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Torino: la lotta è nelle strade e non si fermerà

Nella città più cassaintegrata del paese e tra le più povere del Nord Italia, i confederali hanno aperto la "Vertenza Torino", organizzando una processione-sfilata per il prossimo 13 dicembre. I sindacati denunciano la perdita di quasi diecimila posti di lavoro dal 2008 al 2018 e dichiarano che le situazioni di crisi in corso coinvolgono circa 4 mila lavoratori (i settori in difficoltà vanno dall'industria all'edilizia, dalla grande distribuzione al terziario, dalla sanità alla pubblica amministrazione, con i casi Fca, Embraco, Lear, Manital e Auchan).

Dal canto suo, anche Intesa San Paolo dice di voler contribuire al contrasto della povertà e perciò ha organizzato un pranzo per trecento persone e famiglie in situazioni difficili presso la sede torinese della banca nel grattacielo di Renzo Piano.

Oltre alle processioni sindacali, in cui si innalzano preghiere al dio lavoro, e alla filantropia natalizia dei banchieri, a Torino c'è chi alza la testa e si organizza dal basso per difendere le proprie condizioni di vita, in verticale peggioramento. A tal proposito, pubblichiamo due comunicati recuperati in Rete: uno di Deliverance Project riguardante la situazione dei rider di Deliveroo, e l'altro dei lavoratori di Domino's Pizza, che sabato scorso sono scesi in sciopero perché rischiano il licenziamento. Due storie simili, uguali a molte altre, che dimostrano come la precarietà e il supersfruttamento siano le condizioni normali che oggi vivono i lavoratori, soprattutto quelli inseriti nell'economia dei lavoretti (gig-economy). In questa situazione, le discussioni sull'adesione a certe organizzazioni sindacali piuttosto che ad altre non hanno alcun senso, e pure l'organizzazione per posti di lavoro e per mestieri dato che non ci sono più posti di lavoro e mestieri.

Che sia dunque arrivato il momento di pensare ad un'organizzazione territoriale che abbracci tutti i lavoratori indipendentemente dal tipo di contratto e di mestiere, dall'essere occupati o meno? Noi pensiamo di sì, convinti che l'emancipazione dei lavoratori sarà opera dei lavoratori stessi.

 

A Deliveroo Story - Ma quale decreto ma quale dignità… (1 dicembre 2019)

Nonostante i continui proclami e la propaganda sul decreto che ci avrebbe dovuto restituire i diritti e porre fine allo sfruttamento scellerato delle nostre aziende, questa pantomima continua a produrre effetti negativi.

Come? Andando ad uniformare i compensi per consegna alle peggiori piattaforme del food delivery, ovvero a quelli stabiliti da Glovo e Uber Eats. D'altronde che cosa potevamo aspettarci dopo che le aziende hanno creato un'associazione, Assodelivery, in difesa dei loro interessi (poverini, gli stipendi che prendono sul sudore e il sangue di migliaia di lavoratori non sono abbastanza), e che ha l'evidente obiettivo di equiparare le condizioni in tutte le aziende e spartirsi il mercato.

Ciò che diviene man mano sempre più evidente a noi lavoratori di Deliveroo è che, in maniera sempre più subdola, ci stanno strappando pezzi di stipendio. Il contratto prevede un pagamento chiamato "Dynamic fee", cioè "dinamico", calcolato di volta in volta sulla base di parametri e algoritmi imperscrutabili e fuori da ogni tipo di verifica e controllo da parte dei rider. Il compenso per la singola consegna viene quindi continuamente modificato… al ribasso, ovviamente.

Di fatto l'unico parametro che ci veniva fornito era il compenso minimo, con cui potevamo provare a prevedere il compenso per ogni consegna (nonostante fosse poco indicativo, quantomeno stabiliva un minimo al di sotto di cui non si poteva andare). Ma a partire da maggio dalle nostre app è scomparsa anche questa vaga indicazione. Probabilmente i padroni si sono accorti che, alla fin fine, è più facile non mettere freni allo sfruttamento, rendendo così del tutto arbitrari i pagamenti. In fondo potevamo aspettarcelo: al peggio non c'è limite. Oggi quindi, ogni volta che il simpatico canguretto verde (o teal, come dicono loro…) ci manda a ritirare da qualche parte, è impossibile supporre o immaginare quanto avremo guadagnato a fine serata.

Quindi nel pratico cosa sta succedendo? Che il compenso minimo è passato da 4,50 € a 4,30€ a 4,15€, a 4€ (tutto lordo), e poi è scomparso dall'app. Ad oggi, anche se non ne abbiamo la conferma perché non è scritto da nessuna parte, dovrebbe essere di 3,85 € (sempre lordo), che già di per se fa schifo, ma ne nasconde ancora più: se 65 centesimi possono sembrare un cambiamento irrisorio (nonostante non lo sia affatto perché su 1000 consegne si traducono in 650€ in meno) sulle medie e lunghe consegne si sono tradotte in 2€/ 2,5€ anche 3€ in meno. Infatti, se per una consegna di 5 km circa un anno fa non si veniva pagati meno di 8€ (anche qua lordi: netti sono 6,4€), adesso ci viene pagata 5,5/ 6€; se per una di 8 km, che verosimilmente ti porta via almeno 45 minuti, si veniva pagati anche 11€, al momento è impensabile ricevere una consegna che ci venga pagata più di 10€ nonostante siano molto più lunghe! In tutto ciò le zone non fanno che ingrandirsi e, con esse, anche le distanze, e quindi il numero di km che ci obbligano a macinare per tornare a casa con qualche soldo in tasca (ovviamente senza alcun tipo di tutela).

Come se non bastasse è molto probabile che a fine anno Deliveroo deciderà di eliminare il minimo orario garantito di 7,5€ (lordo), a cui comunque si può accedere solo se non si rifiuta nessuna consegna, motivo per cui spesso e volentieri arrivano ordini lontanissimi a due minuti dalla fine del turno. Da gennaio saremo presumibilmente lasciati con il pagamento unicamente a cottimo, che non solo precarizza le nostre vite in maniera inverosimile dato che è impossibile prevedere quanto si guadagnerà quel mese, ma è anche pericoloso: ci obbliga a correre per le strade delle nostre città, sempre più veloce e prestando sempre meno attenzione ai rischi.

Per l'ennesima volta ci è stata data la conferma che non esistono aziende buone, che alla fine anche quelle più ricche non perdono mai l'occasione di fotterci, che i politici son buoni solo a parlare e quando dopo anni "fanno", non perdono occasione anch'essi per fare schifo.

Non ci resta che scendere in strada a prenderci ciò che ci spetta.
…LA LOTTA È NELLE STRADE E NON SI FERMERÀ

[tratto da Deliverance Project]

 

Sciopero a Domino's Pizza (1 dicembre 2019)

Ieri sera lavoratori e solidali durante lo sciopero di Domino's Pizza a Torino, dopo aver raggiunto il responsabile dei negozi di Torino chiedevano un incontro per capire il proprio futuro e prenderne parte in questo passaggio di vendita aziendale.

Alla richiesta di un incontro con l'azienda, il responsabile non è stato disposto a chiamare chi di dovere, continuando a richiedere una comunicazione mail. Peccato che in tutta la nostra esperienza lavorativa e di agitazione, sappiamo benissimo che la risposta a queste non è immediata e neanche certa. Ciò è ancora di più inaccettabile considerando che la cessione dell'azienda avverrà questa settimana da quel che sappiamo, e che solo ieri sera ci è stato comunicato che i contratti in scadenza dal 1 dicembre alla vendita non saranno rinnovati.

Tutto ciò avviene con la complicità di un sindacato che ha sempre parlato solo con l'azienda e mai con i lavoratori, ai quali non è dato sapere nemmeno di quale sigla si tratti.

Di certo in questo passaggio sono le stesse condizioni di precarietà e insicurezza.

Mentre i lavoratori continuano a chiedere un incontro, la polizia si intromette e costringe l'area manager a uscire dal negozio. L'azienda continua a non voler parlare con i lavoratori, e pur di evitare un confronto preferisce far scortare dalla polizia i suoi responsabili di area.

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EFFETTO DOMINO's!

[tratto da Effetto Domino's]

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