chicago86

Scioperare al tempo del Coronavirus

Da pochi giorni tutto il territorio nazionale è diventato "zona protetta". Le misure emanate dal governo impongono ai cittadini di rimanere a casa, e musei, teatri, cinema, palestre, piscine, ecc. sono stati chiusi. Ma fabbriche e attività commerciali rimangono aperte mettendo a rischio la salute dei lavoratori.

Significativo il comunicato congiunto firmato in data 27.02.2020 da Abi, Coldiretti, Confagricoltura, Confapi, Confindustria, Alleanza delle cooperative, Rete Imprese Italia (Casartigiani, CNA, Confartigianato, Confcommercio e Confesercenti), Cgil, Cisl, Uil, in cui si chiede una "rapida normalizzazione, consentendo di riavviare tutte le attività ora bloccate e mettere in condizione le imprese e i lavoratori di tutti i territori di lavorare in modo proficuo e sicuro a beneficio del Paese, evitando di diffondere sui mezzi di informazione una immagine e una percezione, soprattutto nei confronti dei partner internazionali, che rischia di danneggiare durevolmente il nostro Made in Italy e il turismo".

Incuranti degli allarmi lanciati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, confederali e imprenditori si sono sbracciati fino all'ultimo per tenere aperte tutte le aziende, fregandosene della salute dei lavoratori e di quella della società. Niente di cui stupirsi: avendo come faro la salvaguardia dell'economia nazionale mettono in secondo piano tutto il resto. Quando poi hanno cominciato a capire che l'epidemia da Covid-19 è una cosa seria, che i contagi aumentano e gli ospedali sono praticamente al collasso, che l'unico modo per limitarne la diffusione è il "distanziamento sociale", Cgil-Cisl-Uil hanno scritto alle associazioni datoriali, e per conoscenza anche al governo, per concordare una riduzione dell'attività produttiva:

"Le misure sin qui messe in campo non sono sufficienti; se milioni di persone continuano a doversi muovere nei nostri territori per andare a lavorare, se viaggiano a stretta vicinanza sui mezzi pubblici, se lavorano fianco a fianco nelle fabbriche, negli uffici, nelle aziende di servizi, le probabilità di contagio restano altissime."

E ancora:

"Lavorare in sicurezza – scrivono i bonzi sindacali - è la condizione necessaria per rilanciare la nostra economia e difendere l'occupazione."

Difesa del posto di lavoro! Il luogo comune più deleterio per gli operai, condannati così ad una castrante assuefazione all'esistente. Un proletario non corrotto da decenni di opportunismo sindacale si rifiuterebbe di andare a lavorare in queste condizioni (mettendo in pericolo la propria salute, quella dei compagni di lavoro e dei famigliari) e spingerebbe per rivendicare il salario per i disoccupati.

Da parte sua, Confindustria "esprime preoccupazione per la richiesta della Regione Lombardia di esasperare le misure di contenimento del contagio fino a prevedere il fermo totale delle fabbriche e dei trasporti". Per gli industriali, "il giusto e necessario proposito di fronteggiare l'emergenza sanitaria non può e non deve aggravare l'emergenza economica che sta già piegando l'intero sistema produttivo del Paese."

Se i cittadini non devono uscire dal proprio comune e devono evitare assembramenti (comprese manifestazioni, cortei e assemblee), i lavoratori devono però continuare a lavorare fianco a fianco, e il più delle volte senza i dispositivi di protezione individuale, come se nulla fosse. Anche i sindacatini-fotocopia, come ad esempio il SI Cobas, chiedono un incontro a breve al governo per approntare le "necessarie misure di tutela della nostra incolumità e del nostro salario valide per tutte le aziende", quando invece l'unica risposta all'altezza della situazione è lo sciopero, qui e ora, senza preavviso e limiti di tempo, come hanno fatto gli operai FCA di Pomigliano, che ieri hanno incrociato le braccia, e così facendo hanno accelerato le decisione di FCA di chiudere alcuni impianti italiani. Scrive oggi l'Ansa che si fermeranno le fabbriche di Pomigliano da oggi fino al 16 marzo, Melfi e la Sevel giovedì, venerdì e sabato, Cassino giovedì e venerdì.

Anche nella logistica si stanno verificando scioperi improvvisi, come quello dei lavoratori Bartolini di Caorso (PC), che ieri si sono rifiutati di lavorare perché sprovvisti dei più elementari dispositivi di sicurezza per tutelarsi dal contagio. Scioperi anche all'Ikea di Piacenza, alla XPO di Pontenure, alla GLS di Campi Bisenzio, all'hub SDA di Bologna e in altri magazzini.

Oggi più che mai i lavoratori devono contare solo sulle proprie forze, su quelle della propria classe, e questo vale soprattutto per i tanti precari (co.co.co, partite Iva, rider, ecc.) che non hanno nessuna garanzia di continuità del reddito e si ritrovano disoccupati. La difesa degli interessi dei salariati e delle condizioni di lavoro e di vita non è una questione di forme ma di forza, e la forza dipende anche da come ci si schiera in campo obbligando qualsiasi sindacato ad adeguarsi.

Share |
e-max.it: your social media marketing partner
You are here: Lotte in corso Italia Generale Scioperare al tempo del Coronavirus

News lotte in corso

News dal ventre della balena

News feedback