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Turchia

I metalmeccanici turchi si ribellano alla povertà e al sindacato

di NURAN GÜLENÇ

Nel settore metalmeccanico, una delle locomotive del paese, all'interno delle grandi fabbriche del settore automobilistico, i lavoratori turchi hanno iniziato uno sciopero che ha attirato l'attenzione della stampa internazionale. La protesta, partita dalla fabbrica della Renault, ha rapidamente contagiato altre fabbriche del settore. Le due richieste dei lavoratori sono centrali nell'attuale panorama lavorativo turco: l'aumento dei salari e la fine del monopolio del Sindacato metalmeccanico turco (Türk Metal Sendikasi) in modo che i lavoratori possano scegliersi direttamente i loro rappresentanti. Il movimento di protesta si è propagato ad altre fabbriche nelle quali era presente il Türk Metal Sendikasi e al cui interno sono state presentate le prime dimissioni.

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Turchia: dilaga lo sciopero dei metalmeccanici per ottenere aumenti salariali

Uno sciopero senza precedenti interessa in questi giorni la Turchia. La mobilitazione è iniziata durante il turno di mezzanotte del 14 maggio negli stabilimenti Oyak Renault di Bursa, dove circa 5.000 lavoratori hanno interrotto la produzione. Già dal giorno successivo migliaia di metalmeccanici provenienti da altre fabbriche, tra cui Tofas (una joint venture del fondo militare turco Koç Holding e FIAT in cui lavorano 4500 dipendenti), Coskunöz, Mako, Ototrim e Türk Traktör, hanno scioperato a sostegno dei colleghi; i lavoratori della Ford di Kocaeli sono scesi in sciopero il 19.

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Turchia: scioperano operai Renault, si uniscono quelli di Fiat

Sciopero di grandi dimensioni in Turchia nel settore dell'auto. Nella notte tra il 14 e il 15 maggio circa cinquemila lavoratori della Oyak Renault, joint venture dell'azienda francese con il fondo turco Oyak, hanno manifestato chiedendo un miglioramento del loro trattamento salariale. Lo riporta l'Ansa citando siti locali. Oltre 1500 operai del turno di mezzanotte non hanno timbrato il cartellino, iniziando una protesta che è poi proseguita nel corso della giornata. Alla protesta si sono poi uniti per solidarietà anche gli operai della casa automobilistica Tofas, joint venture tra Fiat e il gruppo turco Koc, che hanno scioperato venerdì 15 maggio nella fabbrica di Bursa, nella Turchia occidentale.

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Turchia: il governo "sospende" per decreto lo sciopero dei metalmeccanici

DISK - sindacato metalmeccanici TurchiaAvevamo seguito la proclamazione dello sciopero dei metalmeccanici in Turchia pochi giorni fa. Ora arriva la sospensione da parte del governo.

Un atto di forza reso possibile dall'assetto legislativo del paese cui, non a caso, guardano con estremo favore i capitalisti ed i governi nostrani, ricordandoci, ancora una volta, che il paese che ha vissuto la rivolta del Gezi Park, la strage dei minatori di Soma, le dure lotte dei lavoratori del settore aereo, di quello delle telecomunicazioni, ecc., più che rappresentare un passato che ormai per noi è definitivamente alle spalle, costituisce un futuro possibile e, da qualcuno, addirittura agognato. La continua limitazione al diritto di sciopero cui assistiamo in Italia è un esempio tangibile.

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Metalmeccanici turchi in lotta

metalmeccanici turchi in scioperoE' cominciato ieri lo sciopero nel comparto metalmeccanico in Turchia. La mobilitazione è stata indetta dal DISK (Confederation of Progressive Trade Unions of Turkey), una delle maggiori unioni sindacali del paese, e in particolare dall'organizzazione di settore Birlesik Metal-Is, a seguito delle decisioni prese dalle assemblee di fabbrica. Le città coinvolte dallo sciopero sono Osmaniye, Hatay, Mersin, Konya, Kocaeli, Bursa, Izmir, Bilecik, Istanbul e Gebze. In tutto si bloccheranno 22 fabbriche per un totale di circa 20 mila operai, di cui 15 mila iscritti ad un sindacato.

La richiesta principale della piattaforma presentata da Birlesik Metal-Is riguarda il miglioramento salariale per i lavoratori meno pagati. In Turchia, nel settore metalmeccanico, c'è una grande differenza di salario fra operai che fanno lo stesso lavoro; il sindacato chiede di riequilibrare la disparità con un aumento generale per chi guadagna meno prima di procedere con altri incrementi retributivi.

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