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Anche in Spagna “riforma del lavoro” significa peggiorare le condizioni della classe operaia

huelva_generalDa Il Partito Comunista, n° 342, agosto-ottobre 2010

Con il pretesto che ciò porterà “nuovi posti di lavoro” il governo a guida PSOE si sta preparando uno dei peggiori attacchi ai lavoratori da quando è tornata la democrazia in Spagna. Questo dimostra ancora una volta che qualunque sia il governo capitalista di turno esso non è altro che il comitato a difesa degli interessi comuni di tutta la classe borghese, garantendo con il terrore e la repressione il funzionamento di questa decrepita società.

Questa ultima “riforma del lavoro” ha concesso quasi tutto quanto chiedeva il padronato, dimostrando che è con i governi del Psoe che si applicano con più rigore le misure antioperaie.

Si rende ancora più facile la possibilità di licenziare, essendo sufficiente che le imprese ne dimostrino una minima “ragionevolezza”. Solo avanzando qualche difficoltà economica o per un pretesto organizzativo il licenziamento si realizzerà senza alcun problema e con piena copertura legale.

Il licenziamento dei lavoratori fissi prevede da oggi una liquidazione calcolata col salario di 20 giorni ogni anno di anzianità, mentre precedentemente era di 45 giorni. Inoltre, a partire dal 2015 le imprese dovranno pagare solo 12 giorni dei 20 previsti per legge, e versare i restanti 8 ad un Fondo di Garanzia Salariale, finanziato con il concorso dei salariati.

Come misura di compensazione acquisteranno la condizione di “fissi” quei lavoratori che in un periodo di 30 mesi siano stati occupati in una impresa per un periodo superiore a 24 mesi, per una o più mansioni, con due o più contratti temporanei, e sia direttamente sia tramite Agenzie per il Lavoro Temporaneo (altro regalo fatto al padronato dal governo di Felipe González). In pratica questo non si otterrà quasi mai, perché è mantenuta inalterata la modalità del “licenziamento espresso”, cioè la facoltà del capitalista di estinguere il contratto in forma immediata e unilaterale.

Rispetto alla mobilità territoriale collettiva la nuova norma del lavoro riduce il periodo di “consultazione” con i rappresentanti dei lavoratori ad un arco di 15 giorni non superabili. Tenuto conto del coraggio con il quale detti “rappresentanti” lottano per i loro iscritti, tutto si pone a favore delle imprese anche sotto questo aspetto.

Lo stesso può dirsi delle modifiche “sostanziali” sulle condizione di lavoro e sull’orario: in entrambi i casi si ammette la possibilità di ricorrere ad un arbitrato o ad una mediazione che, anche visti i precedenti, solo possono farsi a beneficio della classe imprenditoriale.

La riforma consente inoltre al padronato di sottrarsi all’applicazione di quanto già concordato e non corrispondere gli aumenti salariali stabiliti nei contratti collettivi in essere. Questo si chiama ora “accordo di non applicazione salariale”.

Sono anche all’ordine del giorno i cosiddetti Expedientes de Regulación de Empleo (Ere), sul tipo dell’italico istituto della mobilità: sarà l’insieme degli occupati che pagherà i salari che hanno cessato di percepire i lavoratori iscritti all’Ere. Per contro le imprese beneficeranno di una riduzione dell’80% per contributi ordinari da versare alla Sicurezza Sociale se manterranno ancora per un anno il lavoratore; poi potranno licenziarlo senza problemi.

Le Imprese di Lavoro Temporaneo con questa riforma del lavoro potranno accedere a settori di attività che prima erano loro preclusi, per ragioni di sicurezza e di igiene del lavoro, col che la precarietà sarà generalizzata in tutti i settori produttivi. Potranno impiegarsi anche all’interno delle Amministrazioni Pubbliche: alla grande varietà di contratti a termine, precariato con ogni forma di contratto possibile, si verranno ad aggiungere anche i dipendenti delle Imprese a carattere temporaneo. Davvero una bella sfida per “l’impiego di qualità”, per utilizzare la definizione imbecille tanto di moda negli ambienti sindacali e progressisti.

Contro tutto questo, e quello che si sta preparando (pensioni, età di congedo, tagli alla sanità, all’insegnamento...), i sindacati del regime (UGT-CCOO) hanno convocato per il 29 settembre un finto sciopero generale, in realtà non al fine di seppellire la riforma del lavoro, ma solo per prendere il polso all’insieme della classe operaia di fronte all’approfondirsi delle misure antiproletarie che si profilano. Lo svolgersi convenzionale dello sciopero, con il suo preavviso e i suoi servizi minimi contrattati in quasi tutti i settori, ha ancora una volta provocato fra i lavoratori l’impressione che con lo sciopero non si ottiene niente. Gli scontri dei picchetti con la polizia sono stati solo occasionali e non si sono generalizzati.

Lo scontento è però evidente. E il totale discredito di CCOO-UGT fra i lavoratori, che per questo motivo in maggioranza non hanno aderito allo sciopero. Sono questi sindacati di regime che quotidianamente si confermano volontarie cinghie di trasmissione degli interessi padronali in seno alla classe operaia. Ne sia un ultimo esempio l’accordo firmato con il padronato lo scorso febbraio che garantisce la pace sociale ed accetta salari miserabili nei contratti collettivi per i prossimi tre anni.

Ma, nonostante l’apatia e la rassegnazione dominanti, si succedono delle esplosioni che anticipano lotte future e future forme di organizzazione sindacale indipendente dal padronato e dallo Stato capitalista.

Lo sciopero spontaneo dei metallurgici indetto a Vigo, in Galizia, la settimana scorsa a seguito di un incidente mortale in un arsenale di nuovo ha lasciato da parte CCOO-UGT. Più di 2.000 lavoratori hanno abbandonato il posto di lavoro e manifestato per le strade di Vigo per denunciare il terrorismo padronale. CCOO e UGT avevano proposto uno sciopero parziale (sicuramente all’ora della mensa, come sono soliti) ma le loro proposte non sono state seguite. Nel ricordo recente dei lavoratori erano gli sforzi di CCOO-UGT per disarticolare la scorso sciopero dei metallurgici nella provincia di Pontevedra, sciopero che ha posto i metallurgici di questa regione alla testa del proletariato più combattivo.

Ugualmente è risultato esemplare ciò che è successo ai minatori del Leon, quando i bonzi delle CCOO-UGT sono stati espulsi dalla loro manifestazione al grido di traditori. La generalizzazione, il coordinamento e l’organizzazione di questi ed altri episodi similari darà il via al futuro vero sindacalismo di classe, strumento della lotta della classe operaia senza il quale si presenta disarmata al quotidiano combattimento per la sopravvivenza di fronte al capitale.

[tratto da www.international-communist-party.org]

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