire e implementare i verdetti della Consiglio, ha comunque deciso di rivedere la propria decisione tenendo conto del parere emesso. Il presidente del Gabinetto Michel Sleiman ha assegnato ad  una commissione ministeriale il compito di analizzare la raccomandazione del Consiglio della Shura e definire nuovamente gli incrementi salariali. Guidata dallo stesso Mikati, la commissione è formata dal ministro delle Finanze Mohammad Safadi, da quello dell’Economia Nicolas Nahhas e dal quello del Lavoro Charbel Nahhas.

E ieri è arrivata la critica del sindacato, la Confederazione Generale del Lavoro, nei confronti degli eccessivi tentennamenti del governo: "Chiediamo all’esecutivo di accelerare le delibere necessarie a stabilire l’incremento del salario minimo. Inoltre chiediamo l’implementazione dei benefici sociali e dei sussidi per trasporti ed educazione", ha detto in una dichiarazione il comitato esecutivo del sindacato.

Ammettendo, attraverso le parole del proprio presidente, Ghassan Ghosn, di non aver ancora saputo stabilire il giusto valore di un necessario incremento ("Il disegno di legge presenta ancora errori legali – ha spiegato Ghosn – Lasciamo il governo decretare l’aumento e poi discuteremo delle percentuali. Abbiamo in programma un meeting con l’esecutivo nei prossimi giorni"), il sindacato non ha voluto rendere nota l’intenzione di organizzare un eventuale altro sciopero, dopo quello del 12 ottobre scorso.

Rispetto al parere espresso dal Consiglio della Shura, la Confederazione si è subito allineata, ritenendo la critica valida perché i valori proposti dal governo la scorsa settimana non tenevano conto del tasso di inflazione e, in particolare, lasciavano fuori i salari superiori a 1,8 milioni di lire libanesi.

Dall’altra parte, stanno le organizzazioni rappresentative degli imprenditori, che non hanno fatto mancare le loro critiche: un eventuale incremento dei salari, in particolare di quelli superiori a 1,8 milioni, provocherebbe seri danni finanziari alle aziende private, che in alcuni casi sarebbero costrette ad annunciare la bancarotta in un periodo di recessione per l’economia libanese.

E non hanno fatto mancare nemmeno la loro proposta: incremento del salario minimo del 16,7%, secondo quanto stabilito da una statistica ufficiale che tiene conto dell’inflazione accumulata dal 2008 ad oggi. In questo caso, i salari sotto il milione di lire libanesi verremmo incrementati al massimo di 167mila lire, un valore minore rispetto a quello pensato dal governo.

Emma Mancini - Nena News

[tratto da http://nena-news.globalist.it]

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