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Presidio e corteo dei lavoratori di #Foodora nel centro di Torino

Ieri pomeriggio, incuriositi dall'appello rivolto a "tutti i lavoratori che pagano il prezzo della precarietà sulla loro pelle, nelle proprie vite", siamo andati al presidio dei rider di Foodora nel centro di Torino, in Piazza Castello. Siamo arrivati verso le 16.00 e pian piano abbiamo visto crescere il sit-in: i ragazzi in bicicletta con le magliette rosa e le bandiere "Foodora Et labora" si son fatti sempre più numerosi ed è spuntata la telecamera del Tg3. Nel frattempo abbiamo avuto modo di parlare con qualche lavoratore e di farci raccontare com'è iniziata la vertenza e quali sono gli obiettivi della lotta.

I rider hanno ribadito i punti scritti nei volantini distribuiti in piazza e diffusi dalla pagina Facebook "Deliverance Project": "Protestiamo contro la proposta indecente avanzata dai dirigenti di Foodora Global da 2,70 euro netti a consegna a 3,70 euro, senza riformulare minimamente le condizioni di un contratto fraudolento: pagamento a cottimo; formula co.co.co. illegale; niente malattia, ferie e straordinari; nessun credito per le manutenzioni; punizioni e provvedimenti disciplinari; nessuna tutela dell'orario".

Ciò che più ci ha colpito è stata la consapevolezza diffusa che solo allargando la lotta ad altre città, categorie e settori, è possibile vincere. I rider di Foodora, come i molti altri precari sparpagliati, non garantiti e sottopagati, possono ottenere qualcosa solo collegandosi ad altre realtà e facendo rete, cosa che in parte sta già succedendo.

Dopo un'ora e mezza il presidio si è trasformato in un piccolo corteo, guidato dai fattorini di Foodora armati di striscioni e megafoni e diretto al TAG, uno spazio di CoWorking che affitta ai dirigenti della start up tedesca una postazione di lavoro. Durante la camminata/pedalata lungo via Garibaldi, una delle principali strade di Torino, lavoratori e solidali hanno scandito slogan contro il cottimo, i salari da fame e la moderna schiavitù: "La direzione non ci spaventa, due euro all'ora è un'indecenza… Sciopero, sciopero, sciopero Foodora, noi facciamo sciopero Foodora… oggi Foodora non lavora!". Molti i passanti che leggevano con interesse i volantini e domandavano informazioni.

Il corteo si è concluso nel tardo pomeriggio in via Carlo Allioni, dove sono stati attaccati manifesti e striscioni sulle saracinesche del TAG e si è tenuta un'ultima "megafonata" per fare il punto della situazione e rilanciare le prossime iniziative.

Le lotte dei fattorini di Deliveroo e UberEATS in Inghilterra, e adesso quella di Foodora in Italia, hanno alzato il velo sul sistema di sfruttamento che le startup di consegna del cibo a domicilio impongono ai loro "collaboratori". Anche nel luccicante mondo della "new economy" comincia quindi ad affacciarsi lo spettro della lotta di classe.

Non possiamo che essere solidali con questi lavoratori, questa lotta è la punta dell'iceberg di un mondo di super-sfruttamento sommerso che a breve potrebbe emergere.

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