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Lavoratori di Amazon scioperano in Germania

Continuano gli scioperi nei centri logistici tedeschi di Amazon.

Il blocco è iniziato lunedì 21 settembre e ha coinvolto diversi magazzini sparsi per il paese: Bad Hersfeld (Assia), Lipsia (Sassonia), Rheinberg e Werne (Renania Settentrionale), Graben (Baviera) e per la prima volta Pforzheim (Baden-Württemberg). Sono scesi in sciopero anche i lavoratori di Amazon Prime Instant Video Germany GmbH con sede a Elmshorn (Schleswig-Holstein). La rete europea dei sindacati, tra cui UNI Europa, ha partecipato alla protesta portando solidarietà ai picchetti del magazzino di Lipsia.

La vertenza in corso va avanti da più di due anni. Il sindacato Ver.Di (Unione dei Sindacati del settore dei servizi) chiede, per i circa 10 mila dipendenti tedeschi, l'applicazione di un contratto di lavoro simile a quello del settore vendita al dettaglio, che prevede un salario minimo di sussistenza e buone condizioni di lavoro. Di fronte al rifiuto di Amazon di sedersi al tavolo delle trattative, è scattato un nuovo sciopero che proseguirà fino al 26 settembre.

Il colosso dell'e-commerce impone ritmi di lavoro estenuanti e una pressione incessante sui lavoratori. Recentemente ha annunciato un aumento del 2,5% dei salari per calmare le proteste, che, al contrario, non accennano a fermarsi.

I lavoratori del comparto della logistica sono fra i peggio pagati, hanno rabbia sufficiente e poco da perdere. Basti pensare alle lotte nei magazzini in Italia dove sempre più frequenti sono gli scioperi a oltranza e senza preavviso. Nel mondo della produzione just in time, la logistica ne è il sistema nervoso e sanguigno. Facchini e corrieri, organizzati a livello internazionale, potrebbero diventare il famoso granello di sabbia che inceppa l'ingranaggio generale.

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