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Report della critical mass rider a Torino

Con la CRITICAL MASS RIDER di venerdì 26 Ottobre un gruppo di lavoratori e lavoratrici si è organizzato insieme ad amici e solidali in bicicletta ed ha protestato contro le condizioni di sfruttamento che gravano sui fattorini del food delivery durante una giornata di mobilitazione generale. La scelta dei lavoratori di Torino di lottare non è un caso isolato, ma accomuna i e le rider in molte parti d'Europa, che insieme si stanno organizzando per portare avanti le proprie rivendicazioni: dai rider di Deliveroo parigini che si sono mobilitati in modo continuativo negli scorsi 15 giorni, quelli di Ubereats a Londra, i e le glovers di Malaga e molti altri.

In Italia negli ultimi due anni sono state tante le iniziative e le proteste contro il food delivery e persino il Governo sembrava essersi schierato. Matteo Salvini: "Do il mio totale sostegno a Di Maio che ha detto alle multinazionali che devono smettere di trattare lavoratori e lavoratrici come numeri da consumare". 18 giugno 2018 (dal sito del fatto quotidiano). In realta la "questione rider" è stata utilizzata dal Ministro Luigi Di Maio solo come passerella elettorale e la promessa iniziale di riconoscere TUTELE PIENE si è trasformata in una serie di tavoli di contrattazione con le aziende. Nel frattempo le condizioni di lavoro sono peggiorate, le paghe si sono abbassate ed è aumentata la competizione tra le aziende giocata sulle spalle di lavoratrici e lavoratori.

Alla partecipazione all'ennesimo tavolo di contrattazione abbiamo preferito mobilitarci e organizzare la settimana scorsa un'incursione negli uffici dell'assessorato del lavoro di Torino, dell'avvocato Alberto Sacco, esponente del Movimento 5 Stelle. L'assessore davanti alle responsabilità del suo partito e del governo rispetto ai continui infortuni e alle garanzie inesistenti non ha saputo far altro che annaspare inventando scuse. In brevissimo tempo però grazie alla scossa data dall'iniziativa il passaparola istituzionale si è attivato e ha fatto si che venissimo contattati dalla portavoce del governo che ha millantato soluzioni entro fine mese. Anche stavolta si tratterebbe però di un incontro necessario a ripulire l'immagine mediatica del ministro Di Maio che prima incontrerà le aziende a porte chiuse e solo dopo, a cose fatte, aprirà le porte ai ciclofattorini.

La risposta a questo ennesimo temporeggiamento è arrivata con una mobilitazione come quella di venerdì.

In sella alle nostre bici abbiamo attraversato la citta, prima passando davanti alla sede di Glovo, dove la protesta si è concentrata contro l'assenza di tutele e le condizioni di lavoro da fine '800 (cottimo, assenza coperture assicurative, ranking), poi davanti all'Ispettorato del lavoro da troppo tempo indifferente rispetto alle condizioni di lavoro applicate in questo e in molti altri settori, ma soprattutto manifestando fianco a fianco, vincendo ancora una volta insieme l'isolamento e il senso di spossessamento di cui ci vorrebbero succubi le aziende, dando prova di una forza palpabile, capace di far sentire la propria voce e prendersi i propri spazi a dispetto di una presenza della polizia parecchio ingombrante e nervosa. Con i suoi tentativi di incursione dentro al corteo ciclistico (tramite maldestre e potenzialmente rischiose manovre in moto) e la "blindatura" con uomini in assetto antisommossa degli uffici di Foodora e del MacDonald in piazza castello (una di quelle scene che da sole fanno capire molto di questo mondo) la questura sembra proprio aver speso molte energie per "gestire" la situazione.

Nulla di che stupirsi: legittimando da anni forme contrattuali e riforme che hanno smantellato pezzo per pezzo i diritti di lavoratori e lavoratrici e promuovendo un clima repressivo e securitario, fomentato dal recente Decreto Salvini, lo Stato prende in modo chiaro una parte per diventare complice di chi sfrutta e carnefice di chi non si rassegna.

Con questa consapevolezza ieri siamo scesi in strada e sicuramente ci ritorneremo.

"Ma quale decreto? Ma quale dignità?
La lotta è per le strade e non si fermerà!"

[tratto da www.facebook.com/DeliveranceProject]

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