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Bologna, la rivolta dei facchini contro le coop: "Non hanno rispettato gli accordi"

facchiniQuasi mille i facchini che hanno partecipato oggi da tutt'Italia alla manifestazione di Bologna indetta dai Cobas per chiedere il reintegro di 51 lavoratori che operano per Granarolo e Cogefin "licenziati perchè scioperavano". I lavoratori, quasi tutti migranti, contestano il mancato rispetto dell'accordo firmato a luglio. L'accordo, firmato a luglio davanti al prefetto di Bologna e ai sindacati confederati Cgil, Cisl e Uil, e che aveva portato alla fine delle agitazioni, prevedeva la ricollocazione di 23 lavoratori entro il 31 ottobre scorso, e a un impegno concreto per altri 28. Sono passati sei mesi, ma solo 9 lavoratori sono stati reintegrati, la metà dei quali con un contratto di soli tre mesi. Degli altri non si è nemmeno discusso. "L'accordo non è stato rispettato, siamo stati presi in giro".

La vicenda dei 51 licenziati a maggio dalle cooperative Global Logic, Planet Log e Work Project, tutte della Sgb, che gestisce i magazzini della Granarolo, "per aver protestato contro un taglio in busta paga pari al 35% dello stipendio" è stata presa in mano da Si Cobas, Adl Cobas e Laboratorio Crash, che hanno chiamato alla mobilitazione centinaia di persone. Il corteo ha sfilato per Bologna al grido "Granarolo ladri" e "Legacoop, un gruppo di potere e spartizione di denaro".

Il corteo è partito dal cuore della città, piazza Maggiore, e passando per via Indipendenza ha raggiunto via Marconi, in tempo per lanciare banconote finte da 20 e da 50 euro contro la Cgil, "che a maggio aveva accettato senza discutere che ci decurtassero il 35% dalle nostre buste paga".
C'era chi è venuto da Milano perché "le cooperative sono come gli scafisti, non ci sono diritti ma solo obblighi e minacce", e chi da Cesena, "dove un lavoratore della Artoni è stato licenziato per aver protestato contro le condizioni in cui siamo costretti a lavorare – racconta Nadim, facchino e tesserato Cobas – e per la mancanza di un contratto nazionale che regolamenti la categoria". "Da nord a sud – spiega chi è partito in pullman per raggiungere Bologna – la logistica in Italia è così: turni massacranti, nessun diritto, né malattia, né permessi, e stipendi magrissimi. Dobbiamo essere uniti per cercare di cambiare le cose, separati saremo solo sconfitti".

"La logistica è l'esatto paradigma del lavoro migrante: disumanizzato – sottolinea il leader del Sì Cobas, Aldo Milani – bene, noi non ci fermeremo finché tutti i lavoratori non saranno reintegrati".

[tratto da www.controlacrisi.org]

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