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MAK Costruzioni. Un successo costruito a danno dei lavoratori

Riceviamo e pubblichiamo:

MAK Costruzioni è una ditta edile trentina "di successo", attiva dal 2004, con numerose committenze da parte degli enti pubblici provinciali: ospedali, scuole, case dell'ITEA (l'ente provinciale per l'edilizia popolare).

Dai giornali è possibile sapere anche che la MAK era assieme alla Pizzarotti di Parma in una delle cordate che si erano proposte per l'appalto della Manifattura Tabacchi di Rovereto (appalto da 44 milioni di euro).

Quale sia la formula del successo della MAK costruzioni è presto detto: retribuzione a cottimo dei lavori e caporalato, con la maggior parte dei contratti della durata di un mese, che rendono i lavoratori estremamente ricattabili.

In un lettera anonima di denuncia di qualche mese fa si parlava di condizioni lavorativi sui cantieri simili agli "anni '30 in America" e si affermava che "è infatti noto nell'ambiente delle costruzioni che MAK Costruzioni fa un uso indiscriminato del cottimismo e del caporalato con subappalti ea condizioni feroci per poter far fronte ai prezzi degli appalti che ha rilevato a condizioni antieconomiche […]".

Proprio all'interno di questa logica a quattro lavoratori ex-Adige Bitumi (una ditta assorbita dalla MAK), neoassunti in MAK con mansioni specializzate, è stato ridimensionato lo stipendio e la qualifica.

Di fronte alla loro opposizione a vedersi tagliati retribuzioni e status, l'azienda guidata dai fratelli Pellegrini ha iniziato una serie di rappresaglie sul posto di lavoro: avviso del turno di lavoro tramite sms il giorno prima, ma soprattutto esclusione dei quattro dal furgone aziendale che porta i dipendenti in cantiere, obbligandoli a percorre con propri mezzi anche 120 kilometri al giorno per recarsi sul luogo di lavoro (e quindi senza rimborso spese).

Le vessazioni sono cresciute dopo che i quattro, assieme a diversi solidali, si sono presentati il 30 ottobre ai cancelli della ditta organizzando un picchetto di protesta per il vergognoso trattamento ricevuto dalla ditta.

Uno dei lavoratori è stato infatti licenziato, mentre gli altri hanno ricevuto diversi provvedimenti disciplinari con accuse fantasiose e anche autentici tranelli orchestrati dall'azienda, che li chiamava a lavorare, li mandava a casa con un ordine non scritto dicendo che la loro giornata era conclusa e poi li sanzionava per assenteismo dal luogo di lavoro.

Il 22 gennaio gli stessi lavoratori sono tornati con un più folto gruppo di solidali ottenendo un colloquio con la dirigenza di MAK, che si è sempre rifiutata di parlare con loro, apostrofandoli anzi come "i quattro cammelli" (indicando con un'espressione razzista l'origine nordafricana dei lavoratori in questione).

Mentre era in corso il colloquio, ed erano già arrivate le forze dell'ordine chiamate dalla ditta, ha fatto la sua comparsa addirittura un plotone della celere di Padova (già presente a Trento per lo sgombero di Nave Assillo Occupata, avvenuto pochi giorni prima).

La Questura, la polizia politica (DIGOS) accorsa alla sede della MAK, hanno dunque coscientemente scelto di far arrivare l'antisommossa e prospettare un intervento violento contro un gruppo di lavoratori e di solidali che stava conducendo una trattativa per una vertenza in un posto di lavoro.

Non è qualcosa di inedito, visti i tanti episodi di cariche contro i picchetti dei lavoratori in lotta nel settore logistico (sia in Trentino, con il caso della Martinelli qualche hanno fa, sia altrove, con i recenti episodi della Bormioli di Fidenza e del Penny Market di Desenzano del Garda), né un fatto slegato dal contesto cittadino, viste le cariche contro chi manifestava contro la fiaccolata della Lega Nord a Trento, il 16 gennaio, e l'imponente schieramento di polizia per lo sgombero dello stabile ITEA occupato nel quartiere di San Pio X, il 19 dello stesso mese.

Ma è qualcosa di ancor più sproporzionato e gratuito, dato il tenore dell'iniziativa.

Non c'è solo la Questura però al fianco dei padroni della MAK, anche i sindacati confederali, pur senza una base all'interno dell'azienda, sono intervenuti a sostegno della ditta di Lavis, firmando un accordo sindacale in data 2 dicembre 2015 che riduce le possibilità di organizzare assemblea sui cantieri e di fatto sancisce una situazione in cui l'azienda riconosce solamente i sindacati confederali, mentre rifiuta di trattare con l'Unione Sindacale di Base, a cui sono iscritti i quattro lavoratori in lotta.

Per dirla con le parole nero su bianco nel documento: "è altresì volontà delle Parti proseguire i proficui rapporti in essere […] anche al fine di prevenire l'insorgere di potenziali vertenze di carattere lavoristico, fatte salve le rispettive prerogative di legge e contrattuali"

Non è dato sapere se e come cambierà l'atteggiamento padronale nei confronti dei quattro lavoratori, ma in ogni caso occorre essere vicini ai lavoratori MAK, perché il trattamento che ricevono non è qualcosa di marginale, ma riguarda il cuore di un sistema di potere e relazioni politico-economiche che governa il Trentino.

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