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Turchia

Oggi la Turchia scende in sciopero contro la repressione. Scontri fino a tarda notte

attivisti sindacali a Istanbul bloccano una stradaGli scontri tra manifestanti e polizia in varie citta' turche sono stati accompagnati nella notte da oltre 500 fermi; e intanto oggi vari sindacati turchi si preparano a una giornata di scioperi, dichiarati illegali dal ministro dell'interno, contro la repressione. - "La nostra richiesta è che la violenza della polizia cessi immediatamente", ha detto alla France presse il portavoce di KESK, Baki Cinar. I sindacati rappresentano centinaia di migliaia di lavoratori e molto probabilmente lo sciopero avrà riprecussioni su scuole, ospedali e uffici pubblici in tutto il Paese.

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8-9 giugno Giorni di azione globale di solidarietà per #OCCUPYGEZI

turkish-encampment-gezi-or-taksim-qmarkAmici e amiche di tutte le città del mondo, vi invitiamo questo fine settimana a riunirvi e reclamare i vostri spazi pubblici, mostrando solidarietà per #OccupyGezi e le numerose manifestazioni in Turchia.

Quello che è iniziato come una piccola occupazione per proteggere Gezi Park, in Istanbul, è esplosa nei giorni seguenti diventando una protesta di massa e espandendosi in tutta la Turchia. L’uso indiscriminato e fuori misura della violenza da parte della polizia è stato un fattore che ha aiutato la diffusione della protesta. Così come Gezi Park cristalizza la lotta per difendere lo spazio pubblico, sequestrato dall’autoritarismo neoliberale, i gas al peperoncino con cui le forze dell’ordine hanno ricoperto Istanbul, sono una perfetta metafora della mancanza di aria di cui abbiamo bisogno per vivere.

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#OccupyGezi

turkish springLe proteste sono iniziate contro il piano del governo per trasformare un parco pubblico di Istanbul, il Gezi Park di Taksim, in un centro commerciale. La dura repressione che si è abbattuta sui manifestanti è stata la scintilla che ha fatto divampare l'incendio in tutta la Turchia. La rivolta si è diffusa ad altre città ed i social network sono diventati neuroni e sinapsi di un movimento che è uscito dai confini nazionali per assumere un respiro di portata mondiale.

Non a caso, all'indomani delle grandi manifestazioni di Istanbul e Ankara, il premier Erdogan ha definito le reti sociali "una minaccia per la società". I manifestanti non lasciano le piazze e vogliono un cambiamento reale ora. Si sono collegati spontaneamente alle piattaforme internet di Occupy Wall Street e degli Indignados ed hanno ricevuto solidarietà dai quattro angoli del pianeta.

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