chicago86

Primo Maggio 2017

Anche quest'anno in occasione dell'International Workers' Day milioni di lavoratori hanno manifestato ai quattro angoli del mondo. L'esercito mondiale dei senza riserve, di coloro che non hanno nulla da perdere all'infuori delle loro catene, va ingrossandosi e scende in piazza istintivamente contro il capitalismo, stanco di farsi rubare la vita.

Mobilitazioni importanti hanno interessato Indonesia, Filippine, Cile, Bangladesh, Brasile, e Stati Uniti, dove il movimento #Fightfor15 è sceso in piazza da costa a costa. In Turchia la polizia ha dovuto ricorrere ai gas lacrimogeni per disperdere un gruppo di alcune centinaia di manifestanti intenzionati a radunarsi in piazza Taksim, nella zona europea di Istanbul.

Anche in Europa gli scontri con le forze dell'ordine non sono mancati. I più significativi sono avvenuti a Parigi durante la manifestazione dei sindacati, quando la polizia ha tentato di dividere il corteo e la componente più battagliera ha cominciato a lanciare pietre e petardi contro gli sbirri che, armati fino ai denti, hanno risposto con lacrimogeni e cariche.

Anche in Italia il Primo Maggio è stata una giornata di mobilitazione. A Milano, da segnalare il corteo organizzato dai sindacati di base, che ha visto una discreta partecipazione dei lavoratori della logistica arrivati nel capoluogo meneghino con decine di pullman. A Torino una manifestazione assottigliata rispetto agli anni scorsi, anche a causa della pioggia battente, è stata contrassegnata da qualche "contatto" tra manifestanti e polizia, quando quest'ultima ha tagliato in due il corteo impedendo alla coda di entrare in piazza San Carlo dove i confederali tenevano il rituale - sempre più noioso e meno partecipato - comizio sindacale.

Tante le polemiche suscitate dalla violenza delle forze dell'ordine contro lo spezzone dell'opposizione sociale torinese. In un comunicato "Il sindacato è un'altra cosa Piemonte" ha sollecitato la difesa della democrazia e del "diritto" a contestare i bonzi; in città è stata inoltre organizzata un'assemblea pubblica per ribadire che il Primo Maggio è di tutti (quindi anche di borghesi, bonzi e polizia?), e che bisogna "difendere i nostri diritti democratici e sociali".

Inutile ricordare a questa brava gente che il Primo Maggio è una giornata di lotta e che non c'è da stupirsi se lo Stato marca presenza distribuendo gratuitamente qualche manganellata. I nostri compagni di classe a Chicago nel 1886 lottavano a testa alta contro il lavoro, non perdevano tempo a piagnucolare sulla democrazia calpestata, e preferivano la lotta contro l'esistente all'indignazione piccolo-borghese oggi in voga anche in ambienti extra-parlamentari.

Per fortuna che al di là del vecchio mondo della sinistra politica e sindacale, in avanzato stato di decomposizione, sono in corso interessanti processi di autorganizzazione. Come quello dei rider torinesi di Deliveroo, che il Primo Maggio hanno deciso di non rispondere agli ordini causando l'interruzione del servizio di consegna a domicilio:

"Primo Maggio 2017, per molti semplice giorno feriale, per altrettanti un giorno di lavoro come tanti altri. Lavoro sottopagato, celato sotto forme contrattuali che millantano autonomia e flessibilità, ma che in realtà altro non sono che subdole forme di sfruttamento alimentate da politiche liberiste parassitarie. Primo maggio in cui i cicloffattorini di Deliveroo Torino hanno deciso di non pedalare, nonostante le numerose sollecitazioni dell'azienda.
Deliveroo, multinazionale delle consegne di cibo a domicilio, promette un lavoro flessibile, un'opportunità di guadagno da gestire liberamente in base ai propri impegni.
In realtà tutto si risolve in un lavoro che impone numerosi rischi, ben poca flessibilità e spesso un numero risicatissimo di ore.
Contro una estrema precarietà spacciata per flessibilità. Contro turni che dipendono dalla sola discrezionalità di multinazionali che si rifiutano tenacemente e subdolamente di riconoscere maggiori diritti per i propri dipendenti. Contro ogni forma di sfruttamento. La lotta continua..."
(Pagina Facebook "Deliverance Project")

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